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Se Grom apre un nuovo punto vendita, certo non ci strappiamo i capelli per la novità. Ma la notizia che la catena di gelaterie partita da Torino e diffusa ormai ai quattro angoli del mondo, chiude una gelateria, rischia di mandarci di traverso la colazione: figurarsi poi se il fattaccio avviene sulla Broadway a New York.

Il 25 novembre, senza spiegazioni ufficiali, ha ufficialmente chiuso la gelateria Grom nell’Upper West Side. Da tempo però, i forum degli appassionati protestavano contro il costo leccessivo del gelato (5 dollari una pallina, 10 tre) e le porzioni “chintzy”, misere. A Martinetti e ai suoi restano due gelaterie nella Grande Mela, una in Bleecker Street e il chiosco mobile di Central Park.
[Serious Eats New York]

commenti (10)

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  1. Ormai i concorrenti sul prodotto ‘gelato fatto non con le polverine, ma con ingredienti freschi’ sono tanti. Qui a Torino, dove è stato aperto il primo punto vendita di Grom, esistono ormai alternative, a gusto mio, qualitativamente migliori.

  2. il mondo cambia velocemente e grom deve stare attento perchè, così come in pochi anni è diventato miliardario, potrebbe anche tracollare brevemente.
    i rischi ci sono perchè grom ha sfruttato il fatto di essere il primo a reinventare il gelato sponsorizzando il gelato come una volta, il gelato artigianale, le materie prime di qualità, la lista ingredienti esposta ovunque, ecc…ecc….e ci ha costruito un impero (questo è stato il suo grande merito, arrivarci per primo).
    ora, com’era del resto ipotizzabile, la concorrenza non è stata a guardare e stanno diventando tanti quelli che fanno le stesse cose di grom.
    tenendo conto che il gelato di grom non è perfetto, ossia non è cremoso come la maggior parte della gente vuole, e tenendo conto che costa caro, diciamo che deve stare molto attento a non fare nessun passo falso altrimenti ciao ciao grom……..

    1. Mi spiace contraddirti ,non è una questione di qualità ma bensi di conti che nel nostro lavoro non tornano ,Grom ha cercato di sfondare quel trend innescato negli anni da colleghi che han regalato il nostro prodotto ,ma purtroppo i costi sono troppo elevati e non reggeranno mai quelli aziendali .lui l’ha capito ,il resto dei colleghi vive ancora sopra il pero ,svegliaaaaa gelatajiiiiiii dell’u.s.l

    1. Avatar razmataz ha detto:

      luca, stavo per scrivere : 5 dollari una pallina e mecoj***

  3. Condivido tutte le cose fin qui dette.C’erano già ,al nascere di questo faraonico progetto dei limiti.Quando la gente,esce dalle nebbie di una “strategia di marketing”
    raffinatissima,allora questi limiti si vedono.

  4. Sono stato nel loro negozio di NYC (gelato identico a quello venduto qui in Italia), i prezzi in realtà erano in linea con i prezzi di NYC, città anomala che non raprresenta l’America. A mio parere potevano comunque abbassarli per divenire concorrenziali, ultimamente la fila si trovava alla Chinatown Ice Factory e nelle catene Haagen Daz ad esempio, da Grom meno. Se si seguissero certi indicatori seguendo il mercato anche variando i prezzi sarebbe meglio. Meno studi più concretezza! E lo dico io che adoro Grom!

    1. Il problema di Grom all’estero, rispetto ai marchi piu’ diffusi come Haagen Daz, Movempick e Ben&Jerry, e’ che non ha una linea di vaschette da supermercato. Le altre catene fidelizzano di piu’ il cliente, in questo modo. Inoltre Grom manteca in negozio, mentre agli altri arrivano le vasche gia’ pronte: questa e’ una spesa aggiuntiva che potrebbe essere un ostacolo qualora volessero giocarsela sui prezzi.