Ancora guai per Gordon Ramsay: il fisco, Morrisey, Peta e il foie gras

Non è un buon periodo per Gordon Ramsay. C’è la grana della frode fiscale da risolvere, il risarcimento dato a Patrick “Moz” Morrissey, ex leader degli Smiths, per l’utilizzo senza autorizzazione del brano “Please, please, please let me get what I want” negli spot dello show natalizio. Adesso arriva anche la battaglia che la PETA ha […]

Non è un buon periodo per Gordon Ramsay.

C’è la grana della frode fiscale da risolvere, il risarcimento dato a Patrick “Moz” Morrissey, ex leader degli Smiths, per l’utilizzo senza autorizzazione del brano “Please, please, please let me get what I want” negli spot dello show natalizio.

Adesso arriva anche la battaglia che la PETA ha deciso di intraprendere per l’uso sfrenato, pare, nei suoi ristoranti, di foie gras.

Il foie gras altro non è che il fegato di un’oca o di un’anatra nutrita con una alimentazione ipercalorica, che conduce all’accumulo di grasso. Come si ottiene che un’oca si nutra in quel modo? In generale, ingozzandola di mangime tramite un tubo conficcato in gola per un periodo tra i 9 e i 21 giorni.

Per sensibilizzare Ramsay sulle brutture del procedimento, detto gavage, PETA, la più famosa associazione animalista americana, aveva avviato una campagna di raccolta firme sul proprio sito. Poi ha deciso di passare all’azione. Per oggi alle 18, 30 -ora locale- è previsto un sit-in di protesta davanti al ristorante newyorkse del celebre chef.

La PETA non è nuova ad azioni contro Ramsay. Nel 2007, per protestare contro la presenza della carne di cavallo sul menu, aveva scaricato davanti al Claridge un bel carico di letame, costringendo l’ex ristorante di Ramsay a chiudere per una giornata intera.

Chissà cosa succederà oggi.
[International Business Time]

Gordon Ramsay