di Massimo Bernardi 23 Marzo 2010

Qualcuno per favore mi spiega, prima che impazzisca, perché il 50% di quello che vedoleggosento è uno stimolo a ingrassare, e il restante 50% a dimagrire. Esempio. “Rispetterò una dieta sana e equilibrata”, prometteva Eataly a inizio 2010. Buoni propositi dimenticati, a giudicare dall’immagine, e siamo solo a Pasqua. Dice: ma Eataly è “il più grande mercato enogastronomico del mondo” mica una onlus. Scusa, ti ho chiesto io di dirmi della dieta equilibrata? Qui però, il problema è un altro. Eataly ci aveva promesso le chiavi del paradiso con tanto di slogan, ricordate gastrofanatici? “Gestire il limite, piccole quantità, grande qualità, prezzo sostenibile”. Ecco, leggendo il prezzo di colombe e uova al cioccolato, il primo aggettivo cui penso non è esattamente “sostenibile”. In definitiva, come la mettiamo con Eataly? C’era una volta il paradiso del gurmé che per un battito di ciglia è stato il nostro supermercato preferito, avanti-il-prossimo-please?