di Leonardo Romanelli 11 Maggio 2011

Lo fece anche Gualtiero Marchesi, bisogna ricordarlo: al massimo della fama firmò una linea di piatti surgelati della SURGELA, quando era ormai una sorta di stilista: metteva la firma sul rosolio, sul cordiale, sul caffè; insomma bastava il suo nome per nobilitare un prodotto senza che questo inficiasse la sua immagine. Ma non funzionò, sembrava quasi che la sua firma fosse ottenuta “obtorto collo”, come testimonial non rappresentava il consumatore medio, tropo dislivello tra l’immaginario della casalinga che compra al supermercato e il Divino. Gianfranco Vissani è quasi unicamente un personaggio della Tv, ormai, il ristorante-show room di Baschi è un’ammiraglia che funziona egregiamente senza di lui, grazie a tutte le formule inventate dal figlio Luca. Facile capire che possa cedere all’irresistibile fascino del surgelato, ‘sta volta in collaborazione con Surgital.

“I Carbonari, Gli Amatriciani e I Caciopepe, le neonate ‘Divine Creazioni’ firmate Gianfranco Vissani, rovesciano il concetto di pasta ripiena, con un’idea tanto semplice quanto geniale: il sugo si fa ripieno e il gusto esplode. Una sfoglia molto sottile, capace di contenere un ripieno sorprendentemente liquido, che una volta nel palato, provoca… bla bla bla. Un pezzo diverso dall’altro, come vuole la pasta artigianale e nel cuore la grande tradizione dei sughi italiani.”

Si scrive pure che c’è voluto un anno di esprimenti per arrivarci, che la pasta è fatta con 8 uova per chilogrammo e che si usano formaggi DOP. Basterà a mantenere salda l’immagine del Gianfranco nazionale?

Lo chef Alessandro Borghese, giovane e belloccio, fu duramente criticato per aver messo la faccia su i 4 salti in padella.

McDonald’s lo prendiamo giustamente a randellate quanto tenta di impadronirsi della tradizione nazionale, vedi il recente panino Cicociaria.

E Vissani che firma i gioielli della cucina romana congelati?