di Adriano Aiello 26 Aprile 2012

L’altro giorno mi sono imbattuto nell’esaltante intercettazione di Nicole Minetti che indottrina la sua amica – con due lauree – Melania Tumini, sul come comportarsi all’elegante (?) cena berlusconiana, dei bei tempi che furono (o sono?) ed è stato davvero istruttivo.

 Lo è stato perché mi sono applicato e ho scoperto due cose. La prima che la celebre cena tricolore imbastita dal Boss of the Boss detto anche Love of my life Mr. Berlusconi ha varie interpretazioni. Tutte mediamente prescindibili. Non solo mozzarella olive e pomodori come raccontammo qui ma anche l’esiziale terzetto pasta bianca (per i colitici?), al pomodoro e al pesto. Un vero tripudio di esibizione culinaria.

La Minetti che è una che sa vivere e mangiare e rimpiange il gastrofighettismo alla Lusi, stigmatizza con crassa vemenza: “Amica, allora, lì si mangia pastasciutta ai tre colori, quindi scegli tra in bianco, al pomodoro e al pesto… di solito son tutte cose molto caserecce, non ti aspettare le crudité e la nouvelle cuisine”.

Ma soprattutto ho scoperto che sono una persona vecchia. Profondamente incapace di aggrappare i tempi in cui vivo. Comprenderne il linguaggio. La Minetti invece è giovane e parla giovane. E dice cose tipo “Ti volevo briffare”, “perché ne vedi di ogni, cioè la disperation più totale”, o “quando arrivi in station”. Quando abbandona quell’inaccettabile italian-inglesismo aziendale affascinante come una rettoscopia al risveglio, dice cose tipo “Son gasata dura”. Ecco, qui si sta male e quelli vecchi dentro come me a quel punto cominciano a pensare alla migliore invettiva della carriera cinematografica di Nanni Moretti e iniziano a gridare Minetti ma cosa dici? Ma come parli? Le parole sono importanti ecc..

Un tempo –poco tempo fa– ci saremmo soffermati sulla fenomenologia umana descritta dalla Minetti “c’è la zoccola, c’è la sudamericans che non parla italiano e viene dalla favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quello che faccio”. O anche da una certa Marysthell: “Amor, voglio fare il Bagaglino“.

Ora che del berlusconismo e dell’antiberlusconismo è rimasto l’incubo soggiacente dei suoi rituali linguistici e comportamentali sarebbe il caso che qualche sociologo spenga la televisione e ce ne racconti l’eredità. Prima che la polvere del tempo releghi definitivamente sullo sfondo il mondo delle cene berlusconiane.

Mi rimangono delle domande:
Perché se ostenti il francese a Berlusconi “prende bene”?
Come mai la Minetti chiama le sue amiche “Chips”? (Okay, forse per essere coerente con i messaggi delle famose patatine).
E il pesto quanto aglio conteneva?

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica.it. Immagini: Corriere.it]