di Manuele Berti 3 Agosto 2010

All’inizio prendevamo quello che capitava tipo una data, seppur vaga: Eataly New York aprirà durante l’estate 2010. Dopo abbiamo scoperto cosa ci sarebbe stato  “nel bestione da 7.000 metri”. Evabbé. La progressiva “eatalizzazione” è proseguita portandovi dentro Eataly New York. Ma c’erano i lavori in corso, non si capiva molto. Voi che siete lettori devoti dovreste capirci, c’è un’importante questione rimasta inevasa: com’è, visto da dentro, questo Eataly New York?

Ed ecco che ora, grazie a un articolo della Stampa di ieri, possiamo finalmente varcare la soglia.

Seguiteci.

Sulla sinistra il bar del caffè Lavazza, subito dopo l’agrigelateria San Pé, poi i dolci e la pasticceria fino ad arrivare nella piazza sulla quale la mozzarella viene fatta a mano, da dove si può scegliere se procedere verso la zona della carne, del pesce, della pasta o dei prodotti vegetali. E’ un percorso accompagnato da 320 cartelloni sulla filosofia di Eataly compreso quello che spiega come in qualsiasi prodotto ci sia il 50% in meno di sale, una riduzione doppia rispetto a quanto chiesto ai ristoranti dal sindaco Michael Bloomberg. Ad avvalorare l’impressione di trovarsi nel Belpaese ci sono gli angoli dove Unicredit consente di ritirare dollari, adoperando bancomat italiani, dove il megaschermo e gli iPad permettono di essere aggiornati su cosa avviene nel mondo, dove Alpitour offre alla clientela la possibilità di andare a visitare le aree di origine dei prodotti in vendita e dove Lidia Bastianich tiene le stesse lezioni di cucina che sulle tv via cavo americane sommano 50 milioni di telespettatori.

Sapevamo già degli 8 ristoranti monotematici sistemati tra mercati di carne, pesce, formaggi, pasta e verdure che catapultano il meglio dei prodotti nazionali all’incrocio tra la Fifth Avenue e la Broadway. Dei 20 chef. Dei 600 coperti. Dei 400 dipendenti.

“Il tutto condito” per dirla con Oscar Farinetti da Alba, il 56enne fondatore di Eataly “da un ristorante della birra con vista mozzafiato sui grattacieli di Midtown, 1000 metri quadrati di cucine sotterranee e un negozio-cantina dei vini, a fianco dell’entrata sulla 23° Strada, di dimensioni sorprendenti anche in una metropoli abituata a confezionare record”. Probabilmente Eataly New York non aprirà il 31 agosto come riporta La Stampa, Mario Batali, uno degli chef più famosi di New York e socio di Farinetti, ha parlato di metà settembre.

Ma alla nuova italo-invasion poteva andare peggio. Poteva fermarsi a New York. Invece.

Il rapporto dell’americano medio con il gelato artigianale non è più irrisolto da quando nel 2007, la supergelateria italiana Grom, “dove la coda è sempre lunga un isolato”, è sbarcata a New York. Ma ora l’espansione continua, la quarta appendice yankee al negozio aperto a Torino nel 2003 (oggi oltre che a Parigi e New York, Grom è in 30 città italiane) è in apertura a Malibù, vicino a Los angeles.

Guardate questo video se volete sapere qualcosa in più di Grom, un altro piemontese, Guido Martinetti — che possiamo considerare la versione italiana di Brad Pitt — risponde alle domande della nostra Giulia Graglia.

[Fonti: La Stampa, Slashfood, immagini: La Stampa, Eater, Eater LA]