di Massimo Bernardi 27 Giugno 2010

Umani, qualsiasi cosa stiate facendo, smettete e leggete quanto segue. Dopo l’exploit del governatore piemontese Roberto Cota, secondo cui, nella difesa dei cibi buoni puliti e giusti la Lega è venuta prima di Slow Food, prosegue il tentativo leghista di accreditarsi l’origine dei prodotti tipici.

Ieri, all’auditorium Gaber di Milano, il ministro Roberto Maroni ha detto: “Non so se è vera questa storia, a me l’ha detta Arrigo Petacco, prendetela col beneficio d’inventario ma sembra che la mozzarella campana l’hanno portata giù a Napoli i longobardi”.

Al di là  del “bene o male purché se ne parli” (strategia eletta a ragione di vita dai leghisti), e del disprezzo per il congiuntivo, la storia vuole che la mozzarella nasca a Capua, prodotta dai monaci dopo l’importazione delle bufale nel meridione da parte dei Saraceni. E a voler essere fiscali, la mozzarella come la conosciamo è un prodotto moderno, successivo al 1500.

La provocazione di Maroni segue un’iniziativa organizzata allo caffè Gambrinus dal Movimento antileghista napoletano, dove sono state presentati il francobollo di Bossi che vale 3 soldi “come tutta la Padania”, e la maglietta dell’orgoglio napoletano. Mentre, come abbiamo avuto modo di dire, da giorni 110 tra negozi e pizzerie espongono un cartello con scritto: “Dopo gli insulti contro i napoletani, in questo locale non sono graditi i leghisti”.

[Fonte: Il Mattino]