di Francesca Frida 5 Settembre 2011

Non ho mai mangiato bene a Venezia durante la Mostra del Cinema, in compenso ho sempre speso molto. Se ci capitate durante la 68esima edizione del Festival usate il manuale di sopravvivenza per cinefili sprovveduti che abbiamo compilato pochi giorni fa. Oppure mercoledì 7 settembre potreste farvi un giro al Lido, destinazione La Pagoda. Ci trovate lo chef 2 stelle Michelin Gennaro Esposito che  forse vi prepara una pasta. Pure la Biennale ha ceduto al canto delle sirene vestite da chef? Non proprio, perché Gennarino al festivàl, detto alla napoletana, ci va da attore. Tutto lo staff del suo ristorante, la Torre del Saracino di Vico Equense (NA), è infatti protagonista del docufilm di Elisabetta Pandimiglio, scrittrice e regista che con “Più come un’artista”, partecipa alle Giornate degli Autori. Prima che la brigata lasci la Costiera sorrentina per la Laguna, facciamo una chiacchierata con il pluristellato chef.

Pronto lo smoking per il Red Carpet Gennaro?
Ma figurati! Il tappeto rosso è per gli attori famosi che interpretano ruoli, io e i miei ragazzi siamo stati solo noi stessi. Però sono curioso, per me è la prima volta.  Verrà con me una parte della brigata e mia moglie. Si torna a casa la sera stessa.

Neanche un po’ di emozione?
Si, ma non tanto perchè saremo lì, ma per il  lavoro di Elisabetta e per questo incrocio di arti che porta sempre a qualcosa di interessante. La regista è stata bravissima, è riuscita a tirar fuori l’anima di ciascuno di noi. Lo ha fatto senza artifici, nessun set premontato, solo presa diretta nei posti dove lavoriamo.

Come è nata l’idea di un docufilm su di te?
Ho conosciuto Elisabetta a Roma da Settembrini. Lei aveva in mente tutt’altro progetto: raccontare il recupero dei detenuti del carcere di Opera a Milano attraverso progetti legati alla cucina. La mia partecipazione sarebbe stata secondaria. Poi è venuta a trovarci a Vico e ha capito che c’era sufficiente materiale per farci un film. E’ finita che è stata con noi quaranta giorni.

40 giorni con una telecamera accesa in cucina, non la cosa più naturale del mondo…
All’inizio l’imbarazzo c’era, soprattutto per i ragazzi. Poi è successo qualcosa: quella telecamera è diventata “familiare”e tutti hanno cominciato a raccontarsi senza fine. La cucina è diventata un tramite per parlare di motivazioni, passioni, di riscatto sociale e anche un modo per sopperire alle scelte sbagliate.

Non esattamente uno “one man show”, insomma.
Al contrario, è un film corale. Ecco, a pensarci c’è una cosa che mi emoziona. La mia realtà così com’è vista su uno schermo, ho pensato a quanto fosse vera e mi è piaciuta.

Se torni a casa in serata non avrai neanche il tempo di vedere un film. Ti piace il cinema?
A Vittoria (la moglie ndr) non tanto. A me moltissimo. Mi piacciono i fratelli Coen, Quentin Tarantino, Ron Howard, Francis Ford Coppola. Non sono invece un amante delle pellicole italiane.

E se ti chiedessi un film ispirato al mondo del cibo, quale ti viene in mente?
Molto poco in verità. Credo che non sia stato ancora girato un film dove la cucina è l’assoluta protagonista. Ho in testa solo titoli patetici, con l’arte culinaria come sfondo.

E come si può rimediare?
E chissà che non ci pensi io! Da un po’ ho cominciato a lavorare a una sceneggiatura. Ho tanti pezzi da assemblare, ma la scrittura non è il mio forte. Dovrei trovare qualcuno che mi aiuti mettere ordine tra le idee

Regia di….e interpretato da….?
I fratelli Coen sarebbero perfetti. Per il protagonista mi piacerebbe una faccia da operaio, non un “fighetto”, uno come Javier Bardem. Penso a una commedia dove la cucina sia la parte sana di una società che invece delude.

Devo dire che non mi aspettavo il Gennarino cinefilo
Mio zio gestiva la buvette della sala cinematografica di Vico Equense e io, con la scusa di dargli una mano, mi sono visto venti anni di programmazione.

E “Più come un’artista” cosa racconta di quel ragazzo diventato chef da due stelle Michelin?
E’ sempre difficile raccontarsi con franchezza. Ricordo con nostalgia infanzia e adolescenza, ma non posso dire che siano stati anni facili. Ho iniziato a lavorare che avevo nove anni, e il lavoro, già a quell’età, era per me era sinonimo di liberazione, ma ho capito rapidamente cosa volevo fare da grande. Non so ancora per quanti anni andrò avanti. La mattina in cui mi sveglierò senza voglia di cucinare, smetterò.

A Venezia forse ti daranno la possibilità di cucinare qualcosa. Ti porto io i commensali. Cosa prepari per George Clooney?
Un risotto alla milanese, un piatto che sembra facile, ma che gioca tutto sulla sapienza degli equilibri

Per Madonna
Per me è un’icona, ci sono cresciuto con la sua musica. Proprio qualche giorno fa ho acquistato una collezione di suoi vecchi successi. Direi un sorbetto al limone in una zuppa di cioccolato. Prima acidità poi la dolcezza, un po’ come lei.

Finale in bellezza, Monica Bellucci
Mi secca che abbia sposato un francese, lei è il mio ideale di donna. Provo a fare colpo con la mia minestra di pasta mista.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Gambero Rosso, World’s 50Best]