Dissapore mi ha spedito con l’editor Giampiero Prozzo alla Festa a Vico, edizione 2010, altrimenti conosciuta come festa di Gennaro Esposito in quanto ispirata dal cuoco medesimo (Torre del Saracino).

Alle solite, riunito nella terrazza a mare di Le Axidie, complesso turistico sulla spiaggia di Seiano (Napoli), c’è il conclave della cucina italiana.

Chef come se piovesse, ma il tempo è incantevole, e tutti i gastrofanatici che potete immaginare, dalla stratosfera giù fino all’ultimo dei guidaioli.

Fotocamere, iPhone e iPad alla mano, siamo pronti a seguire l’atto finale della Festa a Vico 2010 in diretta. Cliccate su “Continua” per seguire gli aggiornamenti.

Ore 20:30 | Così, giusto per gradire, ecco qualcuno degli chef che in questo momento sta cucinando sulla terrazza di Le Axidie.

Antonino Canavacciuolo, Filippo Chiappini Dattilo, Igles Corelli, Moreno Cedroni, Riccardo Agostini, Giancarlo Perbellini, Nico Romito, Alfonso Iaccarino, Vittorio Fusari, Chicco Cerea, Ilario Vinciguerra, Pino Cuttaia, Enrico Bartolini, Salvatore Tassa, Christian Costardi, Riccardo Di Giacinto, Piero Bertinotti, Norbert Niederkofler, Massimo Bottura, Bruno Barbieri, Gennaro Esposito

Ore 20: 37 | L’ora di aprire le scatole finalmente è arrivata. Che la Festa abbia inizio. Promettiamo un tuffo virtuale nella piscina di Le Axidie a chi riconosce piatto e chef?

Ore 20:42 | A seconda delle opinioni, quella qui sotto potrebbe essere la tavolozza di un imbrattatele esagitato, o il piatto impressionista che lo chef Andrea Berton ha dedicato ai colori di Vico Equense.

Ore 20:45 | Carosello napoletano. I giovani chef Francesco Sposito (Taverna Estia), Ernesto Iaccarino (Don Alfonso), Lino Scarallo (Palazzo Petrucci).

20:50 | Enzo Coccia è il simbolo della pizza napoletana gourmet. Richiesto di là e di qua dall’oceano, stasera è pure lui nella terrazza di Le Axidie.

20:55 | Se non fosse che alla Festa a Vico si conoscono tutti, queste sarebbero le star che fanno tremare i polsi. Ecco gli chef Massimo Bottura e Moreno Cedroni.

21:07 | Altri piatti interessanti, i panini con il lampredotto della chef Valeria Piccini e il Raviolo Shake di Davide Scabin.

21:15 | Camminare senza urtare qualcuno è difficile, sembra che tutto il mondo sia qui.  Le condizioni di lavoro per gli chef che, ricordiamolo, sono qui per cucinare, si fanno precarie. Eventuali sbavature sono da perdonare, credetemi.

21:27 | Come detto, alla Festa di Vico c’è anche Mauro Uliassi. E con lui un nuovo classico della sua cucina, il gambero rosso con pinoli e gelatina di scalogno.

21:38 | Che bella la Festa a Vico, potrebbe pensare qualcuno, tutti che vanno d’accordo con tutti, chef e chef, giornalisti e giornalisti, produttori e produttori. Massimo Bernardi, editore di Dissapore, mi segnala questo intervento del blogger e ora autore di servizi gastronomici (?!?) Claudio Sacco, alias Viaggiatore Gourmet, su Facebook.

22:00 | La stanchezza prende il sopravvento, c’è uno spirito sincero che anima La Festa a Vico, ma alla fine, specie se hai avuto una lunga giornata, è anche stancante. Si va a nanna, a domani, lettori di Dissapore.

commenti (4)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar e il tempo è incantevole ha detto:


    chef come se piovesse e tutti i gastrofan che potete immaginare:
    fotocamere e fame di comunicazione, sarà mica tempo di valzer?

    Parigi, 1941
    In una Parigi occupata ebbi occasione, cenando Chez Maxim, di illustrare una teoria personale a una cerchia di artisti tedeschi e francesi, fra i quali ultimi c’erano Cocteau e Despiau. La Rivoluzione francese, sostenevo, aveva sostituito al tardo Rococò monarchico uno stile nuovo, una semplicità di mobilio con proporzioni bellissime. Il nuovo stile Rivoluzionario si era poi risolto nel Direttorio, che trattava ancora con leggerezza e buongusto materiali più ricchi.

    Fu lo stile Impero che segnò la grande svolta: seppellendo via via con sempre nuovi e più pretenziosi elementi decorativi le forme classiche fondamentali, il Tardo impero soffocò infine tutto con la sua ricchezza e il suo sfarzo. Questo sviluppo permetteva di seguire, nel breve ciclo di un ventennio circa, un processo di disfacimento per il quale sarebbero normalmente occorsi secoli. (stile classico > ellenico > romanico > gotico)

    Se avessi saputo essere più conseguente avrei continuato il discorso dicendo che, proprio come nel Tardo impero, anche nei miei progetti urbanistici si preannunciava confusamente la fine di un’epoca. Gli ultimi edifici che progettai nel 1939 non furono che una rinascita del Tardo impero: paragonabili allo stile che, poco prima della caduta di Napoleone, si era sovraccaricato di decorazioni rivelanti il volto della decadenza. Alcuni mesi dopo cominciava la seconda guerra mondiale.

    Albert Speer, memorie del terzo reich

    1. Avatar cosa s'è festeggiato? ha detto:

      occasione di illustrare una teoria personale, alcuni mesi dopo…


      chiosa che può portare fuori strada, sarà bene linkarla ‘sta teoria personale
      (non so voi ma io familiarizzo poco, coll’idea di andare *a cena* negli hotel)