di Massimo Bernardi 12 Agosto 2011

Il primo boccone lascia l’amaro in bocca, diversamente dal pranzo a 7 euro nel ristorante del Senato. Peggio dei costi della politica, in Italia, c’è solo l’informazione sui costi della politica. Volete un indizio? Ci siamo sbattuti per rendere noto che i senatori pagano lo spaghetto alle alici 1,60 euro, il carpaccio di filetto 2,76 euro, il pescespada alla griglia 3,55 euro con tanto di foto del menu, il 25 luglio scorso riprendendo questo post. Record di accessi e di condivisione sui social network, risultato numero uno nella ricerca di Google. Eppure il Corriere della Sera, cioè primo quotidiano italiano, si è accorto della notizia solo ieri, dicassette (17) giorni dopo. E il resto dell’informazione, dai quotidiani alle agenzie di stampa fino ai network Tv, solo dopo. Tristezza assoluta.

Allora che si fa? Si aggiungono altri particolari, poi tra 17 giorni si controlla, visto mai che se accorge qualcuno?

Dunque, del fatto che a Palazzo Madama sia possibile mangiare con sette euro (primo, secondo, contorno, caffè e spremuta) avevamo già detto. Ma non sapevamo che i senatori possono scegliere tra menù tradizionale (pasta al ragù 1,50 euro, risotto con rombo e fiori di zucca 3, 34 euro, roast beef 2 euro, bistecca di manzo 2, 68 euro, caffè 42 cent) e un pranzo più leggero. Tanto la sostanza vera, vale a dire il prezzo, non cambia. Verdure al vapore 2 euro e 62, crudo di Parma 2 euro e 17, ovolina di bufala 1 euro e 74 oltre a una grande varietà di insalate, tutte a 1,43 euro.

L’iva non viene applicata perchè, come in ogni esercizio interno alla pubblica amministrazione, non è previsto dalla legge.

A gestire il ristorante del Senato è una società privata con sede a Milano, la Gemeaz Cusin. Palazzo Madama fornisce il locale in stile liberty: 400 metri quadrati che ospitano 200 coperti, escluse le cucine. Non solo, anche le attrezzature per la cottura, le tovaglie, i bicchieri e le posate.

Giova ricordare naturalmente, che il prezzo pagato dai fortunati commensali non basta a coprire le spese. Così per ogni coperto del ristorante il Senato raddoppia la cifra corrisposta dai commensali. Un’operazione che costa circa 1.200.000 euro l’anno. Al contribuente si capisce.

Ma come vanno le cose al ristorante della Camera? Non cambiano granché.

Antipasti dal buffet tra 2 e 4,60 euro, pasta patate e zucchine 2 euro, sedanini al pesto 3,30 euro, disponibili, ci mancherebbe, anche in versione integrale. Insalata di pollo 4 euro e pesce fresco, secondo disponibilità da 4,60 a 17,20 euro (a 17,20 euro probabilmente il ristorante della Camera serve il rarissimo astice blu del Mediterraneo).

Come il precedente, la tentazione è di lasciare questo post senza chiusa per eccesso di scarpe tirate contro il monitor. Ma nel caso leggendolo, qualcuno si senta indignato, ricordate che in Italia il rapporto indignazione/impegno per cambiare le cose è il più sfavorevole di sempre.

Chiudiamo i ristoranti della Camera e del Senato e diamo normali ticket a deputati e senatori.

MUOVIAMOCI!

[Crediti | Link: Dissapore, Piovono Rane, Corriere.it, Google News]