di Massimo Bernardi 21 Gennaio 2010

Lo scandalo della mozzarella annacquata con lette di mucca nei giornali stranieri

Prestatemi la prima scusa plausibile, vi prego. Non so cosa rispondere al giornalista americano che su Twitter mi chiede banalmente: “why”. Ricostruisco velocemente. Giorni fa una lettera anonima accusa: la mozzarella di bufala dop è povera di latte di bufala. Segue l’inevitabile servizio televisivo delle Iene istigato dal foglietto. Irrompe il ministro Luca Zaia, che, ieri, coerente con il metodo leghista applicato dal sottosegretario Francesca Martini—chemmifrega delle istituzioni locali, io parlo prima con i media—annuncia in radio senza che nessuno lo sappia, di aver “commissariato” il Consorzio di tutela per la mozzarella di bufala dop della Campania, con i suoi 128 produttori associati.

La spiegazione di Zaia è che Luigi Chianese, il presidente del Consorzio, nientemeno, è stato preso con le mani nel sacco. Annacquava il latte di bufala con latte di mucca. E aggiunge che i controlli di novembre nei supermercati italiani parlavano chiaro. Il 25 per cento dei campioni non erano vere mozzarelle di bufala perché per un terzo contenevano latte di vacca.

La minaccia della sceneggiata incombe sul caso delle bufale annacquate. Infatti, puntuale, il presidente Chianese denuncia il ministro Zaia alla Procura della Repubblica. La sua linea di difesa è questa. “Di ufficiale non è arrivato nulla. La percentuale dei campioni con latte di vacca è più bassa di quella dichiarata dal ministro, e sono campioni ‘di prima istanza’, perciò non validi a livello legale finché i risultati non vengono confermati”.

Il problema comunque, sembra essere la conformità al disciplinare della dop. Ci sarebbero differenze tra le percentuali di latte di bufala presente nei campioni e quelle previste.

Ora, avrei la tentazione di spiegare due cose al giornalista americano che mi chiede “why”, cioè il motivo per cui in Italia succedono certe cose. Ma non lo farò, non capirebbe. Però lo dico a voi. La prima è l’autolesionismo, l’abitudine suicida degli operatori che annacquano la loro prima fonte di ricchezza. L’altra, è questo perenne clima da campagna elettorale che abbiamo intorno. Ogni occasione è buona, specie se i ministri sono leghisti, per farsi belli in radio o in televisione con proclami vuoti come quello della “Tolleranza Zero”.

Peccato ci vada di mezzo un gioiello come la mozzarella di bufala campana già martoriata da diossina e brucellosi. E la nostra immagine nel mondo. Date un’occhiata ai titoli dei giornali stranieri di oggi.