La tentazione di aprire Photoshop è forte.

Ma meglio astenersi dal dare libero sfogo alla creatività visto che, come avevamo previsto, Noemi Letizia sta semplicemente studiando per diventare ministro.

Nulla però può impedirci di protestare contro la proletaria forchetta di plastica, del tutto inadatta a valorizzare le nuove, grubereggianti labbra.

Non vogliamo dire che dal diciottesimo di Villa Santa Chiara (ah, bei tempi) al più recente compleanno – festeggiato alla discoteca Cube di Milano – un anno è trascorso invano.

Ma grossi passi avanti in fatto di stile non se ne vedono.

Bonus (posso chiamarlo così?) per gli amanti di Quentin Tarantino. Questo è il video girato durante i festeggiamenti, dove Noemi mostra al’universo-mondo il nuovo gommone off-shore che le hanno impiantato al posto delle labbra.

Prima di vederlo però, in caso di infausto evento, mi sollevate da qualsivoglia responsabilità, chiaro?

[Fonti: Corriere, immagine: Corriere.it]

commenti (20)

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  1. Avatar enrico ha detto:

    Certo, sollevato da qualsivoglia responsabilità tranne che per il titolo veramente di merda!

  2. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

    Dopo gli OGM Tomacelli si scaglia contro gli OCM: organismi chirurgicamente modificati 😀

  3. E’ certo che non fara’ mai la ministra ma di sicuro la cantante. Non tutti sanno cantare con le grandi labbra. ;D

  4. Avatar Giovanni Lagnese ha detto:

    Armonia musicale e armonia gustativa: ho sempre pensato che andassero di pari passo, assieme anche, per certi versi, all’armonia cromatica. Ecco una prima conferma di quello che ho sempre pensato: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/07/02/accostamenti-sorprendenti/ . Massimo comun divisore (o qualche più opportuno concetto preso dalla teoria delle categorie).
    Questo per quanto riguarda l’analisi del singolo accordo/gusto. Poi verrà quella delle sequenze di accordi/gusti.
    Alcune idee interessanti per quanto riguarda la musica, da cui derivare ad esempio una plausibile spiegazione del fatto che il temperamento equabile “funziona”, si possono trovare qui: http://fisicaondemusica.unimore.it/Fisiologia_dell_apparato_uditivo.html . Il progresso della conoscenza acustica a cui si riferiva Hindemith, probabilmente. Anche in questo caso i fatti confermano quanto io ho sempre sostenuto.

    Giovanni

  5. Avatar Roberto B. ha detto:

    OK, questo post può strappare un sorriso o un ghigno. Ma in un blog dedicato al cibo che c’entra?

    1. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      Giustissimo. E che noia. Forse è invidia. A una certa età…

    2. Grazie Bruno per tenerci sempre in tensione e fustigarci se pubblichiamo contenuti non all’altezza, secondo il tuo sistema di riferimento.

      Nel frattempo ho controllato: non ci sono protocolli terapeutici che obbligano – e nemmeno suggeriscono – di sorbirli tutti.

    3. Avatar francesca ciancio ha detto:

      nonosstante sia passato più di un anno molti di voi non hanno capito che il cibo per dissapore è un mezzo per parlare di vita, tutta

  6. Credo che sia stato Stephen Jay Gould a dire che l’evoluzione biologica e quella culturale non viaggiano alla stessa velocità.
    Chiunque sia stato io aggiungo che questa affermazione può essere letta in molti modi, tutti molto appropriati all’argomento.

    1. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      Ecco, peccato che nessuno sia in grado di dire cosa si intenda per “evoluzione culturale”. Vuoi provarci tu?

    2. Avatar Giovanni Lagnese ha detto:

      Invece è chiarissimo cosa si intenda per “evoluzione culturale”. E, come nel caso dell’evoluzione biologica, il concetto è “neutro”, nel senso che non vi è alcuna assiologia.

      Giovanni

    3. Quindi tu hai le idee chiare su evoluzione biologica?

      Hai ragione, è bene essere chiari sui significati se vogliamo capirci.
      Non è importante cosa il mondo intero voglia dire con “evoluzione culturale” ma cosa volesse dire l’autore della frase.
      Posso dirti quindi cosa intendeva un evoluzionista come lui.
      Evoluzione vuol dire cambiamento, non c’è un significato positivo o negativo, come molti (non evoluzionisti) gli attribuiscono di solito.
      Con questa premessa si può capire meglio il significato della frase.

    4. Avatar Giovanni Lagnese ha detto:

      Ma con chi ce l’hai?

      Giovanni

  7. Avatar Chefclaude ha detto:

    @Caffarri
    Certo che non è obbligatorio mangiare, non è obbligatorio leggere né commentare; ma questo è anche ciò che viene sottoposto all’attenzione di chi legge e commenta. Bello non è, divertente neppure; non si discosta una linea dalla monnezza che ci viene sottoposta comunque e ovunque (*ognunque*).
    Dici saltiamo a piè pari? Io invece stavolta sono curioso e voglio intignare, magari la prossima volta me ne vado più proficuamente a cicoria.
    Se Dissapore fosse un ristorante molto creativo, che offrisse ai suoi clienti un menù molto vario, con piatti di tutte le stagioni, classici e non, alcuni nel loro genere proprio ben riusciti, esagerati e sorprendenti, e vini più o meno di lusso, e abbinamenti che fanno anche discutere…e poi ti ritrovassi in mezzo al menù la pizza surgelata così com’è, i quattro salti e il tavernello caldo serviti in busta…e poi ancora una protesi di silicone, un sospensorio, un orinale…
    Come provocazione, andrebbe benissimo, se capissi chi vuoi provocare, o cosa smuovere, se intendi promuovere nel cliente il disagio mentale cosmico o il banale disgusto; ma poi volendo, più che recensire, farci un’idea del ristorante (possiamo liberamente farci quest’idea dopo un po’ che teniamo d’occhio quello che proponete, o no? E possiamo anche discuterne pubblicamente, si? attualmente non vedo altro appiglio), perché un’idea complessiva di quello che stiamo leggendo ci viene comunque man mano, beh anche questo fa il vostro menù, e anche questo ce lo spiattellate con assoluta nonchalance, e anche questo commentiamo.

    1. Chef, questo va benissimo. Incasso e porto a casa facendone tesoro, come fanno le persone che cercano di capire e di fare con altre persone che cercano di capire e di fare.
      COme spesso ho da dire ai miei stessi compagni di viaggio, non è il cosa, ma il come si dicono le cose a fare la differenza.

      Non posso dire lo stesso del commento precendente.