di Antonio Tomacelli 15 Aprile 2010

Le banana è storta, si sa. Nonostante gli sforzi dell’umanità per raddrizzarla, lei niente, si ostina a fare la curva. Fortuna che lo scienziato Dario Bressanini c’è e c’è pure “Pane e bugie”, nuovo libro appena uscito, che dedica un capitolo intero al pervicace frutto. Essì, neanche le banane possono stare tranquille ormai, finite puro loro sotto l’occhiuto microscopio degli scienziati dell’alimentazione e per loro non c’è più scampo. Il problema è che le banane si sono ammalate di Sigatoka nera e quindi vanno curate alla svelta.

Cos’è la sigatoka? Una sorta di fungo che attacca le foglie del banano e le fa appassire decimando i raccolti. Impossibile da curare se non con massicce dosi di fungicida, la sigatoka rappresenta un pericolo reale per il commercio mondiale. La soluzione? Raddrizzare la banana, ovvero modificarla geneticamente per renderla più resistente agli attacchi fungini. Eccolo là lo scienziato Bressanini: appena qualcosa va storto, addrizza tutto con la soluzione OGM, buona per tutti i mali. Possibile, dico io, che tu Bressanini abbia così poca fantasia? Io che scienziato non lo sono penserei piuttosto a coltivare le banane da un’altra parte, ma lo sappiamo che le multinazionali bananifere, proprietarie di migliaia di ettari in coltivazione intensiva, non gradiscono soluzioni tanto semplicistiche e naturali.

Oddio, ho scritto naturali? Perdonami Dario, non volevo, giuro che mi è scappata di bocca senza volerlo. Il problema è che da un po’ di tempo frequento quei retrogradi di Slow Food e gli effetti si vedono: sto diventando retrogrado anch’io. Dovrei frequentare di più gli scienziati e farmi furbo come te. Che truccando le carte, ti sei dimenticato di citare in un capitolo decisivo del libro, lo studio dell’Unione Europea che afferma con certezza come biologico sia meglio oltre che più nutriente.

Ne parlammo tempo fa in un post dal titolo “Bio è morto“, ricordi? Andò così: la Food Standard Agency, l’agenzia per la sicurezza dell’alimentazione, dimenticò di inserire nel suo rapporto lo studio fresco fresco dell’UE che avrebbe fatto pendere la bilancia pericolosamente a favore del biologico. “Non è vero che bio nutre meglio”, strillarono allora gli scienziati contenti come Pasqua e Pasquetta. Poi, scoperto l’inganno, il direttore di FSA fu costretto ad un rapido dietrofront, ma questo tu nel libro ti guardi bene dal ricordarlo.

Citi invece a sproposito quel romanticone di Carlin Petrini, che si ostina a credere che le mele crescono sugli alberi, come se questo fosse ancora possibile nell’era degli scienziati genericamente modificati. Adesso basta però Bressanini: basta con questa crociata pro-ogm e con questa assurda mania di voler raddrizzare le banane a suon di provette. Ci sono altri modi per sfamare un pianeta che già di suo butta nella spazzatura il 40% per cento del cibo prodotto. La soluzione si chiama ottimizzazione delle risorse ed è il contrario di ciò che tu e i tuoi amici scienziati al servizio delle multinazionali vogliono: la massimizzazione dei profitti.

Contro questo cancro dell’umanità ha parlato pochi mesi fa non Carlin Petrini e nemmeno i soliti ecologisti da strapazzo che tu tanto disprezzi. Contro la massimizzazione del profitto ha parlato qualche mese fa la tua bibbia, Bressanini, la rivista Science Magazine che, a chiare lettere ha rivelato al mondo che gli OGM non servono a sfamare il mondo. Per sfamare il mondo servono piantagioni di banane più piccole e sparse per il mondo oltrechè più contadini e meno multinazionali. Gli OGM insomma non servono Dario e, forse, neanche tu.