di Adriano Aiello 16 Maggio 2012

Ricordate la disputa vegetariani-carnivori e l’idea del New York Times di indire un concorso in cui i secondi convincessero i primi a non demonizzare il consumo di carne con ragioni etiche? Sì, la ricordate visto che il dibattito si infuocò così tanto da finire in moderazione. Ecco, la giuria – composta tra gli altri dall’istituzione vegetariana Jonathan Safran Foer, l’autore dell’amatissimo “Se niente importa” – si è espressa. Onore e lode al carnivoro illuminato Jay Bost, ex vegetariano, poi vegano e ora consumatore coscienzioso di carne.

Le argomentazioni di Bost non sono affatto banali.

“Le ragioni etiche per non mangiare carne sono ovvie: gli animali sono allevati e uccisi crudelmente, il grano necessario per nutrirli potrebbe essere usato per chi muore di fame, le risorse per il pascolo causano deforestazione e mangiando carne si è complici di un atto omicida. Ad eccezione dell’ultima argomentazione, però, nessuno degli aspetti elencati è implicito nell’atto del mangiare carne… quindi mangiarla in certe circostanze può essere etico e in altre no. Lo stesso vale per il mangiare verdure. Tofu e grano possono essere coltivati in condizioni etiche o non etiche”.

Bost prosegue approfondendo la sua idea di etica applicata alla coltivazione e alla produzione di massa, all’impatto ecologico e alle condizioni socio-culturali (“mangiare carne se si vive nelle secche e sterpose praterie dell’Arizona è la cosa più etica che puoi fare”) per chiudere con la sua personale visione di cosa sia etico o no, finendo anche per farsi prendere la mano da un certo impressionismo eccessivo.

Ma lo spunto è interessante: l’etica è davvero una prerogativa dei vegetariani? Dei carnivori? O attraversa entrambe le scelte trasversalmente per poi finire in ogni campo della nostra vita?

Al tutto aggiungerei, se questa etica, gridata con forza (e talvolta narcisismo morale) non sia una conquista di specifici  contesti sociali, come quello dei benestanti lettori del New York Times. E’ il solito discorso del “puoi scegliere se mangiare bio, slow ecc solo se ne hai le possibilità” ed è un discorso che puzza indubbiamente di retorica, ma che lascia aperto un interrogativo.

Fosse mai che i vegetariani – e non solo loro ovviamente – a furia di struggersi per l’ambiente, gli animali e la nutrizione si siano dimenticati dell’equazione l’uomo, la dignità e la sopravvivenza? E proviamo a non finire in moderazione, questa volta.

Aggiornamento delle 9:53: abbiamo cambiato l’immagine del post.

[Crediti | Link: Dissapore, New York Times, immagine: New York Times ]