di Massimo Bernardi 31 Marzo 2011

Sabato scorso, guardando la pubblicità di Dodaro, azienda calabrese che produce salumi speziati al peperoncino, abbiamo definitivamente compreso l’ossessione dei creativi nei confronti del cosiddetto “tema fellatio”. Realtà con cui prima o poi faranno i conti, più che i clienti, i loro analisti.

Anche perché il caso Dodaro è tutt’altro che isolato. Qualcuno ha scomodato il machismo calabrese messo alla gogna da Antonio Albanese con Cetto La Qualunque, ma la Calabria non c’entra, mi appellerei piuttosto alla mancanza di senso del ridicolo. Scovare le cose che a ogni latitudine i pubblicitari hanno infilato nelle bocche delle olgettine di sempre è impossibile, letteralmente.

Possiamo invece tentare una breve e sicuramente imcompleta storia della fellatio nella pubblicità.

Secondo una certa scuola di pensiero tutto è cominciato (pia illusione) con questa pubblicità anni ’90 per le caramelle al whisky Baileys, che inconsciamente rappresenterebbe la fellatio.

Un vero classico del genere sono le pubblicità dell’azienda siciliana Zappalà, eccone una alquanto esplicita del 1998.

La pubblicità (poi vietata) per la rivista FHM in versione inglese risale al 2003.

Nel 2005, lo spec work (lavoro preparatoprio) di un’agenzia finisce in rete e diventa rapidamente virale (era possibile anche prima di Facebook). Scoppia il caso Puma.

Siamo sempre nel 2005, ecco gli espliciti poster pubblicitari della vodka bulgara Flirt, in versione maschile:

in versione femminile:

nella versione per il mercato americano:

Entra in scena il toro meccanico, alle cui intemperanze cerca di resistere un’avvenente ragazza mentre addenta un hamburger della catena americana Carl’s Jr con fare sospettosamente famelico. Anno 2006.

2009. Provocazione, desiderio di far parlare della propria marca senza riconoscere la paternità dello spot, o semplicemente un falso? Non si è mai capito davvero a quale categoria appartenesse questo (presunto) spot Heineken.

L’americano Huffington Post lo annuncia come uno spot per la Sprite, realizzato in Germania e subito vietato. Ma era solo un tentativo di ironizzare sull’abuso del sesso nella pubblicità. “Non dovevano vederlo tutti”, si difende il suo creatore, invece finisce in rete dove diventa un instant hit. Siamo nel 2009.

Ancora nel 2009, i pubblicitari delle campagne Tom Ford, vagamente monomaniaci, non perdono l’occasione per evocare le fellatio in questo poster che pubblicizza occhiali.

La bellissima Padma Lakshmi, bestsellerista di ricettari e conduttrice della celebre serie tv americana Top Chef, ridefinisce il concetto di food porn nel 2009 ingoiando a modo suo il panino del Fast Food americano Carl’s Jr.

E per finire, nel 2009, prima di Dodaro e i suo salumi, anche Burger King, una delle catene di fast food più diffuse del mondo, aveva ceduto alla tentazione di simulare la fellatio. Con il panino BK Super Seven Incher, che “sazia il desiderio di qualcosa di lungo, succulento…”.

[Crediti | Link: Dissapore, friendfeed, Zappalà, Adrants, Copyranter, YouTube, Quietglover, Adland, Adfreak. Immagini: Adland, Copyranter]