Cantina Do Mori a Venezia

Vi ricordate All’Arco, soggetto di una delle nostre ultime recensioni sui bacari di Venezia? Ecco, a una decina di passi per raggiungere un altro bacaro imprescindibile: Cantina Do Mori, un luogo che ha fatto la storia della città e la cui ostinazione, nel mantenersi fedele al proprio passato, intenerisce il cuore.

Se ci aggiungete il fatto che in una zona ad alto tasso di paccottiglia e riproducibilità del souvenir, il bacaro in questione conserva un’autentica originalità, laddove altrove si vedono luoghi che del carattere ruspante e conviviale del bacaro hanno solo abiti abilmente confezionati e stropicciati ad arte, ecco che si può tranquillamente inserire la nostra meta nella mappa degli imprescindibili. Per creare un po’ di attesa prima di svelare il nome, ecco qualche indizio.

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Che ci troviamo “ai Do Mori” lo suggeriscono i nizioleti (dai che vi ricordate cosa sono, ve l’ho già spiegato), e questo pare sia il bacaro più antico della città.

Viene fondato nel 1462 come una cantina di produzione vinicola, ma, a partire dal secolo scorso, è l’attività ristorativa a prevalere, con quei tratti tipicamente veneziani che rendono le osterie cittadine riconoscibili e parte integrante del tessuto sociale. Non si tratta solo di arredi, badate, ma anche di un’accezione tutta liquida della convivialità, quella che non si consuma a tavola ma che vive tra i banconi di legno, impregnati d’alcol e con addosso i segni dei bicchieri di vino; quella che vede gli avventori apostrofare chi sta al banco con epiteti per i quali altrove sarebbero sbattuti fuori; quella che mentre in un’altra città alle 11 del mattino ordinereste il secondo caffè, qui sono ombre, dita unte di cicchetti e odore di folpetti e baccalà ad sostituirsi alla tazzina. Avrete capito, insomma, che i Do Mori non è solo un bacaro, ma anche uno dei pochi luoghi in cui è conservata, intatta e onesta, l’anima della città.

Ambiente e servizio

Do-Mori

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Ci sono casi (molti) in cui il peso della storia e della fama possono schiacciare, trasformando luoghi-simbolo in patetiche macchiette, che tentano di coprire con molto trucco ciò che non esiste più, o che – peggio ancora – giocano sulla notorietà acquisita rimanendo immobili, confidando sul fatto che siano i clienti a dover giungere al cospetto, umilmente. Ci sono invece, fortunatamente, altri casi (pochi), in cui varcata una soglia con grandi aspettative, si scopre semplicemente che le promesse possono essere mantenute. I Do Mori accolgono i clienti tra damigiane di vino, antiche foto del locale alle pareti, vecchi tariffari e una foresta di pentolone per la raccolta dell’acqua appese al soffitto. La luce è fioca e giallina, il legno domina la scena e, al bancone, prima ancora dei cicchetti, sono una rara cortesia ed una gentilezza antica ad essere servite, a riprova che la capacità di gestire (aggiungo, senza scendere a compromessi), è buona parte dell’esperienza.

Si dice che qui venisse spesso Casanova, trovando utilissima la presenza di due ingressi. Se delle prodezze del tombeur de femme ci interessa poco, ci importa invece moltissimo sapere che l’ingresso doppio dice molto di chi entra: gli stranieri ci arrivano da calle dei Do Mori, i veneziani invece da calle Galeazza, dove ad accoglierli trovano, oltre all’oste, il bancone con  i “francobolli”, i tipici tramezzini monoporzione.

I Do Mori sono una promessa mantenuta.

Cicchetti e prezzi

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Ovvero, come ordinare un piattino di tradizione e assaggiare Venezia. Quasi assenti le incursioni in territorio creativo, ma è un punto di merito. Il bancone è una esposizione ordinata di classici: crostini (o bocconcini di polenta) con variazioni di baccalà (mantecato, mantecato con aglio e prezzemolo, alla vicentina), polpette di carne, pesce e verdura; pezzi di formaggio, bocconcini di frittata, musetto a fette, sarde in saor, mezzo uovo con acciuga, alici marinate oltre a paninetti e francobolli, appunto. I prezzi partono da 1,80 euro, più o meno lo stesso prezzo di un’ombra di vino (se scegliete dalla lavagna i prezzi a bicchiere salgono).

Per l’assaggio abbiamo puntato su baccalà mantecato su polenta, per affondare nel morbido, sarde in saor, per capire se la dolcezza delle cipolle fosse quella giusta, involtino di melanzana e minibruschetta con pomodori perché anche sulle verdure si capisce se c’è la qualità, concludendo con una polpetta di carne, saporita e ben lontana dall’angolo svuotafrigo in cui spesso è relegata. I sapori ci sono, il passato è rispettato, omaggiato, servito con competenza.

Cantina Do Mori a Venezia

Informazioni

Cantina Do Mori

Indirizzo: calle dei Do Mori, Sestiere San Polo, 429

Numero di telefono: 0415225401

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, 8-19.30 Chiuso la domenica

Sito Web: assente

Tipo di cucina: tradizionale bacaro veneziano

Ambiente: informale

Servizio: rapido e molto cordiale

Voto: 4.7/5

commenti (2)

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  1. Avatar michele ha detto:

    Brava Caterina bell’articolo, hai mai provato il cicchetto ?
    bella selezione di vini fatta dal bravo Simone Salin provalo meritano anche i cicchetti.
    Un Saluto da San Francisco

    1. Caterina Vianello Caterina Vianello ha detto:

      Ciao Michele! E grazie per il commento e per la tua voce da oltreoceano 😉
      Seguirò senz’altro il tuo consiglio, alla prossima!