Dei giovani cuochi sfruttati e malpagati nei ristoranti non importa a nessuno

Non c’è politico che non dica che la cucina italiana è la nostra bandiera.

Il Ministero dell’Istruzione segnala che, con 48mila nuovi iscritti, gli Ipsar (Istituti professionali servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera) sono la scuola superstar, seconda solo al liceo scientifico per numero di iscrizioni.

Ma prima della gloria, dell’esposizione mediatica e del plauso della critica, casomai arrivino, cosa per niente scontata, com’è la vita vera di un giovane cuoco?

[Così vuoi fare lo stage nella cucina di un grande chef: 12 comandamenti da seguire]

[Ah, questo sarebbe uno stage a El Bulli? Se ripenso al mio]

[Lo sfogo di Philippe Lèveillè: basta stagisti in cucina, non vogliono lavorare]

Un inferno. Gli apprendisti chef vengono letteralmente sfruttati, pagati in nero, inchiodati ai fornelli per 80 ore alla settimana.

Non è la prima volta che ne parliamo, e ahi noi non sarà neanche l’ultima. Ma raccogliamo volentieri lo sfogo che un cuoco di 23 anni ci ha indirizzato chiedendo di restare anonimo, perché nelle cucine dei ristoranti –anche stellati, anche di lusso– certe cose sembrano non cambiare mai.

* * * * *

Sono un cuoco, ho 23 anni, lavoro da circa 5 anni e quella che era una passione si sta lentamente trasformando nella mia rovina.

Negli ultimi 3 anni ho deciso di fare un salto di qualità puntando sulla ristorazione stellata.

Inizialmente, preso dell’entusiasmo, guardavo queste grandi cucine con interesse: l’amore per il cibo, la trasformazione della materia prima, il lavoro degno di un artista, di un mago, di uno scienziato.

E poi grandi attrezzature, macchinari di ogni genere, apparecchiature non convenzionali in grado di trasformare e di completare il lavoro. Ahimè, questo paese dei balocchi nascondeva ben altro.

La prima esperienza in un ristorante stellato è stata uno stage. Approcciato con la voglia di imparare, di crescere, con l’emozione di un ragazzo che credeva di aver trovato il biglietto d’oro per la fabbrica di Willie Wonka.

Il contratto di stage prevedeva 40 ore settimanali.
– Primo giorno di lavoro: 16 ore. (Aggiungiamoci anche un bello “stronzo”, “ricchione”, “rincoglionito” dello chef);
– Secondo giorno di lavoro: 14 ore ( “fai schifo”, “testa di cazzo” e chi più ne ha più ne metta);
– Terzo, quarto, quinto giorno, ecc.

Il picco è stato quando, avendo finito un turno in piena notte, lo chef ci ha detto che alle 6.00 (ALLE SEI? HA DETTO VERAMENTE ALLE SEI) della mattina dopo avremmo dovuto pulire le celle frigorifere perché erano sporche. Contrattando abbiamo guadagnato un’ora di sonno, siamo arrivati alle 7.00.

Ma, ehi, mi sono ricordato di avere una ragazza, una famiglia, un cane, degli amici.

Quella non era più vita, quello non era essere umani. Lavoravo 80 ore a settimana, non venivo pagato e mi andava bene.

Così ho detto allo chef che non avrei continuato, che non ce la facevo: avevo bisogno di vedere la luce del sole, non solo quella della cucina.

Il primo cuoco, partenopeo, in preda allo stress, all’acidità del mattino e all’arroganza si è lasciato sfuggire questo commento: “uagliù tu si nu strunz, non farai mai il cuoco, questo lavoro non lo possono fare le persone isteriche come te”. Ah, io, ehm, okay.

Così sono riuscito ad andarmene, ho abbandonato la cucina per un mese durante il quale sono stato bene e, insomma, ho vissuto.

Diventare chef mi sembrava un sogno, sì ma infranto, da chiudere a chiave in un cassetto gettando via il lucchetto.

Il problema è che adoro mangiare, andare al ristorante, e cucinare mi rende molto felice (cucinare, non morire per la cucina).

Così ho continuato a provarci, e a credere che nonostante sforzi e sacrifici sarei riuscito ad avere un esistenza più umana che aliena.

– Capo pasticcere in ristorante stellato: media di 13 ore di lavoro al giorno, lunedì libero, 1200 euro al mese;
– Capo partita antipasti in ristorante stellato: media di 12 ore di lavoro al giorno, martedì libero, 1200 euro al mese.
– Commis in ristorante due stelle Michelin: media di 14 ore di lavoro al giorno (con picchi di 16), lunedì libero, 800 euro al mese.

Ora sono fermo, ho smesso volontariamente da un mese. Non so più cosa voglio. Nonostante tutta la passione, l’impegno e la dedizione che ho impiegato negli ultimi anni ora ho paura a iniziare di nuovo. Paura di perdermi.

Sono giovane, ho 23 anni, ma questo è troppo per me.

Vorrei capire com’è possibile lavorare in condizioni disumane, com’è possibile che un mestiere serio come questo non sia regolamentato?

I grandi nomi della ristorazione parlano di crisi dei giovani, svogliatezza, incapacità a impegnarsi e a prendere seriamente il lavoro in cucina.

Ma come si può essere felici? Come ci si può costruire un futuro, comprarsi una casa o mettere su famiglia?

Il nuovo lavoro che mi hanno proposto in un ristorante stellato prevede un impegno di 7 giorni su 7, 80 ore a settimana (il doppio previsto dal contratto) per 1200 euro al mese. Sono confuso, penso che non accetterò.

A volte penso che il mio, più che un salto di qualità, sia stato un salto nel vuoto. A volte penso di aver sbagliato tutto.

Avatar Anna Silveri

12 Febbraio 2019

commenti (33)

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    1. Avatar incazzosissimo_me ha detto:

      E infatti per quelle paghe a quanto pare preferiscono…

    2. Avatar Giacometti Alessio ha detto:

      Ma che commento è???
      Ma se non hai nulla da dire taci, evita di sprecare tempo e scrivere castronerie…
      E ora di finirla con questa mancanza assoluta di rispetto da troll di internet

    3. Avatar Matteo Buffolo ha detto:

      C’è sempre il rispetto delle regole, da parte di tutti. Così, per dire.

    4. Avatar kikko ha detto:

      STRONZO!sinceramente,lei è uno stronzo.non nel senso letterale del termine(scatologico per intenderci)ma perchè pensa che il rimedio a tutti i mali sia pensare ad altro.lo vediamo in tutti i post che scrive e che continua a propinarci.non è che se il mondo fa schifo e lei fa diversamente,è il più bravo o saggio.è il più stronzo e basta. fare il cuoco o lo chef è un lavoro come altri.esige passione e determinazione,ma non si può esimere da essere un lavoro vero e proprio.se va a mangiare al ristorante(o forse no,perchè è il più furbo)e vuole pagare poco,dietro ci sarà un cuoco sottopagato,così come se vuole un prodotto fatto bene,in Italia magari,deve pagarlo un pò di più. ma anche i prodotti fatti bene hanno bisogno di passione e determinazione.quindi?un pomodoro italiano coltivato con amore dal contadino lo vogliamo pagare 2€ e un buon piatto meno?il lavoro del contadino vale di più di quello di un bravo cuoco?anche a voler essere cattivi,perlomeno uguale.siamo nel terzo millennio..esistono soluzioni per alleggerire il lavoro,basta avere voglia di investire.a prescindere dalla voglia di lavorare

  1. Avatar luca ha detto:

    Purtroppo questo e’ il mondo reale dei ristoranti , cucina e sala, altro che “real”ity …ed il discorso potrebbe estendersi al settore alberghiero . Che poi la situazione negli stellati sia quella descritta fa capire anche da dove provengano gli imperi finanziari degli scie’f .Sicuramente genio e duro lavoro , ma un po’ di buon vecchio sfruttamento dei dipendenti non fa mai male 😉.Comunque il suggerimento e’ : reddito di cittadinanza 780 euro contro 1200 per fare lo schiavo , oppure andarsene da questo paese del cazzo .E lascia perdere gli stellati .

  2. Avatar Lorenzo ha detto:

    Vale per i ristoranti stellati ma anche per i giovani che iniziano a lavorare presso avvocati, notai, ingegneri…lo Italia ha deciso di puntare sugli anziani l’amara verità è questa

    1. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Non è un caso se giovani e meno giovani stiano abbandonando il paese. 1200 euro (ma anche 1500) per lavorare 80 ore alla settimana? Se lo proponessi alla COLF mi tirerebbe un pugno in faccia, giustamente. Non vedo perché qualcuno dovrebbe accettare: per stare vicino a una stella e risplendere della sua luce riflessa?

  3. Avatar Grammarnazi ha detto:

    Mi sembra surreale che in un ristorante stellato si paghino i dipendenti (addirittura capi partita) meno di un operaio non specializzato. Fanno bene i giovani a mandarli a quel paese

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Purtroppo a questa situazione fa poi da specchio il periodico articolo-frottola, che i giornaloni tanto amano pubblicare: “non trovo operai/camerieri/cuochi… i gGiòfani non hanno voglia di lavorare/la prima cosa che chiedono è il livello dello stipendio” [e cosa dovrebbero chiedere se non la loro sacrosanta retribuzione?]. E conseguenti articoloni sulla “scarsa voglia di sacrifizzio” delle nuove generaizoni.
      Mai nessuno che, come in questo articolo, vada a sottolineare che le persone vanno pagate secondo un contratto, hanno un orario di lavoro da contratto, hanno diritti e doveri da contratto.
      No, perbacco, teniamoci pronti, entro una settimana, a leggere l’ennesimo articolo-truffa su qualche quotidiano nazionale, in cui il giovane di questo articolo verrà dipinto come uno scansafatiche, da parte di qualche Importante Chef che non trova schiavetti da far lavorare 80 ore la settimana.

    2. Avatar Grammarnazi ha detto:

      E certo… tutti i datori di lavoro chiedono sacrifici, anche giustamente tra l’altro. Peccato che si dimentichino che se aumenta il sacrificio, deve aumentare di conseguenza la paga. Non solo nei lavori manuali e faticosi, tra l’altro: si legge di tanti imprenditori che non trovano ingegneri e danno la colpa ai ragazzi svogliati. Senza capire che se uno è laureato in ingegneria, non si accontenta di uno stipendio da due soldi quando all’estero lo ricoprono d’oro, a parità di esperienza.

  4. Avatar ROSGALUS ha detto:

    L’apprendistato nel nostro Paese ha sempre avuto questa orribile caratteristica : orari infernali e paghe ridotte.
    Da allora il mondo del lavoro è cambiato e sentire che tali condizioni permangono fa male al cuore.
    Se io fossi giovane – ed animato da forte passione per il mestiere – aprirei una bettola in campagna, anche a debiti, pur di esprimere il mio talento e la mia passione.
    A volte paga di più il coraggio e lo spirito di avventura che un comportamento di ammirevole diligenza e di sacrificio di coloro che sono costretti ad accettare milleduecento euro al mese per 14 ore di lavoro al giorno.

  5. Avatar danyb ha detto:

    Caro Cuoco, mi rendo conto che quello che dici possa essere vero. Ma posso assicurarti che se hai la passione e la voglia di emergere troverai la tua condizione ideale di umanità professionale e lavorativa. Fortunatamente esistono vari format di ristorazione gestiti a livello famigliare o da grandi multinazionali. I cuochi che si divertono ai fornelli e sudano ogni giorno non sono solo nei supernominati stellati.
    Sono d’accordo, è assurdo che un mestiere come il cuoco non possa essere più regolamentato e tutelato. Nei grandi eventi, nei grandi meeting ristorativi, nelle associazioni si parla giustamente di premi, di traguardi e stelle, ma poco di quanto turnover ci sia per i datori di lavoro e quanto frustramento per i dipendenti. Buona vita

  6. Avatar Zosimo Rossato ha detto:

    Sarebbe importante che in quest’epoca di iperesposizione mediatica cui si imbatte la cucina, ci fossero più servizi come questo. Non solo la puntata singola di Report o l’articolo di Dissapore. Sarebbe bello se ne parlasse sistematicamente. Mi spiace per questo ragazzo. Ma lo capisco. Mi è capitata una cosa simile anni fa: conosciuto uno chef stellato, parlando della possibilità di collaborare alla stesura di un libro, per meglio conoscere la cucina mi aveva proposto di “collaborare” in cucina. Venendo pagato, aveva precisato. Avendo già un altro lavoro, chiesi con quale inquadramento sarei stato assunto. Risposta: lavapiatti. E con aggiunta: prima vediamo quanto vali poi discutiamo del compenso. Ho lasciato perdere e non sono piu andato nel ristorante interessato. Di tutto quello che ho scritto ho mail che lo attestano. @Orval: mio padre ha lavorato una vita come operaio; è forse un ripiego? Spero le aziende che ha indicato non siano quelle in cui lavora Lei. I risultati sarebbero nefasti.

  7. Avatar Mcop ha detto:

    Cari signori, leggo commenti che secondo me non hanno senso. Quando uno sceglie (volontariamente) di fare un lavoro iper inflazionato com’è quello dello chef deve sapere che deve fare sacrifici. Parlo di un caso concreto, per evitare l’aria fritta: il mio. Il mio sogno era di fare il giornalista. Essendo figlio di nessuno ho cominciato dalla porta di servizio. Sono entrato in una redazione e ho chiesto di collaborare. Sono stato lì per sette (ripeto: sette) anni senza alcun contratto. Sono stato sempre disponibile, ho sempre dato il massimo. Avevo la febbre e andavo a lavorare. Qualsiasi cosa mi chiedessero di fare la facevo. Sono stato operato e appena ho potuto sono andato al lavoro. Mi si sono rotti i punti, me li sono fatti rimettere e sono tornato a lavorare. Alla fine sono stato assunto. Contratto regolare, stipendio corretto. Poi va be’…. dopo 10 anni mi sono licenziato perché quel mondo che mi affascinava si è dimostrato altro. Quel che voglio dire, è che nella vita reale i sacrifici se hai un sogno li devi fare. Ti insultano? Anche io sono stato insultato. E oggi ringrazio chi mi ha trattato male perché mi ha insegnato qualcosa. La vita reale è fatta di questo. Se il sogno è il rispetto del contratto vai sulla Luna. Nel mondo reali si fa la gavetta. E gavetta significa sacrificio e sopportazione.

    1. Avatar Grammarnazi ha detto:

      La gavetta è una cosa e sono il primo a riconoscere che è fondamentale. Ma quando letto non è gavetta bensì puro sfruttamento. Parliamo non di un 18enne appena uscito da scuola, ma di uno che ha già i suoi anni di esperienza. Uno a cui propongono non di partire da zero lavando piatti, ma addirittura di fare il capo partita in uno stellato. Possibile che una figura del genere sia pagata 1200 euro mensili per quella mole di lavoro? In uno stellato? Per me è una solenne presa in giro, altro che nobile gavetta.

      Mi rendo conto che il problema non è limitato al mondo della cucina, come fai notare parlando del giornalismo, un settore che sta marcendo. In parte anche per colpa tua, che hai accettato di farti prendere in giro per 7 anni. Ho passato una vita a scrivere ma, anche quando ho iniziato come collaboratore i soldi li ho sempre presi a fine mese. Magari non tanti, ma adeguati alla quantità di materiale che scrivevo. Poi sono arrivate le nuove leve, quelle che scrivevano gratis o quasi, ed eccoci arrivati ai quotidiani che pagano 5 euro al pezzo. Con un esercito di folli che le accettano pure elemosine, fosse solo per scroccare un pranzo gratis dagli chef che mai potranno permettersi di visitare pagando di tasca propria.

    2. Avatar Mcop ha detto:

      Anche io in quei sette anni venivo pagato per i servizi che effettuato. Tanto è vero che con quei primi soldi mi sono comprato un vespone. Quindi io non l’ho mai vissuto come uno sfruttamento, ma come strada necessaria e indispensabile per entrare in un mondo inflazionato da aspiranti. Infatti io alla fine ce l’ho fatta, altri si sono persi per strada. In cucina è lo stesso. Quel ragazzo, per altro, adesso ha 23 anni, non ne ha 43. E’ ancora un ragazzino che deve farsi le ossa. Poi, e su questo concordo con molti, ci sono dei limiti. Questi spesso sono determinati da chi esercita il potere. Ci sono quelli che approfittano della loro posizione di comando, e sono dei maiali. E ci sono quelli che rispettano la dignità dei sottoposti. Ma in tutto alla fine c’è la consapevolezza che se vuoi entrare in un mondo particolarmente affollato (viste le iscrizioni negli alberghieri…), devi essere capace di soffrire. E il problema è che troppo spesso i giovani di oggi questa capacità di sopportazione non ce l’hanno più perché sono cresciuti nella bambagia, con genitori che li hanno sempre protetti da ogni difficicoltà. Poi vanno a lavorare e scoprono che la vita è dura. E che cavolo. La vita è dura e solo chi è disposto a fare sacrifici va avanti. Poi, va be’. ci sono anche i raccomandati e i figli di papà. Ma quella è un’altra (brutta) storia.

    3. Avatar Placidionex ha detto:

      leccarlo agli altri e fare sacrifici son due cose diverse…

  8. Avatar gigi ha detto:

    Ma cosa state commentando ??? qualcuno di e cuoco, pasticcere o lavora seriamente nella ristorazione ????
    Ma guardatevi intorno !!! gli studi di avvocati, notai architetti, ingenieri eccc. tutti studi di professionisti che agli stagisti forse gli riconoscono le spese dopo giornate e anche fine settimana a lavorare come bestie !!!
    il lavoro del cuoco e’ fatto di fatica e almeno di 12 ore al giorno di lavoro, i costi e i pochi margini non permettono stipendi superiori !!! se non vi sta bene cambiate lavoro !!!
    smettetela di voler fare gli chef quando non riuscite nemmeno a gestire tre comande di seguito !!! cambiate lavoro, se vi piace cucinare fatelo a casa per i vostri amici e non tritate gli zebedei nelle cucine dei ristoranti
    Io di anni ne ho 50 e per 35 sono stato in cucine di mezzo mondo, non hai mai fatto meno di 12 ore al giorno sono vivo e continuo a fare il cuoco, chef, imprenditore, ristoratore e chi piu’ ne metta !!! siete delle pappe molli e non volete piu’ fare fatica !!! questa e’ la verita’ i vostri genitori non vi hanno preparato per affrontare la vita, la vita e’ fatica, privazioni, impegno ecc, ecc e forse il lavoro del cuoco e quel lavoro che in una sola parola le rappresenta tutte queste cose, quindi o lo accettate per quello che e’ o cambiate lavoro, e comunque nessun ristoratore che trova un collaboratore valido si rifiuta di pagarlo, sopratutto di questi tempi !!!
    smettetela di piagnucolare e datevi da fare per affrontare la vita e non solo il sole gli amici il cane ecc.

    1. Avatar kikko ha detto:

      eccone un’altro..io ho fatto questo,io ho fatto quello ecc…forse i tuoi genitori non ti hanno mai detto che se gli altri si buttavano dal ponte,non era necessario che li seguissi.nessuno pretende di dire che non si possano fare eccezioni,ma esistono regole e vanno seguite.è logico che tra fare 40 ore settimanali o 80,la differenza è tangibile.siccome io mi sono fatto il culo,voglio che tu te lo faccia maggiormente(nei militari si chiama nonnismo).faccio il pasticcere e sono nell’ambiente da 25 anni e non ho mai visto fino a qualche anno fa,questo sfacelo nella ricerca di personale.ragazzi che arrivano e non sanno lavorare e si stancano velocemente.ma vedo anche molti addetti che fanno senza problemi 2,3,4 ore in più se richieste,senza mai battere ciglio.ma 45 ore settimanali,non sono le 80,e un’ambiente di lavoro sereno,spesso,vale più di 200€ in busta paga.conosco chef,anche di alto livello,che chiedono e pretendono serietà e correttezza,ma talmente carismatici che molti dei loro collaboratori lavorerebbero anche gratis,ma anche che non chiederebbero mai loro di ammazzarsi di fatica,se non corrisposta.

    2. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Quindi mi stai dicendo che per un ristoratore di successo è giusto pagare 1200 euro (o meno) per un capo partita che lavora 80 ore a settimana?
      E dovrebbero pure ringraziarti per tanta generosità? Se tratti così chi lavora con te dovresti meravigliarti del fatto che ancora nessuno ti abbia defecato nei profiteroles.

    3. Avatar Alessio Giacometti ha detto:

      @ gigi…Forse sei tu a non sapere di cosa stai parlando… faccio il cuoco da quasi 20 anni, ne ho viste di tutti i colori e i peggiori sono esattamente quelli come te, quelli che si sono fatti trattare come delle bestie e allora si sentono autorizzati a fare altrettanto, siete la rovina di questo mestiere… chiedere sacrifici e impegno al proprio team non significa sfruttarli come animali, sottopagarli, insultarli e non rispettare le leggi in materia di lavoro…ogni cuoco sa che questo lavoro è duro ma questo non può essere una scusa per annullare la propria vita e quella degli altri.
      E non ti nascondere dietro i margini risicati… sono tutte balle… chissà perché poi tanti chef e ristoratori non si fanno mai mancare nulla per quanto riguarda lusso e affini salvo poi piangere miseria quando c è da pagare il personale.
      C è una sorta di omertà nel mondo della gastronomia riguardo a questo argomento perché a tanti fa comodo così… un gran bello schifo.
      Io sono lo chef del ristorante in cui lavoro, sono il primo a entrare e spesso l ultimo a uscire dalla cucina, cerco di dare l’ esempio ai miei ragazzi, sono severo e puntiglioso ma mai mi sono permesso di insultare qualcuno o di trattarlo come una pezza da pavimento perché ho avuto a che fare con abbastanza bestie di quel tipo per convincermi che quello era il metodo sbagliato. E se qualcuno del mio team deve fare straordinari gli vengono pagati, questa dovrebbe essere la normalità, non 80 ore la settimana per 1200 euro al mese.

    4. Avatar gigi ha detto:

      Alessio giacometti, non so dove hai il ristorante e tanto meno mi interessa, quelli che scelgono di fare il cuoco e fanno meno di 12 ore al giorno vuol dire che stanno perdendo tempo e pensano di fare i cuochi !!
      gli stellati sono la serie A della ristorazione, nessuno ti ci manda a forza come nessuno ti obbliga a lavorare dalle 60 alle 70 ore settimanali se lo fai ti piace e quando hai accumulato sufficiente esperienza monetizzi gli sforzi fatti in gioventu’, non conosco i tuoi costi di gestione ma mi sembra che o lavori veramente molto e fai una media annua di 600\700 mila euro se no a pagare il personale, i contributi e tutti gli oneri a conti finiti non ti restano nemmeno i soldi per il cappuccio la mattina !!! nessuno parla di sfruttare nessuno, ma qui io puntualizzo che si deve smetterla di pensare che il lavoro del cuoco sia facile !! anche tu stai al ristorante dalle 12 alle 16 ore al giorno !! e dovresti almeno pensare di guadagnare 300\400 euro al giorno solo tu come imprenditore, ristoratore e chef e invece riesci a guadagnare puliti 3\4 euro all’ora !! che a fine mese se sei bravo ti fai un millino si e no se non sbagli il food cost e fai poco spreco !!! senti un po il tuo commercialista e senza fare il nero tutto in ricevuta fatti dire cosa guadagni !!! fenomeno !!! e poi dagli pure 1500\2000 euro ai tuoi cuochi !!! vi ripeto smettetela di fare i cazzari che e’ tempo che vi svegliate dalle fiabe !!!
      SEMPRE DOVUNQUE VOSTRO GIGI !!!

    5. Avatar Grammarnazi ha detto:

      Gigi, mi basta vedere quanti punti esclamativi usi per capire che non hai niente da dire al di là delle solite baggianate gggentiste.

    6. Avatar Jimmy ha detto:

      Anch’io capisco che in questo mestiere vengano richiesti sacrifici, forza mentale e fisica, ma non può mancare il rispetto da parte degli altri collaboratori….MAI!
      In cucina ci vuole ordine, disciplina e RISPETTO! RISPETTO! Se siete Chef dovete anche essere professionisti, e il professionista si riconosce in quanto professionale.
      Ho avuto modo di conoscere e lavorare con alcuni fra i più conosciuti cuochi italiani e non ho mai sentito dare del coglione o dello stronzo a nessuno, anzi in caso di tensioni in cucina erano proprio loro a calmare gli animi.
      Io non ti conosco gigi ma prima di essere cuochi siamo persone ok? Non capisco, sembra quasi che se fai questo mestiere allora sei giustificato a trattare le persone come cani bastonati.
      E ti assicuro, li ho visti quei cuochi (chiamarli Chef ora mi fa un po ridere) e ci sono passato anche io: padelle lanciate, pugni contro il muro, piatti rotti…..erano abbastanza repressi e violenti e arroganti.
      Ho avuto modo anche di lavorare all’estero
      Fare lo Chef vuole dire gestire e organizzare mille cose, ma quelli che si autorizzano a trattare le persone di merda e a sfogare tutto lo schifo che hanno addosso sugli altri forse sono i primi che dovrebbero cambiare lavoro.

    7. Avatar Ganascia ha detto:

      Sarebbe quindi auspicabile una coppia di visite al suo locale. Una della finanza, l’altra dell’ispettore del lavoro.