Fettuccine Alfredo: ma insomma, la vera storia qual è?

Il Friuli ha battuto il Veneto: è sua la paternità del tiramisu. Ma veneti e friulani litigano anche per l’invenzione dello spritz.

[Tiramisu veneto o friulano? Siamo stati alle Beccherie]

Per i veneziani il tramezzino è stato inventato a Marghera, dal panettiere Anzanello. Ma la paternità ufficiale è attribuita al Caffè Mulassano in Piazza Castello a Torino.

La lista di alimenti, piatti, ricette e vini dalle origini contese tra regioni e campanili è lunga, ma non pensavamo che comprendesse anche le fettuccine Alfredo. Per anni siamo stati convinti che esistessero solo come tarocco della cucina italiana negli Stati Uniti, dove sono celebri. Sul genere degli spaghetti alla bolognese, per capirci.

[A Donald Trump piacciono le fettuccine Alfredo]

Teoria che non ci sentiamo di escludere, anche se nel 2018, durante il “National fettuccine Alfredo Day” (ebbene sì, una giornata ufficiale non si nega a nessuno) vi abbiamo raccontato una storia diversa delle fettuccine Alfredo, che poi non sono questa gran cosa: fettuccine all’uovo, burro e parmigiano.

[La storia delle fettuccine Alfredo]

A pochi giorni dal nuovo compleanno ci tocca riaprire il caso perché la storia di Alfredo di Lelio, proprietario dell’omonimo Ristorante Alfredo, in via della Scrofa 104 a Roma, e dei due divi di Hollywood che, in luna di miele nel 1920, se ne innamorano contagiando tutta la Hollywood del tempo, viene contestata.

Da chi? Dai famigliari di Di Lelio, secondo i quali il vero ristorante Alfredo sarebbe invece in piazza Imperatore.

Ricostruiamo le due storie grazie a RFood, inserto ogni giovedì in edicola con Repubblica.

La versione del ristorante Alfredo alla Scrofa

“Nel 1914 in una storica e tipica locanda nel cuore di Roma, dalle passioni di Alfredo, la cucina e il teatro, dalla sua capacità di preparare piatti semplici dal gusto speciale, e dalla spettacolare teatralità con cui ne accompagnava l’ingresso a tavola con i suoi folti e inconfondibili baffi, nasceva il mito della inimitabili fettuccine Alfredo”.

Così, Alfredo alla Scrofa rivendica sul suo sito l’invenzione di uno dei piatti più famosi del mondo. È qui infatti che due divi di Hollywood in viaggio di nozze –Douglas Fairbanks e Mary Pickford– assaggiano le fettuccine fatte a mano.

Se ne innamorano e al loro ritorno in America inviano ad Alfredo una coppia di posate d’oro con dedica. È l’inizio del mito: Brigitte Bardot, Frank Sinatra, Jimi Hendrix, Sofia Loren… Ecco alcuni dei clienti celebri del ristorante, oggi gestito da Veronica Salvatori e Mario Mozzetti, eredi dei ristoratori a cui Alfredo cedette il locale, e artefici del suo successo negli anni della Dolce Vita.

La versione del ristorante Il vero Alfredo

Nel 1908 nascono le “fettuccine in piazza rosa”. Sul sito del ristorante Il vero Alfredo in piazza Augusto Imperatore la famiglia Di Lelio rivendica la paternità delle fettuccine, anticipando le date e spostando il luogo di nascita di un paio di chilometri.

Ecco la loro versione: Alfredo Di Lelio le inventa subito dopo la nascita del primogenito per aiutare la moglie a recuperare le forze. E lei suggerisce di inserirle nel menu del piccolo ristorante, in Piazza Rosa, adiate all’attuale Galleria Colonna.

Le ripropone nel 1914 in via della Scrofa. Con la seconda guerra mondiale lascia tutto nelle mani del figlio Armando.

Ritorna sulla scena nel 1950, aprendo un nuovo ristorante in piazza Augusto Imperatore. La raggiunge anche il figlio, nel frattempo venuto via da via della Scrofa.

“Di padre in figlio, di figlio in nipote, fu così che quella degli Alfredo diventò una vera dinastia”, si legge nel sito, accanto alle foto dei personaggi famosi che hanno mangiato le fettuccine.

[Crediti | RFood]

Anna Silveri

4 Febbraio 2019

commenti (16)

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    1. mr ha detto:

      Fra l’altro almeno una delle due storie, con la moglie che ha appena partorito, conferma la vulgata, cioè che si tratta di un piatto per bambini e ammalati.

  1. Paolo ha detto:

    Io ho un rilievo diverso da quello di Me Medesimo: pur non essendo la prima volta che questa diatriba viene riproposta nei siti enogastronomici (si ripropone come una peperonata mal digertia, di fatto), alla fine della lettura si rimane un filo perplessi, come si dovesse dipanare la sentenza di un TAR.
    Non so se qualcuno ha mai avuto a che fare con una sentenza amministrativa: è fatta alla stessa maniera. Arzigogolata, oscura, ridondante di inutili dettagli, tale che alla fine della lettura chiunque degli interessati possa dire “ho raGGione io!”, senza potere essere smentito.
    E soprattutto, visto che appunto si tratta di fettuccine burro e parmigiano, un castello da favola costruito sul nulla; come dicono qui da noi in campagna, dopo aver letto questa puntigliosa ricostruzione “è più la fatica che il gusto”.

    1. Grammarnazi ha detto:

      Quanto hai ragione. Come per tutti i prodotti di mercato, però, l’essenza della gastronomia sta nello storytelling. Poco conta il contenuto: è importante ammantare qualsiasi materia o preparazione di narrazione fine a se stessa.

  2. Orval87 ha detto:

    La verità è che trattasi di ricetta inutile, dai, pasta con burro e parmigiano, mi vergognerei a pretenderne la paternità di una non-ricetta talmente basilare.

  3. Dani ha detto:

    Dai commenti deduco che nessuno ha assaggiato le originali, quindi come fate a giudicare?

  4. Ines Di Lelio ha detto:

    Spett.le Redazione di DISSAPORE,
    sono la proprietaria del Ristorante Il Vero Alfredo in Piazza Augusto Imperatore a Roma e sono la nipote di Alfredo Di Lelio, inventore nel 1908 delle fettuccine all’Alfredo (note all’estero come fettuccine Alfredo).
    Mi propongo nuovamente, come in passato, di fare chiarezza, con prove ineccepibili, sulla storia delle fettuccine di mio nonno.
    Un aspetto significativo della vita della mia famiglia è storicamente condiviso dagli attuali proprietari di Alfredo alla Scrofa (nipoti dei camerieri Ubaldo ed Urbano ai quali mio nonno Alfredo lasciò il ristorante nel 1943): mio nonno inventò le fettuccine dedicate a mia nonna Ines, prostrata e debole a seguito del parto di suo figlio, primogenito, Armando (mio padre), nato il 26 febbraio 1908. Preciso che le uniche mie 2 zie, sorelle di Armando, sono nate nel 1909 e nel 1910. Quindi è storicamente alla fine di febbraio del 1908 (subito dopo il parto) che nascono le note fettuccine, ed all’epoca mio nonno lavorava con mia bisnonna Angelina nella sua trattoria di Piazza Rosa (attuale Galleria Sordi). E’ quindi nella trattoria materna che mio nonno inventò nel febbraio 1908, con un affettuoso ed originale gesto di amore verso mia nonna Ines, le sue fettuccine. Con la chiusura della trattoria materna a seguito della distruzione di Piazza Rosa intorno al 1912-1913 per la costruzione della Galleria Colonna, mio nonno Alfredo Di Lelio decise di aprire nel 1914 il suo ristorante “Alfredo” in via della Scrofa sulla base di un contratto di affitto del novembre 1914 con un Ente religioso (che non cito per ragioni di privacy), di cui conservo gelosamente una copia. La famiglia di Alfredo, composta da mia nonna Ines, mio padre e le 2 sorelle abitava sopra il ristorante. Sono certa, grata anche del vostro quesito, di aver assicurato, con tali ineccepibili aspetti e dati storici della mia famiglia, massima chiarezza e trasparenza ad un evento che è diventato “storico” anche per la cucina mondiale: il locale ove sono state inventate le fettuccine corrispondente alla trattoria di Piazza Rosa. Grata della Vostra attenzione, cordiali saluti Ines Di Lelio

    1. Me Medesimo ha detto:

      Mi ricorda la super cazzola del buon Ugo Tognazzi in amici miei…

      Un Abbraccio

    2. Dani ha detto:

      Grazie della precisazione purtroppo soleggiata dai soliti commentatori di queste pagine. Io le ho assaggiate ed ho avuto l’onore di farlo con le celebri posate!

    3. Alezzandro ha detto:

      Cara Ines, capisco la tua battaglia, ma accetterai che è come chiedersi chi ha inventato il pane. Acqua e farina cotti al caldo.

      Il nonno di mio nonno, nei primi anni del ‘900, e qui potrei citare la mia intera genealogia con tanto di emigrazione di alcuni in Argentina, una sera tornando a casa tardi dal campo aveva fame ma la nonna di mia nonna, buon anima aveva finito i pomodori. Fuori pioveva che Dio la mandava, il campo era lontano, e il nonno di mio nonno, buon cuore, le disse: “non ti preoccupare, fammi quelle tagliatelline, senza pomodoro che ho fame”. E fu così che nacque…

  5. Giuseppe ha detto:

    Solo un dubbio: ma nel 1908 a Roma era di facile reperimento il Parmigiano Reggiano (per una trattoria che mi par di capire fosse abbastanza popolare) o andava bene qualunque altro tipo di formaggio da grattuggia?

    Faccio sempre fatica a credere che in epoca pre-boom (prima degli anni ’50 del novecento per intenderci) tale formaggio fosse diffuso in tutta Italia tranne che in nicchie di lusso eppure lo vedo sempre citato, ad esempio anche in ricette del pesto ligure che si vuol datare molto indietro del tempo.

    Secondo mer era diffuso solo in Pianura Padana e poco oltre, altrove si usavo altro ma potrei sbagliarmi, mi piacerebbe il parere di qualcuno che ne sappia piu` di me.

    Saluti
    Giuseppe

    1. Fake ha detto:

      Senza saperlo, ma ipotizzando, direi che ai tempi anche il concetto di “Parmigiano” e di conseguenza il suo prezzo (giustamente!) elevato fosse un po’ fumoso.

      Va anche detto che il formaggio da grattugia si può fare senza chiamarlo Parmigiano, basta cuocere la cagliata, quindi credo trattasi di quello.

    2. mr ha detto:

      Credo anch’io che all’epoca, prima di DOP, DOC, DOCG e varie, fosse “parmigiano” con la “p” minuscola, per indicare il tipo, insomma roba da grattugiare. Un po’ paradossalmente era il “tipo parmesan” che oggi si fabbrica e si vende all’estero.

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