Guida Michelin 2019: la smettiamo di dire che nei Bib Gourmand si mangia con 32 euro?

Orsù caro Bibendum, testimonial imperituro della Guida Michelin, mascotte di pneumatici prestata ai migliori ristoranti, perché ti prendi gioco di noi, che ogni autunno attendiamo i tuoi consigli più di tutti gli altri?

Proprio ieri, gran furbacchione, hai messo su la tua maschera più leccarda (quella in cui, letteralmente, ti lecchi i baffi) per svelarci i ristoranti Bib Gourmand, i più convenienti della tua selezione, in anticipo sull’uscita della Guida 2019.

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Ecco, i Bib Gourmand: mi preme sapere se sbaglio moneta di scambio o se davvero sono fuori fascia, rispetto a come li intendi tu.

Dici che questi ristoranti “propongono una piacevole esperienza gastronomica, con un menù completo a meno di 32 € (35 € nelle città capoluogo e nelle località turistiche importanti)”. Insomma, posti selezionati in base al “rapporto qualità-prezzo” e alla “passione per la tavola”, che si tratti di cucina “tradizionale”, “rivisitata” o “leggermente rivisitata”.

Ho l’impressione, caro Bibendum, che ti sia impantanato in un paradosso: con l’espressione Bib Gourmand sembri in realtà segnalare un gruppone di ristoranti, bistronomie, osterie contemporanee che con le stelle Michelin c’entrano poco, perché non ne rispettano i canoni, ma che costano lo stesso parecchio. Forse un pochino meno, ma comunque parecchio.

Penso al Consorzio e a Scannabue, perché vivo a Torino e ricordo bene di aver speso decisamente più di 35 euro (bevande escluse, senza darmi alla pazza gioia), quando ci sono stata.

Ma penso anche a Trippa, a Milano, dove a spendere meno di 35 euro, per le tre portate canoniche, bisogna sperare che alla cassa ci cancellino qualcosa.

Tutti gran bei posti, per carità, inclusi grandi esempi di osteria come Boccondivino, a Bra, roccaforte di Slow Food, dai prezzi più simili a quelli che indichi tu. Sempre in Piemonte, ignori l’osteria delle osterie, Gemma a Roddino e La Piola di Alba, il mitico prêt-à-porter di Enrico Crippa, per nominare due assenze assurde.

Avevi altre priorità, forse. Allungavano di troppo la lista. Però, in Emilia Romagna, ci sono tutte e tre le sedi di “Osteria del Gran Fritto”: quella di Cesenatico, quella di Milano Marittima, e pure Osteria Bartolini, a Bologna. Tre Bib Gourmand alla stessa azienda, tre ristoranti con la stressa carta. Non sapevi proprio scegliere, Bibendum.

In generale, noto un gran miscuglio di trattorie e ristoranti che vorrebbero (o forse no) avere la stella Michelin.

Un premio di consolazione?

Non per noi che percorriamo alla cieca la tua mappa trovandoci a spendere molto più di quanto preventivato. Oltre a tre euro di coperto (alla faccia del buon rapporto qualità/prezzo).

Fai una distinzione tra osterie e “ristoranti non stellati”, inventati qualcosa.

E già che ci sei fai un giro a Roma quando hai messo su le gomme invernali: possibile che nella capitale ci siano solo tre Bib Gourmand, nonostante la scena vivace come non mai? Cosa ti hanno fatto Santo Palato e Mazzo, per dirne due sulla bocca di tutti?

Mi dirai che il secondo è un po’ fuori fascia: mah, a me pare allineato a tutti gli altri.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

9 novembre 2018

commenti (4)

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  1. Gerry_M ha detto:

    A questi prezzi, parlo di 32-35 euro a menù, ho mangiato all’Osteria dell’Enoteca di Palluda, ad esempio, e non mi sembra per nulla inferiore a locali come il Consorzio e Boccondivino. In realtà credo che sia superiore ad entrambi ma lo tengo per me! Ma mi spiace non vedere in questa guida Casa Baladin, con menù a 35 euro e livello nettamente superiore a questi e tanti altri locali.

  2. Ganascia ha detto:

    Lo stesso vale per le Osterie d’italia. Che di osterie non hanno veramente nulla

  3. paolo ha detto:

    Gentile Chiara, lei doveva qualificarsi come food blogger, influencer , promoter ecc e le avrebbero fatto lo sconto.

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