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Il mondo della ristorazione stellata ha iniziato a dialogare con quello che fino a ora era il nemico giurato dei gourmet: l’universo delle piattaforme online. A quel che si dice, infatti, la Guida Michelin ha unito le proprie forze con il colosso delle recensioni sul web, TripAdvisor, e con un altro importante player del settore, The Fork. Le novità sono sostanzialmente due e, anche se non sembra, sono piuttosto epocali.

La prima è che i 14mila ristoranti della Guida Rossa verranno indicati in maniera specifica su TriAdvisor (sia sul sito che sull’app), con le distinzioni Stelle (o stelle), Bib Gourmand e Piatto. Finalmente, dunque, la pizzeria-spaghetteria-take away non comparirà più nella stessa classifica del tre stelle Michelin, con il rischio (che spesso si traduce in realtà) che magari la prima abbia pure più voti positivi del secondo. C’era della confusione, su quel fronte, e ci sembra un’iniziativa più che azzeccata quella di provare a fare chiarezza, spiegando che nella ristorazione ci sono campionati diversi.

La seconda novità è che circa quattromila ristoranti stellati in tutta Europa saranno presto accessibili e prenotabili tramite la piattaforma online The Fork. In quest’ultimo caso, non è ancora chiaro se gli stellati andranno a proporre sconti o promozioni per gli utenti web, come generalmente fanno gli altri ristoranti aderenti al sito, ma siamo pronti a scommettere che, almeno in alcuni casi, sarà così.
Ce lo ricordiamo ancora, qualche anno fa, quando i primi ristoranti stellati si piazzarono un po’ timidamente su Groupon, con dei deal di cui loro stessi un po’ si vergognavano e che facevano (forse per la prima volta) trapelare una grande verità, anzi la gridavano proprio a gran voce: la vita di un ristorante blasonato non è così rosea come spesso si pensa. I tavoli non sono sempre facili da riempire e, alla fine del mese, i conti non sempre tornano. Quindi, largo alle offerte stracciate, a costo di perdere un pochino la faccia.

Poi arrivò Michelin Days. La Guida Rossa, probabilmente, aveva intuito il potenziale di appeal di una scontistica sui “suoi” ristoranti, e aveva deciso di provare a lanciarsi nel mercato dei deal promozionali. Ma ubi maior, minor cessat, e Michelin deve aver pensato che sfruttare il bacino di utenti di The Fork allo scopo di riempire i ristoranti stellati possa essere decisamente un affare.

O tempora, o mores, cari Dissaporiani: se per vendere è necessario fare qualche promozione speciale, meglio farla tutti insieme, uniti e compatti, in modo che nessuno in particolare venga additato come poco elegante. Certo, sarebbe allora il caso di parlare di sostenibilità dell’alta ristorazione, e di cosa fare per evitare che i ristoranti gourmet di mezzo mondo vivano più di luce riflessa dalle stelle che di fatture pagate. Ma, decisamente, la soluzione di abbracciare l’immenso mercato della ristorazione e delle recensioni web è sicuramente una strada più facilmente percorribile, al netto del fatto che più o meno qualsiasi ristoratore di livello (almeno fino a ieri) considerava certi siti al pari di un’invasione di blatte giganti nella propria cucina.

Un’ultima considerazione che ci preme fare sul tema (e poi la smettiamo di rigirare il dito nella piaga, promesso), è che questa mossa ci pare un enorme e timoroso passo indietro per la Guida Michelin, che negli ultimi anni aveva fatto un lavoro straordinario di contenuti e recensioni online (un po’ meno in termini di posizionamento, se possiamo dare un consiglio tecnico, visto che i risultati della guida comparivano raramente tra i primi), ponendosi e proponendosi come l’alternativa credibile e autoriale (nonché l’unica possibile, in termini di quantità e completezza di contenuti) a TripAdvisor. Ora, alleandosi con la concorrenza, si rischia di affossare il progetto appena iniziato.

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