Il Buonappetito: mangiare vegano è una cosa; mangiare di m***a un’altra

L’altro giorno avevo un assoluto bisogno di una pausa pranzo salutare. Mi dirigo dunque verso un locale specializzato in zuppe e cose leggere, ma è affollato come l’Apple Store quando esce il nuovo telefono da un trilione.

Grazie al cielo (o all’inferno) noto che alla porta accanto c’è un altro locale che propone cibi veg-bio-natur-smart-che-fan-ben e c’entro.

È una sorta di self service. E ha tutta una teoria di vassoi colmi di roba dall’aria depressa:
— broccoli in crisi d’identità;
— patate in gruppo d’autoaiuto;
— carote lesse con l’Alzheimer;
— dell’insalata appena estratta da una busta in pieno panico agorafobico.

[Ristoranti veg: sono questi i 10 migliori d’Italia?]

Uscirei anche, ma ormai la cameriera m’ha adescato decantandomi le virtù di una sbobba: non la sto ascoltando –sono ancora sotto shock– ma direi che è mastice per serramenti.

Bon, alla fine il mio vassoio viene riempito con:
— una zuppa di patate e porri che ha grandi grumi catarrosi;
— un hummus scondito che pare argilla;
— delle verdure lesse e depresse, sicuramente vittime di abusi.

[Perché ai vegani, che hanno fatto una scelta, piace comprare la carne finta?]

Siedo, attacco il mio pranzo e d’improvviso mi sento triste come un condannato a morte. Ma un istante dopo, la mestizia volge in rabbia: è mai possibile far da mangiare così male? In più distruggendo la reputazione del meraviglioso mondo vegetale?

Con la scusa del bio-veg-smart s’è messa in attività un sacco di gente che doveva proprio far altro.

[Cosa c’è di etico nella dieta dei vegani?]

Bisogna fermarli, perbacco: rovinano la reputazione dei locali –finalmente non c’è solo più Pietro Leemann, penso al torinese Antonio Chiodi Latini, senza volare fino ai Crippa o ai Redzepi– che con le verdure fanno meraviglie.

“Ristorante vegano” non significa niente, né in bene né in male. Prima di tutto un ristorante dev’essere buono. Poi se è pure vegano buon per lui.

Se invece si mangia di m***a, lo può gestire pure Gandhi redivivo ma col cavolo (lesso) che c’entro.

Luca Iaccarino

23 gennaio 2018

commenti (9)

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  1. grammarnazi ha detto:

    Concordo. Ma quasi quasi preferisco mangiare di merda che mangiare meglio ma dovermi sorbire le pompose pippe mentali di personaggi come Leeman, che personalmente sarei felice di vedere in miniera. Possibilmente a fianco a Bottura, che non cucina vegano, ma da queste persone ha imparato l’arte della fuffologia.

    Sarò limitato, ma quando spendo dei soldi per una cena – tanti pochi che siano – voglio che mi servano cibo, non ideologia e perle di filosofia spicciola che stonerebbero persino sulla Smemoranda.

    1. guido ha detto:

      Lei non vada in certi ristoranti se ha necessita’ di porzioni da tagliaboschi della Lapponia. Non riesco neppure a immaginare che tipo di attivita’ lei svolga, la quale le richieda certi dosaggi. In ogni caso mettere in discussione il talento e il coraggio di esplorare altre esperienze di gusto di Bottura e Leeman mi sembra davvero superficiale.

    2. giusem3 ha detto:

      pippe mentali?
      Sono cliente da anni di Leeman e sono stato da Bottura.
      A me nessuno di loto ha donato pippe, ma solo splendide serate.
      Chiaramente il denaro da accesso a tutti ed è la bellezza della democrazia.
      Ma qualche neurone beh non lo trova ne in miniera ne sul Cervino almeno lei.

  2. rossana ha detto:

    Da vegana ondivaga che più volte ha fatta simile esperienza in ristoranti bio-vega-morti e smorti. Delle sbobbe immangiabili e porzioni da fame. Conti però salatissimi. Che si tratti di mense punitive del gusto e dello spirito?
    Poi, davvero, cucino verdure più volte a settimana e mi chiedo perché questi invece che andar di fantasia taroccata non si limitino a far delle semplici verdure bollite, saltate in padella, messe in forno a far la crosticina.
    Esistono mille piatti tradizionali a base di verdure che ogni famiglia italiana, lungo tutto lo stivale, cucina da sempre senza tirarsela troppo. E se mettessimo insieme tutte le ricette tradizionali di ogni regione dello stivale a base vegetale potremmo mangiare vegano ogni giorno dell’anno senza ma mai mai rinunciare al piacere della tavola.
    Chissà se un giorno qualcuno aprirà un ristorante così, solo ricette vegetali italiane doc, senza fronzoli filosofici e pappette da malati anemici…

    1. lamo ha detto:

      A Roma (San Lorenzo) c’è Veg&Veg che propone cibi vegetariani e vegani ma ha una vena evidente che si rifà alla tradizione siciliana, panelle, caponata. Io sono onnivora ed ho trovato tutto molto buono e godibile senza derive salutistiche o modaiole che invece ho spesso incontrato girando per ristoranti coi miei amici vegani.

    2. Paolo ha detto:

      Mi meraviglio di google che mette degli articoli inutili e scritti da chi sa chi. Poi i commenti ignoranti seguenti fan capire il discorso da carnivoro convinto. Di parte non si scrive. La carne fa male, il vegetarianismo sarà il futuro,mettetevelo in testa!!!! Poi stanno già arrivando gli insetti sulle nostre tavole che prenderanno finalmente il posto alla carne!!!!!!

    3. ovoallacoque ha detto:

      Scusa PAOLO, ma mi sa che la carenza di proteine animali ti sta dando alla testa…. Ma gli insetti che “finalmente” prenderanno il posto della carne sulle nostre tavole, NON SONO CARNE??????
      Come tutti i vegani mangi troppi cavoletti e ragioni a cavolo!

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