di Chiara Cavalleris 11 Ottobre 2018

“Il primo passo della fine della critica gastronomica” è un ristorante aperto da una testata giornalistica, che pubblica recensioni su quegli stessi chef che ospita ai propri congressi. Un circuito vizioso, da cui si è totalmente esclusi o inclusi, con tutti i dovuti favori che ne derivano”.

Questa l’opinione, certo non sfumata, dell’uomo mascherato Valerio Visintin su Identità Golose, il congresso per chef diretto dal giornalista Paolo Marchi che ha da poco aperto un locale –”hub internazionale della gastronomia”– a Milano.

Da noi intervistato al Dissapore Cafè del Salone del Gusto 2018, il critico del Corriere della Sera ha posto l’attenzione sulle attività di Identità Golose, a suo parere un coacervo di conflitti d’interesse tale da nuocere al settore stesso.

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“Oltre a essere un’associazione di cuochi, con un secondo nome che è Ambasciatori del gusto, oltre a essere un congresso, che chiama i cuochi a lavorare per loro (gratis) e che fa un sacco di soldi con gli sponsor, con tutto l’indotto che questo evento richiama, è diventato una sorta di ristorante, che funziona allo stesso modo: incassa con i soldi dei clienti e chiama tanti cuochi famosi a cucinare. Un potentato, una specie di Spectre, anche al di là delle intenzioni (che saranno anche, voglio credere, benevole) di chi guida quell’associazione”.

Secondo Visintin Identità Golose è “diventato troppo potente per sussistere”. “Oltretutto fa critica gastronomica, pubblica anche una guida. Insomma, è veramente il peggio di quello che uno si può aspettare in questo momento, sopratutto dal punto di vista del lettore, che rimane tradito da questo meccanismo, ma anche dal punto di vista di tutti quegli chef che non entrano nel circolo.”

Come il direttore di Dissapore Massimo Bernardi ha ricordato nel video, eventuali repliche da parte di rappresentanti di Identità Golose, non presenti durante l’intervista, sono ovviamente gradite.