L’annuncio di Ana Roš, portentosa chef a tre stelle Michelin del ristorante Hiša Franko in Slovenia e numero 60 nella prima metà della 50 best appena rivelata, è arrivato via Instagram, scatenando immediatamente le reazioni dell’internet gourmettaro: “perché quest’anno non parteciperò alla cerimonia dei 50 Best Restaurants a Lima”, e chi si aspettava l’ennesimo “gran rifiuto” di premi e patacche varie da parte di una cuoca ormai arrivata si è sbagliato di grosso. Quello di Roš è un attacco lucido e circostanziato, oltre che pacato nei toni, di un sistema che ormai si è talmente distorto da diventare la parodia corrotta di sé stesso: “quando la visibilità diventa la valuta di scambio, l’abilità nel promuovere un ristorante rischia di diventare più importante dello stesso lavoro in cucina”.
Ana Roš vs. 50 Best
Un sistema che la stessa Roš, con estrema trasparenza e correttezza, non rinnega di aver sostenuto: “per molti anni sono stata orgogliosa di essere parte della 50 Best. Specialmente agli inizi, la sensazione era quella di appartenere a una comunità vivace che celebrava l’eccellenza. Ho portato ospiti da tutto il mondo in una piccola valle in Slovenia, e mi ha portato amicizie che ancora conservo, e per tutto questo sono molto grata”.
Una intro accomodante, che anticipa la stoccata: “col tempo, però, il successo nella classifica ha cominciato a dipendere sempre di più dalla visibilità all’interno del sistema stesso. Nel settore, quantità sempre più importanti di tempo, soldi e impegno vengono dedicati all’ecosistema che circonda gli awards – dagli eventi internazionali ai viaggi e cene stampa”. Uno sforzo che, ormai, è diventato talmente importante da togliere risorse a ciò che, continua la chef, conta davvero: “i nostri ospiti, il nostro team, i fornitori, e il lavoro quotidiano per rendere il nostro ristorante migliore”.
Il tema non è nuovo, ma qualcosa è evidentemente cambiato. Noi stessi, a commento delle varie classifiche annuali della 50 Best Restaurants abbiamo spesso auspicato che l’Italia si rapportasse con lo stesso sistema da cui Ana Roš è stata in grado di ricavare visibilità -non solo per sé stessa ma anche per tutta la ristorazione slovena- sull’unica vetrina internazionale che, negli anni, era stata in grado di porsi come alternativa alla sacralità della Michelin, portando all’attenzione internazionale grandi nomi snobbati dalla rossa. È il caso del nostro Lido 84 di Gardone Riviera, sedicesimo posto l’anno scorso e italiano più alto in classifica con appena una stella, ritenuta dai più davvero troppo stretta.
E se quest’anno i fratelli Camanini sono ormai fuori dai giochi visto il loro clamoroso e inaspettato ritiro dall’attività, la percezione è sempre stata quella: i nostri grandi nomi presenti in 50 Best, Romito, Niederkofler, Alajmo, Crippa sono spettacolari solisti, talenti puri che giocano da soli la loro partita contro squadre meglio organizzate, e non ci sarebbe stato nulla di male -siamo adulti e sappiamo come funziona- ad alimentare quell’”ecosistema” di cui Roš parla nel suo post. Almeno finora, momento in cui qualcosa si è rotto, e la chef di Hiša Franko sembra aver dato voce ad anni di sussurri e gossip nei corridoi della comunicazione gastronomica, secondo cui l’entusiasmo iniziale di chi detiene il diritto di voto nella Academy di 50 Best (o millanta di farlo, che è un altro problema), abbia lasciato il posto a pretese esorbitanti tra viaggi e trattamenti da vip.
Al momento non c’è nessuna risposta da parte dei diretti interessati, ma come questa crisi d’immagine verrà gestita dirà molto: se Michelin vive ormai perennemente sotto attacco, tra chef che rinnegano le stelle e accuse di non avere abbastanza ispettori e scrivere le schede con l’IA, e ci ha abituati a risposte tanto rare quanto laconiche, 50 Best potrebbe davvero porsi come vera alternativa alla guida gommata affrontando con concretezza e trasparenza i temi portati alla luce da Ana Roš. Attendiamo fiduciosi.

