di Luca Iaccarino 26 Aprile 2018

Oh-la-là! Ed eccola qua un’altra lista, un’altra classifica dei migliori ristoranti.

Se la commento con tre giorni di ritardo –è stata presentata a Londra lunedì sera– è perché gli organizzatori hanno fatto uno scherzo alla stampa presente: hanno distribuito una classifica sbagliata, con le posizioni dalla 32 alla 62 invertite con quelle dalla 63 alla 99, producendo un certo sgomento.

La buona notizia è: non solo gli italiani fanno pasticci.

Ciò detto, torniamo alla classifica (quella giusta). Dissapore non ha certo l’esclusiva: da tempo lo strumento del ranking è il più amato dagli italiani –come quelle cucine della pubblicità– ma pure da tutti gli altri. Classifiche, classifiche, classifiche: nella tempesta dell’abbondanza contemporanea, abbiamo bisogno di un ormeggio, di un capitano che ci dica dove attraccare.

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E Steve Plotnicki del capitano ha il phisique: corpo da gastronomo, sguardo tagliente, voce roca, presenza di scena. Da anni, come vi raccontavo l’altro giorno, organizza Opinionated About Dining, la Top100+ (nel senso che arriva fino a 200) che grazie a un algoritmo che pesa i voti di centinaia di gourmet più o meno esperti ordina i ristoranti del mondo.

(Un guru, un algoritmo, il popolo dei golosi: vi sarà mica venuto in mente Casaleggio? Diciamo che questo è una sorta di Movimento Tre Stelle).

Lunedì sera al Royal Hospital Chelsea è andata in scena la premiazione della Top100+ Europa. Dunque mi butto a testa bassa a darvi un po’ di risultati, ché se no facciamo notte.

Questa la Top ten:

1. Schloss Schauenstein in Svizzera
2. Faviken in Svezia
3. Etxatabarri in Spagna
4. L’Arpege in Francia
5. Azurmendi in Spagna
6. Chambree Séparée in Belgio
7. De Librije in Olanda
8. Restaurant Frantzen in Svezia
9. Restaurant Quique Dacosta in Spagna
10. Le Calandre in Italia

Per spiegarla come nelle barzellette: vince uno svizzero, spagnoli e nordici dominano, gli italiani si salvano per il rotto della cuffia con gli Alajmo (l’amore patrio è al sicuro).

Schloss Schauenstein è il miglior ristorante d’Europa? Non saprei, non ci sono mai stato. Ma si sa, le classifica sono come le palle: ognuno ha le proprie. Salta certo agli occhi la divergenza con l’altra, più celebre classifica planetaria, la Fifty Best che, ad esempio, tiene sempre nei primissimi posti lo spagnolo El Celler de Can Roca e l’italiano Osteria Francescana che invece per OAD sono rispettivamente ventiduesimo e quindicesimo. In Europa, non nel vasto mondo.
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Ma le classifiche sono come le palle, dicevo.

A proposito di italiani. Vi elenco i primi dieci in classifica con le rispettive posizioni

Le calandre è al posto 10
La Francescana è al 15
Lido 84 al 21 (l’aria che tira qui è che Riccardo Camanini sia la stella più splendente del momento).

Il Reale è al 30
Piazza Duomo è al 32
Lume è al 47
Seta è al 57
Tokuyoshi è al 63
La Torre del Saracino è al 69
Villa Crespi è al 75

Poi nei cento seguono Bartolini all’80, Agli Amici a Udine all’83, il Duomo a Ragusa al 96.
[Il Duomo di Ciccio Sultano, appena rinnovato, piatto per piatto]
Sono i dieci migliori ristoranti italiani? Sono di certo dieci grandi ristoranti italiani. Sono di certo dieci grandi ristoranti italiani perlopiù a Milano e dintorni.

Più in generale, la sensazione è che i gourmet capitanati da Plotnicki abitino nelle grandi città e girino relativamente poco se non mossi dalle correnti che di anno in anno indirizzano la gastronomia planetaria, e dunque vadano dove li portano il cuore, il gusto ma pure la promozione.

Così si spiega, per dire, perché l’anno scorso tutti postavano selfie dal Faviken e poi il Faviken è il secondo ristorante in Europa.

Non c’è niente di sbagliato: i gourmet non sono critici, vanno dove gli pare, mica devono visitare tutti i locali. Però poi, certo, il risultato può essere eccentrico.

Fa un po’ lo stesso effetto la classifica collaterale Top100+ Casual Restaurants, dedicata a bistrot e simili. Vince, strameritatamente, Estimar di Barcellona (personalmente, una delle esperienze più goduriose della mia vita).

Quarto posto, ugualmente meritatissimo, per Trippa di Milano.

E poi ecco gli altri italiani:

Retrobottega di Roma al 67
Ratanà di Milano all’88
Manna di Milano al 99
Spazio di Milano al 102
Osteria Fernanda di Roma al 145
Mazzo a Roma al 166
Trattoria del nuovo macello a Milano al 173
Al Convento a Cetara al 200.
[Voglio convincervi ad andare da Retrobottega prima possibile]
Come si arguisce, evidentemente anche i gourmet “casual” italiani sono “basati” –in questo mondo si usa dire così– in posti precisi, in questo caso a Milano si aggiunge Roma (e Torrente diavolo se sa comunicare).

Così vanno le cose, così devono andare.

 In fin dei conti la mia considerazione è questa. Le classifiche –quella di OAD come la FIfty Best– raccolgono locali eccellenti, e sono un ottimo spunto per andare a provare posti nuovi. Io di certo tenterò di prenotare da Schloss Schauenstein alla prima occasione.

Il vincitore si gode una bella premiazione e una buona notorietà. Gli altri non devono badare al capello: il fatto che tu salga o scenda non ha molto a che fare con la tua cucina, con il tuo lavoro. Significa che la corrente che muove i banchi di gourmet scorre potente in un’altra direzione. Lasciala correre.

Live and let dine.