di Valentina Dirindin 17 Luglio 2020
ristorante

DPCM: com’era bella la vita quando nessuno di noi sapeva cosa volesse dire quest’acronimo. E invece, tra le cose che ci ha portato il Coronavirus, c’è anche la familiarità con i decreti del presidente del Consiglio dei Ministri, che da mesi ci dicono cosa possiamo e cosa non possiamo fare, a casa come nei ristoranti. L’ultimo Dpcm è datato 14 luglio e, anche se sembra non modificare quasi nulla nelle nostre abitudini quotidiane, in realtà non è così.

“Le misure di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020”, dice il nuovo Dpcm, “sono prorogate sino al 31 luglio 2020”. Nulla di nuovo, dunque? Più o meno, visto che al nuovo decreto è allegato anche un decalogo con le nuove “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative della Conferenza delle Regioni e delle province autonome”, già in parte anticipate dalla Conferenza Stato – Regioni.

Nuove regole che riguardano ristoranti, bar e strutture ricettive, dunque. Non troppo dissimili dalle normative già in vigore e con cui clienti e ristoratori avevano imparato a convivere, a dir la verità, ma qualche novità c’è. Vediamola insieme.

Accoglienza alla clientela

Poco cambia sulle misure di prevenzione, che nei ristoranti devono essere comunicate a personale e clienti attraverso “una adeguata informazione”, “comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità”. La temperatura corporea “potrà essere rilevata” all’ingresso: nessun obbligo di farlo, dunque, ferma restando la regola – qualora si rilevi la temperatura – di impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

L’ingresso sarà ancora consentito “ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra le sedute”. Il personale di servizio deve ancora utilizzare la mascherina (così come i clienti ogni qual volta che non sono seduti al tavolo) e igienizzarsi sovente le mani.

Prenotare o non prenotare?

Negli esercizi bisognerà “privilegiare l’accesso tramite prenotazione”: cosa significa esattamente non lo sappiamo, visto che ci auguriamo che questo già avvenga, Covid o non Covid. Fatichiamo a immaginarci la situazione in cui prenoto un tavolo al ristorante e il mio tavolo anziché a me viene dato a un cliente che passa di lì. Ma andiamo avanti. Così come accadeva prima, i gestori dovranno “mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni”. E, ci perdoni il Consiglio dei Ministri, ma anche in questo caso avremmo qualcosa da ridire: che senso ha mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato, e non quello dei soggetti seduti ai vari tavoli (anche solo nella misura di uno per tavolo, sia chiaro)? A meno di non pensare che chi non prenota è esente da contagi, e quindi può anche non essere avvisato se il gestore scopre di aver riscontrato un caso di positività nel suo locale.

Igienizzazione di mani e bagni

Resta l’indicazione di rendere disponibili prodotti per l’igienizzazione delle mani, soprattutto “in prossimità dei servizi igienici, che dovranno essere puliti più volte al giorno”. Una regola che, come spesso accade, non detta delle disposizioni precise: quante volte vanno politi i bagni? Perché prevedere una sanificazione periodica dei servizi igienici ci sembra abbia a che fare con il buon senso e con il decoro più che con la pandemia in atto. Forse siamo degli ingenui, ma ci auguriamo che già prima del Covid i servizi igienici dei ristoranti che frequentiamo fossero puliti più di una volta al giorno.

Giornali e riviste

Una delle novità più sentite riguarda la consultazione di giornali e riviste all’interno dei locali pubblici. Anche se sappiamo che lo avete pensato, non è una variabile che riguarda solo la Gazzetta dello Sport per la colazione del lunedì mattina: c’è un intero ramo dell’editoria (si pensi ai free press) che ruota intorno alla distribuzione gratuita di copie negli esercizi commerciali. Con le nuove disposizioni “è consentita la messa a disposizione, possibilmente in più copie, di riviste, quotidiani e materiale informativo a favore dell’utenza per un uso comune, da consultare previa igienizzazione delle mani”.

Disposizione dei tavoli: si può mangiare con i non congiunti?

Qualsiasi cosa abbiate pensato, fate un passo indietro e rileggete con attenzione. La verità è che nulla cambia rispetto alle regole sul distanziamento dei non congiunti a tavola: in pratica si fa quel che si vuole, esattamente come prima. La norma rimane la stessa, colpevolmente o (oseremmo azzardare, all’ennesima pubblicazione) volutamente poco chiara.

“I tavoli devono essere disposti in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale”. Ma “detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale”. Quindi dipende da me, ed è il motivo per cui nei ristoranti, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci chiedono se siamo congiunti.

Buffet: il ritorno dell’apericena

Nuove disposizioni riguardano invece il buffet: torna – che vi piaccia o no, noi per esempio non lo rimpiangevamo – l’apericena, o meglio la somministrazione tanto utilizzata in catering, eventi e matrimoni. È infatti consentito il “buffet mediante somministrazione da parte di personale incaricato, escludendo la possibilità per i clienti di toccare quanto esposto e prevedendo in ogni caso, per clienti e personale, l’obbligo del mantenimento della distanza e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie”.

Quindi l’apericena torna, ma non come ce lo ricordiamo, con i tuffi incrociati dei clienti sui vassoi di uova ripiene all you can eat.

Aria condizionata

Anche sull’aria condizionata, spesso accusata di poter essere un veicolo di diffusione del virus, la regola è che non c’è nessuna regola. L’allegato al Dpcm, infatti, si limita a indicare l’obbligatorietà di “escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria”, ma questo solo “se tecnicamente possibile”. Il che significa che chi non ha a disposizione quell’impostazione nel proprio impianto di condizionamento può anche non preoccuparsene.