Ristoranti siciliani: i 25 migliori del 2018

Il 2018 è stato l’anno migliore nella storia della cucina siciliana contemporanea.

L’affermazione, perentoria, arriva dopo un continuo andirivieni per confezionare uno dei pezzi di Dissapore più impegnativi dell’anno: la classifica dei 25 migliori ristoranti siciliani, edizione numero tre.

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I criteri che l’hanno ispirata sono semplici: attenzione per le cucine migliori, per la personalità degli chef, per il servizio e l’atmosfera generale dei ristoranti.

Tendenze 2018

Uovo, uovo e ancora uovo. Indifferenti agli altalenanti diktat nutrizionali, gli chef siciliani lo impiegano molto, e spesso come elemento principale del piatto. Impossibile non citare il tartufo, in qualche caso, e nei periodi propizi dell’anno, protagonista di interi menu dedicati.

Sta venendo meno la consuetudine di offrire un assaggio d’olio siciliano a inizio pasto. Potrebbe essere perché ci si prepara a un’annata sfavorevole, ma un piccolo sforzo promozionale nella terra degli olivi andrebbe comunque fatto.

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Pertanto, dopo avervi presentato i piatti più buoni provati nei ristoranti siciliani durante l’ anno, e i premi speciali categoria per categoria, ecco finalmente la classifica dei ristoranti migliori. Vi aspettano rinnovamento, emancipazione dei cuochi locali, diverse nuove entrate (incluse due alle isole Eolie) e qualche esclusione.

25# NON ASSEGNATO

Come d’abitudine, è la posizione che lasciamo ai vostri suggerimenti casomai avessimo dimenticato ristoranti indimenticabili.

24# Km.0, CATANIA (nuova entrata)

Chef: Marco Cannizzaro

Di quanto fosse opportuno scegliere un nome come Km.0, peraltro (quasi) fuori tempo massimo, avevamo già discusso l’anno scorso.

Archiviato l’argomento nome, i giovani fratelli Cannizzaro, alla guida del ristorante catanese, sono sicuramente apprezzabili per la professionalità e il livello della proposta, senza sbavature o flessioni. Buon segno in una città ballerina dove passi dagli altari alla polvere, e viceversa, in un amen.

Ha portato bene (e anche clienti) “Quattro Ristoranti”, la serie tivù con Alessandro Borghese, seguita dai catanesi anche attraverso le continue repliche.

Ma onore al merito, il segreto del successo di Km.0 sta soprattutto nella cucina di Marco Cannizzaro, semplice, invitante, quasi pop, e nel servizio dinamico del fratello Fabio.

Prezzi alla carta tra i 40 e i 75 euro.

Cosa ci è piaciuto del 2018: l’atmosfera calda, quasi metropolitana.

Cosa vorremmo per il 2019: maggiore attenzione per le cotture.

Voto: 64/100

Km.0 – Via Antonino Longo, 26 – Catania – Tel. 347 732 7788

23# CUVEE DU JOURS – (nuova entrata)

Chef: Carmelo Trentacosti

A Palermo, sopra il Porto dell’Acquasanta, nell’omonima borgata, c’è Villa Igiea, hotel lussuoso già ai tempi della Bella Epoque, e ancora oggi tra i palazzi di maggior pregio dell’isola.

Il nome lo deve a Ignazio Florio, che dedicò la villa alla figlia Igiea. Lo stile è liberty, motivi floreali e figure femminili decorano il palazzo: entrando ci si aspetta che il ballo di una famiglia nobile del secolo scorso cominci a minuti.

Salendo gli ampi gradini, seguiti dal brusio proveniente dagli ambienti spaziosi, si arriva nella sala che ospita il Cuvee du Jours, piccolo ristorante arredato con mobili in legno, antichi e antichizzati.

Lo chef è Carmelo Trentacosti che applica una florida creatività al menu incentrato sui piatti della tradizione palermitana. Da provare “Tipico ma non troppo”: ravioli fondenti di sarde e finocchietto selvatico.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la selezione di olii extra vergine, l’eleganza della villa.

Cosa vorremmo trovare nel 2019: la stessa eleganza del palazzo nella sala del ristorante.

Prezzi alla carta tra i 40 e i 75 euro.

Voto: 66/100

Via Principe di Belmonte, La Loggia, Palermo – Tel.

21# FATTORIA DELLE TORRI – MODICA (rientrato)

Chef: Peppe Barone

Fattoria delle Torri

Un ex teatro del centro di Modica convertito in ristorante di grande atmosfera nonostante alcuni particolari trascurati.

La distanza dalle strade del passeggio modicano fa pensare di trovarsi in un posto fuori dal tempo. Più mondano è invece lo chef, Peppe Barone, costantemente coinvolto in eventi festaioli incluse le recenti aperture italiane di Eataly.

Una pietanza che sarebbe sbagliato ignorare è la pastinaca.

Alla carta si spendono tra i 40 e i 75 euro.

Cosa ci è piaciuto del suo 2018: le proposte dalla tradizione radicata

Cosa vorremmo per il 2019: gli stessi piatti del 2018

Voto: 68/100

Fattoria delle Torri Va S. Elisabetta, 60 Modica (Ragusa) – Tel. 0932 751286

20# MARINA DEL NETTUNO, MESSINA (+4)

Chef: Pasquale Caliri

Le vetrate del ristorante ambientato lungo il porto di Messina permettono una vista esclusiva sul mare piatto, illuminato dalle luci calabresi.

Grande atmosfera a cena, e menu spiritoso (lo stesso spirito che permea la città). Volete un esempio? “C’era un’ape piccolina nel formaggio stamattina” è un dolce, una spuma al miele con gelato di Asiago, polline e gel al limone.

Tutto allineato con la personalità dello chef: Pasquale Caliri, messinese doc, ex giornalista convertito alla cucina professionale dopo gli studi alla scuola Alma.

Cosa ci è piaciuto del suo 2018: i classici del menu, le portate con calamari, totani e le affumicature.

Cosa vorremmo per il 2019: Molte meno attese tra una portata e l’altra

Prezzi alla carta tra i 40 e i 60 euro.

Voto: 69/100

Marina del Nettuno Viale della Libertà
Batteria Masotto – Tel.347 289 0478

20# ZASH, RIPOSTO – CATANIA (rientrato)

Chef: Giuseppe Raciti

Lussuosa locanda nata nel 2012 dal restauro di un ex casa padronale, si trova tra Catania e Taormina. Una strada secondaria, quasi un labirinto, conduce al ristorante ambientato in un vecchio palmento (dove un tempo si pigiava l’uva per ricavare il mosto)

Giuseppe Raciti è tra i pochi che riescono a dare il meglio anche fuori dalla cucina, con i suoi remake di cibi da strada come pane cunzato o crespelle illumina molti eventi.

Per una saggio del suo talento vi suggeriamo di provare l’uovo poché con composta di gelsi, spuma al parmigiano reggiano, e tartufo siciliano.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: la personalità dello chef, meno esibita rispetto al passato.

Cosa vorremmo trovare nel 2019: un servizio più attento, non solo nella forma.

Prezzi alla carta tra i 50 e i 75 euro.

Voto: 70/100

Zash, SP2/I-II, 70, Riposto CT – Tel.095 782 8932

19# CORIA, CALTAGIRONE – CATANIA (+3)

Chef: Domenico Colonnetta, Francesco Patti

A 200 metri dalla famosa scalinata di Santa Maria del Monte, patrimonio UNESCO, il ristorante Coria nasce, nel 2008, nel caratteristico centro storico di Caltagirone.

Le due sale sono arredate con molto gusto: piacciono subito gli essenziali tavoli in legno e l’esuberanza delle luci colorate di Foscarini.

Da provare un Omaggio ai Miei! di Domenico Colonnetta che insieme a Francesco Patti guida la brigata in cucina: tortello di bufala, la famosa salsiccia di Palazzolo Acreide e ’nduja.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: il servizio
Cosa vorremmo trovare nel 2019: piatti dalla personalità ancora più spiccata.

Voto: 71/100

Coria Via Infermeria 24, Caltagirone – Tel.0933 26596

18# IL BAVAGLINO, TERRASINI – PALERMO (+3)

Chef: Giuseppe Costa

Il Bavaglino - Terrasini

Non capita spesso che un ristorante sul mare sprigioni il suo fascino più in inverno che in estate. O quasi. È il caso del Bavaglino, a Terrasini. Piccola sala interna, pavimento in maiolica anni 20 e arredi total white.

In estate, nel terrazzo, si assaporano spume salmastri e freschezze decise. Come la ricciola scottata, crema di ceci e cipolla rossa in agrodolce e spuma di nero d’Avola.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: le nuove proposte del menu.
Cosa vogliamo per il 2019: una maggiore attenzione nel servizio.

Prezzi alla carta tra i 50 e i 70 euro. Il più completo menu “Acquavite”, degustazione di 8 pietanze e cinque calici di vino, ha un costo di 125 euro.

Voto: 73/100

Il Bavaglino – Tel.091 8682285

17# SHALAI, LINGUAGLOSSA – CATANIA (-6)

Chef: GIOVANNI SANTORO

Shalai, una stella Michelin conquistata da qualche anno, si trova in un palazzo ottocentesco, imponente ma silenzioso, come il paese di Linguaglossa, sul versante Nord dell’Etna.

Due piccole sale ombrose, con le belle (anche se non molto comode) sedie in ferro e un’illuminazione dai toni cladi.

Sempre amabile la cucina di Giovanni Santoro che mette insieme prodotti dell’Etna e nebroidei.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: l’accoglienza

Cosa vorremmo per il 2019: una maggiore attenzione negli equilibri

Voto: 74/100

Shalai – Via Guglielmo Marconi 25, Linguaglossa (CT) Tel 095 643128

16# LA FENICE, RAGUSA (+3)

Chef: Carlo Ruta

Ammaliati dagli scorci e dalle dimore storiche della perla Ragusa Ibla, si finisce per dimenticare la più moderna Ragusa.

Dove al piano terra di un albergo, si trova questo ristorante dalle grandi vetrate, che conquista con un servizio garbato e una cucina focalizzata sulle specialità del posto interpretate da Carlo Ruta con istintiva stravaganza.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: gli mpanatigghi dello chef, proposti a “Straordinario 2018”, evento organizzato dal ristoratore Andrea Graziano

Cosa ci aspettiamo di trovare nel 2019: gli stessi dolci di cui sopra, farciti con carne di manzo –una specialità siciliana– nel menu del ristorante.

Prezzi alla carta tra i 50 e i 75 euro. Tra i menu, se non si vogliono affrontare le degustazioni più complesse, è possibile optare per i “petit menu”, 3 portate di carne o pesce a 55 euro.

Voto: 75/100

La Fenice – Via Gandhi 3,  Ragusa – Tel. 0932 604140

15# DON CAMILLO, SIRACUSA (+1)

Chef: GIOVANNI GUARNERI

La storia di Don Camillo, a Ortigia –centro storico di Siracusa– è scritta nei soffitti a volta e nelle pareti in pietra bianca del ristorante.

L’amore per il passato è chiaro anche sfogliando il menu, dai caratteri barocchi.

La cucina non si preoccupa di stupire, anzi procede semplice e spontanea piatto dopo piatto finendo con l’accontentare tutti. A patto di non essere palati mondani e puntigliosi fino all’eccesso. In una città attratta dalla modernità eccessiva di molti ristoranti, tra prendere e lasciare per noi è prendere.

Da provare la zuppetta di crostacei con i capelli d’angelo, e, se siete a Ortigia per Santa Lucia, la tradizionale cuccìa: dolce di ricotta grano cotto e cannella.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la creazione di un menu degustazione che racchiude tutti i piatti storici, alcuni in carta da oltre 40 anni.

Cosa vorremmo per il 2019: il panettone di fine anno, buono come quello di quest’anno.

Prezzi alla carta tra i 40 e i 70 euro. 70 euro è anche il costo del menu degustazione più completo da 8 portate.

Voto: 76/100

Don Camillo – Via della Maestranza 96, Siracusa – Tel 093167133

14# SAPIO – CATANIA (nuova entrata)

Chef: Alessandro Ingiulla

Due anni fa l’apertura in pieno centro a Catania. Senza troppi clamori, in controtendenza rispetto all’abilità dello chef, che meritava attenzione per i piatti sorprendenti anche se oltremodo elaborati.

Quest’anno è arrivata la stella Michelin per Sapio, e ora Alessandro Ingiulla, 26 anni, il più giovane chef d’Italia premiato dalla Rossa, nonché il più introverso, sarà “costretto” a gestire i curiosi gourmet catanesi.

Sapio - Catania

I piatti di Ingiulla, preparati di chi sa perfettamente dove vuole arrivare, prescindono dalla tradizione. Una cucina finalmente matura, meno lavorata di un tempo, che alterna sapori tenaci a raffinatezze da primo della classe.

Da provare il risotto ‘riserva 7 anni’ mantecato al ragusano Dop, cardamomo, sugo all’aglio nero, petto e coscia di piccione scorre nera croccante, i suoi fegatini in crema e aceto invecchiato 30 anni.

Alla carta si spendono 60 euro se non si vuole optare per i menu degustazione: quello base di 49 euro per cinque portate e il più complesso, con 9 portate a sorpresa, dal costo di 85 euro.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la stella meritata.

Cosa ci aspettiamo nel 2019: un’atmosfera più disinvolta, che non faccia sentire i clienti fuori posto.

Voto: 77/100

Sapio – Via Messina 235, Catania Tel. 095 097 5016

13# SABIR GOURMANDERIE, ZAFFERANA ETNEA – CATANIA (+4)

Chef: SEBY SORBELLO

Sabir è diverso. E lo rende esplicito appena entrate nella piccola sala pavimentata in marmo dai colori accesi, con molto ferro, sedie e decoro geometrico.

Posizionato all’ingresso di Zafferana etnea, il ristorante è guidato dallo chef Seby Sorbello, nella ristorazione da una vita, con più di un locale gestito in prima persona sempre variando stile di cucina, senza trascurare quella da ricevimento.

Il menu di Sabir esprime una cucina moderna e personale influenzata dai migliori prodotti dell’Etna, con impiattamenti sorprendenti e sapori autentici.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: discrezione, umiltà e competenza del nuovo sommelier, Giovanni La Rosa, e gli indiscutibili ingredienti del luogo.

Cosa vorremmo per il 2019: più attenzione alle rifiniture

Voto: 78/100

Sabir Gourmanderie – Via delle Ginestre 1, Zafferana Etnea (CT) Tel 095 708 2335

12# LA CAPINERA, TAORMINA – MESSINA (-5)

Chef: PIETRO D’AGOSTINO

La Capinera - Taormina

Freschezza, colori chiari e vivaci, vista sul mare azzurro di Taormina oltre la vetrata. La Capinera di Pietro D’agostino è tutto questo.

I crostacei, le salse agli ortaggi che decorano i piatti, sono l’essenza della sua cucina.

Da provare il crudo di mare con agrumi della nostra terra, sale di Mozia e olio di oliva extravergine.

Pietro Dagostino La Capinera - Taormina

Pietro d’Agostino è l’unico chef in Sicilia ad aderire all’iniziativa #tavola25. Dall’8 gennaio fino al 25 marzo i giovani (fino a quattro per tavolo) potranno scegliere un menu di tre portate a 25 euro inclusi tre vini messi a disposizione dalla Maison Marchesi Antinori.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: gli spettacolari dessert.

Cosa vorremmo nel 2019: quella sensazione di candore data dalla presenza dei tovagliati, una toilette più raggiungibile.
Voto: 79/100

La Capinera – Via Nazionale 177, Taormina (Me) Tel 338 158 8013

11# IL CROCIFISSO, NOTO – SIRACUSA (-1)

Chef: MARCO BAGLIERI

Il Crocifisso era già tra i ristoranti siciliani più affascinanti, ciononostante è stato ristrutturato. L’inserimento di nuove sale e l’eliminazione del superfluo hanno aumentato il potere seduttivo, lo spirito del locale è sempre stato evidente.

I piatti di Marco Baglieri, chef e proprietario del ristorante, sono spesso memorabili.

Quest’anno la cucina del Crocifisso si è leggermente discostata dal suo stile classico, allineato con la migliore tradizione isolana, senza però deludere chi l’apprezza da anni, grazie a sapori e consistenze sempre convincenti.


Cosa ci è piaciuto del 2018: i nuovi piatti.

Cosa vorremmo nel 2019: che lo chef li proponesse con più serenità.

Voto: 80/100

Il Crocifisso – Via Principe Umberto 46, Noto (Sr) Tel 0931571151

10# I PUPI, BAGHERIA – PALERMO (-5)

Chef: TONY LO COCO

Bagheria. La micro sala è sempre piena. Servizio efficace, zero fronzoli. Anche grazie alle continue modifiche, il ristorante i Pupi –24 coperti ricavati lì dove c’era era il garage di casa Lo Coco, chef del locale– ha una piacevole aria familiare.

La cucina di Tony Lo Coco stupisce per personalità. Elegante e allo stesso tempo pratica, autentica, mai eccessiva. Equilibrata nelle quantità e nei sapori.

Quest’anno perde qualche posizione, perché nelle tante proposte, tra finger food e street food, il cliente finisce con il confondersi un pò e non captarne più i confini. 

Cosa ci è piaciuto del 2018: il servizio gentile e spontaneo.

Cosa vorremo trovare nel 2019: la vecchia–nuova cucina di Tony Lo Coco.

Voto: 81/100

I Pupi – Via del Cavaliere 59, Bagheria (Pa) Tel 091 902579

9# L’OSTE E IL SACRESTANO, LICATA – AGRIGENTO (-1)

Chef: PEPPE BONSIGNORE

Che Licata sia meno appariscente delle altre località siciliane non lo scopriamo certo oggi. E in città non si sta facendo molto per tenere lontana la nomea di posto depresso e poco pulito.

Eppure, oltre al mare e alle belle spiagge che la circondano, Licata offre piacevoli passeggiate lungo le viuzze del porto.

In una di queste si notano i tavoli dell’Oste e il Sagrestano, semplici, ordinati e puliti, un vero toccasana nelle calde serate estive.

Parliamo di una minuta osteria dai prezzi accessibili, potenziata da uno chef, anzi da un oste, ingegnoso e appassionato, come dimostra la presenza del locale tra i dieci migliori ristoranti siciliani.

Ci si affida completamente a Peppe Bonsignore, specie per il vezzo di non fermarsi mai alla scelta più semplice. Non l’onnipresente e super costoso gambero rosso di Mazara, ma quello  ugualmente delizioso di Licata, oppure il pomodoro nella Fauzza, piatto licatese che ben rappresenta la venerazione di Bonsignore per la cucina tradizionale della sua città.

E infine, il senso dell’ospitalità suo e della moglie Chiara, che rende un piacere assoluto frequentare la piccola osteria di Licata.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la scelta originale, quasi da ricercatore, degli ingredienti e il coraggio di intepretarli in maniera personale.

Cosa vorremmo trovare nel 2019: una scelta di vini più ampia.

Voto: 82/100

L’oste e il sacrestano – Via Sant’Andrea 19, Licata (Ag) Tel 0922774736

8# SIGNUM – SALINA – MESSINA (nuova entrata)

Chef: Martina Caruso 

Eolie – Salina. Il Signum è un’isola in miniatura dentro l’isola. Resort, SPA, terme e miniappartamenti arredati con mobili d’antiquariato sparsi tra le vie profumate dalle erbe aromatiche.

Due le sale del ristorante: una interna, classica, ben arredata, circondata da vetrate arabeggianti, e l’altra esterna, regno del ferro battuto con vista incantevole su Panarea. In sala Luca Caruso, che oltre a curare la cantina completa l’accoglienza in questo piccolo paradiso insulare.

Altra giovane stella della scena siciliana, Martina Caruso è la chef del locale, svelta, testarda, fragile, con il talento necessario per tirare fuori il meglio dagli strepitosi prodotti eoliani.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la follia di inserire come ultima portata del menu degustazione un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, di una bontà contagiosa.

Cosa vorremmo trovare nel 2019: una colazione migliore e più attenzione per i dolci.

Voto: 82/100

Signum – Via Scalo, 15, Malfa (Salina) Tel. 090 984 4222

7# BYE BYE BLUES, MONDELLO – PALERMO (+2)

Chef: PATRIZIA DI BENEDETTO

Quando si dice staccare con il resto del mondo e godersi una serata piacevole a iniziare dalla musica di sottofondo, caso raro se non unico nei ristoranti di qualunque categoria. E arrivederci nostalgia.

Il lungo corridoio dopo l’ingresso, intervallato da nicchie con cuscini e piccole panche, conduce alla sala: epicentro mondelliano (nel senso di Mondello, provincia di Palermo) di Patrizia De Benedetto, proprietaria del ristorante e chef stellata dal 2016.

Volumi rigorosi, colori classici (bianco, nero e parquet ciliegio), illuminazione discreta, tessuti eleganti, atmosfera vagamente orientale, senso di relax assoluto.

Ad accogliere è Claudio D’Alessandro, il maître che dopo un breve passaggio al ristorante I Pupi di Bagheria, ha ritrovato qui lo stile elegante e spigliato.

La cucina di chiaro imprinting mediterraneo si apre a qualche contaminazione moderna, i sapori sono sempre netti e decisi. Se il pescato del giorno lo consente va provata la mupa in crosta di jamon iberico, composta di kumquat e bieta croccante.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: l’atmosfera magica, la discrezione, il pathos con i clienti, anche quelli rompiscatole.

Cosa vorremmo per il 2019: dolci più coerenti con il livello delle altre portate

Voto: 83/100

Bye Bye Blues – Via del Garofalo 23, Palermo Tel 091 684 1415

6# PRINCIPE DI CERAMI, TAORMINA – MESSINA (-2 )

Chef: MASSIMO MANTARRO

Avevamo previsto un anno non facile per il Principe di Cerami, il più chic dei ristoranti siciliani, ospitato in un ex convento.

La conferma è arrivata con la guida Michelin, che nell’ultima edizione ha levato la seconda stella al ristorante con la vista che incanta chiunque. Badate però: la profonda ristrutturazione della grandiosa struttura che ospita Il San Domenico Palace Hotel, avrebbe messo in difficoltà chiunque, anzi, lo staff di Massimo Mantarro ha avuto il merito di impegnarsi al massimo per mantenere il livello della cucina e del servizio.

Su tutto da segnalare il miglior carrello dei formaggi dell’isola, compreso il cigolio delle ruote che ricorda la storia lunga di questo ristorante esclusivo.

Prezzi alla carta tra i 70 e i 120 euro. Il menu degustazione completo ha un costo di 140 euro.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: la tenacia nell’affrontare la ristrutturazione dei locali.

Cosa vorremmo per il 2019: una pagina nuova scritta da Massimo Mantarro.

Voto: 85/100

Principe di Cerami – Piazza San Domenico 5, Taormina (Me) Tel 0942 613111

5# IL CAPPERO, VULCANO – MESSINA (nuova entrata)

Chef: Giuseppe Biuso

Andando al ristorante Il Cappero, nei piani più vicini al mare del Resort Therasia di Vulcano, la prospettiva è consolatoria. Male che vada col mangiare godrete di uno dei tramonti più belli delle Eolie.

Qualunque scelta d’arredoi, perfino le belle maioliche della cucina a vista, passano in secondo piano rispetto allo spettacolo di quel tramonto. Ma, sorpresa! Anche rispetto allo spettacolo delle portate.

Giuseppe Biuso, lo chef, ancorché molto giovane, sfodera uno stile ironico e divertente con sapori che dialogano tra loro e convincono. Propone uno sfincione, simbolo del cibo da strada palermitano, sotto forma di risotto sulla lapa (Ape Piaggio), e narra il percorso delle lumache nel piatto “‘vadda chi danno chi fanno i babbaluci’.

Il piatto migliore è il tortello a tutto riccio. Il ripieno è fatto con caviale e succo del riccio di mare e salicornia, a parte una ricciola leggermente grigliata e marinata con la liquirizia. La riproduzione del riccio di terra in mezzo al piatto è fatta con maionese al finocchio selvatico.

Cosa ci è piaciuto del 2018: la personalità dello chef, la fantasia sfrenata e mai fine a sé stessa.

Cosa vorremmo trovare nel 2019: un servizio leggermente più ortodosso e una baby sitter meno costosa.

Prezzi alla carta tra i  tra 65 e 125 euro.

Voto: 86/100

Il Cappero – Localitá Vulcanello, 98055 Lipari (ME) Tel.090 9852555

4# LOCANDA DON SERAFINO, RAGUSA (-1)

Chef: VINCENZO CANDIANO

Chi c’è stato lo sa: Ragusa Ibla a Dicembre è il presepe più credibile che abbiamo in Italia, secondo solo a Matera.

La conferma arriva dalla grotta naturale che ospita la Locanda Don Serafino. Un tempo era una stalla, oggi gli specchi e gli arredi leggeri ne lasciano intatta la naturalità (incluso un leggero odore di stantio).

La cantina visitabile e la grande attenzione riservata ai vini, sono un fiore all’occhiello non comune a molti altri ristoranti. Il servizio è attento, cordiale, formale.

La cucina di Vincenzo Candiano esalta la ricca gastronomia locale, con molti dettagli aggraziati. L’uovo con salsa di pomodoro e spuma di caciocavallo e basilico è irresistibile. Nonostante l’antica grotta di Ibla e tutto il resto, lasciatevi andare ala scarpetta.

A pranzo la Locanda propone un menu di tre portate a 55 euro, oltre ai due principali, un menu di sei portate a 120 euro, che tra benvenuto, intermezzo e piccola pasticceria diventano almeno sette uscite, e il menu da nove portate a 155 euro.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: la maturità della cucina di uno chef che predilige la semplicità.

Cosa vorremmo per il 2019: più attenzione da parte dei proprietari a tutti i clienti, non solo agli ospiti d’eccezione.

Voto: 86/100

Locanda Don Serafino – Via Avvocato Giovanni Ottaviano 13, Ragusa Tel 0932 248778

3# ACCURSIO, MODICA – RAGUSA (+3)

Chef: ACCURSIO CRAPARO

Accursio ristorante

Barattereste qualche disattenzione nel servizio per una cucina che, abbandonata ogni traccia di incomunicabilità, si è finalmente aperta a nuove fragranze e trasgressioni? Noialtri sì, ne abbiamo avuta dimostrazione da Accursio Craparo, una stella Michelin, nell’elegante Modica.

Il ristorante è ospitato in un palazzo nobiliare nella via principale della città del cioccolato, con tetto a volta e accesso dal retro, un luogo elegante senza ostentazione con richiami rurali.

Il 2018 per la cucina di Accursio è stato l’anno di una sorprendente ridefinizione: i sapori dolciastri si sono mimetizzati, carciofi, cipolle e agnello hanno dato vita a nuovi cortocircuiti, con azzardi di sapidità spesso magici.


Come in un velo di pasta: una pasta fresca con cacao e carrube, coniglio, lenticchie, cicoria e cavolfiori o nella stigghiola: un involtino di agnello nelle sue budella, Vastedda del Belice, cipollotto e carciofi.

Cosa ci è piaciuto nel 2018: la voglia di osare.

Cosa ci aspettiamo nel 2019: grandi sorprese dal nuovo menu Storia di un corpo, che ripercorre le tappe della vita, già in preparazione, e una maggiore elasticità nel servizio.

Voto: 87/100

Accursio – Via Clemente Grimaldi 41, Modica (Rg) Tel 0932 941689

2# LA MADIA, LICATA – AGRIGENTO (-1)

Chef: PINO CUTTAIA

Da qui comincia un capitolo a parte della classifica di Dissapore, quello riservato ai due migliori ristoranti siciliani per distacco.

Eppure, il servizio attento a La Madia è meno formale di quanto ci si possa aspettare. Anche la cantina, pur ampia, non è tra le più ricche. Manca la sensazione comune a un paio di ristoranti nelle posizioni precedenti, di essere principi e principesse nella tavola più bella del reame.

Insomma, per quanto studiato nei dettagli e di un’eleganza volutamente spartana, il posto non incanta. E allora?

Allora il fattore Pino Cuttaia spariglia.

La tensione non cala neanche un attimo nei lunghi menu degustazione de La Madia, ogni singolo piatto è irripetibile, memorabile, che sia nuovo o uno degli iconici classici dello chef licatese, sempre indimenticabili nell’aspetto e nel sapore.

Come la Scala dei Turchi, sfoglia di calamaro trasparente che ricorda una medusa, ripiena di crema di ricci nascosta da una spuma di acqua di mare che arriva bollendo. Un piatto magnifico. Il piatto dell’anno tra i ristoranti siciliani secondo Dissapore.

Del creatore di una generazione di piatti che sanano il complesso secolare della cucina isolana, la Sicilia ormai non può più fare a meno.

Cosa ci è piaciuto del 2018: ogni singolo piatto.

Cosa ci aspettiamo nel 2019: l’apertura in un posto diverso, più consona al livello di questa cucina.

Voto: 92/100

La Madia – Corso Re Capriata F. 22, Licata (Ag) Tel 0922 771443

1# IL DUOMO, RAGUSA IBLA (+1)

Chef: CICCIO SULTANO

Il Duomo di Ciccio Sultano

Un dedalo di stanze dal pavimento nero, divanetti borghesi all’ingresso, e carta da parati di colori diversi nelle piccole sale, quattro in tutto. Siamo al palazzetto La Rocca, tempio del Sultano di Ibla, che nel 2018, per la prima volta, conquista il podio della classifica di Dissapore.

Il Duomo di Ciccio Sultano Il Duomo di Ciccio Sultano

Il Duomo di Ciccio Sultano è il più completo ristorante siciliano. Nulla, neanche un singolo particolare, è lasciato al caso. Accoglienza. Servizio. Servizi. Tovagliato. Ceramiche. Menu. Carta dei vini. Cantina.

Negli anni, senza step clamorosi ma progressivamente, Ciccio Sultano ha alzato il livello, e continua a farlo, animato da un’ossessione che non sembra placarsi: il piacere dei clienti.

Il Duomo di Ciccio Sultano

Per dire, con 1200 etichette, la cantina è l’unica in Sicilia a essere entrata nella World’s Best Wine Lists 2018. Il servizio si è allineato a quello di un grande ristorante internazionale, l’atmosfera è sempre calda.

Il Duomo di Ciccio Sultano Il Duomo di Ciccio Sultano

In più, Sultano ha aggiunto ai suoi piatti da cartolina come il cappuccino ai funghi, con polvere di caffè, schiuma di latte, marsala, panna e sul fondo della tazza un’ostrica da assumere d’un fiato, il timballo del gattopardo, imperdibile remake di un simbolo della cucina nobiliare siciliana.

Il Duomo di Ciccio Sultano - Timballo del Gattopardo Il Duomo di Ciccio Sultano - Timballo del Gattopardo Il Duomo di Ciccio Sultano - Timballo del Gattopardo

I due menu degustazione –Basileus Hyblon e Siquilia– costano rispettivamente 145 e 135 euro. Per i cultori del vino è possibile accompagnarli con la degustazione di alcuni tra le migliori etichette delle “riserve del Sultano” a 90 euro.

Da tenere d’occhio la promozione che, da inizio dicembre sino ai giorni che precedono Natale, consente al secondo commensale di pagare solo venti euro per il menu degustazione.

Voto: 93/100

Il Duomo – Via Capitano Bocchieri 31, Ragusa Tel 0932 651265

[CREDIT – FOTO ALFIO BONINA]

Mara Pettignano mara pettignano

11 Gennaio 2019

commenti (4)

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  1. giovanni ha detto:

    Siccome li ho anche in casa mia, mi permetto una piccola osservazione. I pavimenti del ristorante Il Bavaglino a Terrasini, non sono in maiolica, ma in graniglia di cemento, fatti e colorati a mano una ad una, erano molto in voga tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, in sicilia, fatti come si vede in questo filmato.
    https://www.youtube.com/watch?v=guBcOp0URGg

  2. Vincenzo Di Prima ha detto:

    Sicuramente sono 25 ottimi ristoranti siciliani così come sono straordinari gli Chef che li valorizzano, ma, mi chiedo, chi ha stilato questa classifica “…i migliori ristoranti della Sicilia…” li ha visitati tutti??… ma proprio tutti??…

    1. Orazio ha detto:

      Tutti quelli di un certo “giro” ovviamente.

  3. Artemio ha detto:

    Per quanto ho provato io quest’anno Zash merita una posizione ben più alta, ijn caduta libera invece Shalai, esperienza assolutamente indegna di una stella Michelin, si mangia meglio al ristorante “fratello” Macelleria Pennisi, il che è tutto dire.
    Curiosa l’assenza del ristorante dell’Eoilian di Milazzo, dove il giovanissimo chef Davide Guidara ormai da un paio d’anni fa meraviglie.

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