di Luca Iaccarino 11 Luglio 2018

L’altro giorno ricevo una telefonata. E’ Paolo Fantini, anima della cucina dello Scannabue Caffè Restaurant di Torino, così come Gigi Desana ne è lo spirito alcolico. “Domenica sera festeggiamo dieci anni dello Scannabue!” mi dice, informandomi di una bicchierata.

Ora, se non siete mai passati da Torino nel terzo millennio siete autorizzati a non conoscere il locale.

Ma se ci siete transitati, non potete ignorare lo Scannabue: è senza ombra di dubbio il locale che lavora di più in città, che meglio di tutti riesce a tenere assieme buona qualità e numeri che immagino enormi (a occhio di media farà 150 coperti al giorno).

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Paolo e Gigi dieci anni fa hanno avuto un coraggio pazzesco: hanno preso un locale in una piazza bellissima, centralissima ma malfamatissima e ci hanno aperto un bistrot.

Proprio nel senso della bistronomie, quella codificata negli anni Novanta dai francesi: zinco, legno, materie prime ottime ma non costose, tradizione ammodernata, piatti di complessità media – tra la semplicità della trattoria e le tante lavorazioni di una ricetta gastronomica -, vini intriganti, servizio smart, prezzi medi per la classe media.

La bistronomie non era certo una novità nel mondo, ma in Italia loro sono stati tra i primi a interpretarla così bene e con tanto successo.

Nello stesso anno sempre a Torino è nato il Consorzio, uno dei grandi vanti della città gastronomica: la pazzesca neo-osteria fondata da Andrea Gherra e Pietro Vergano (cui si è aggiunto lo chef Miro Mattalia) è stata ugualmente inaugurata nel 2008, anche lei fa il decennale quest’anno.

Quinto quarto a manetta, grande tecnica, identità a badilate, vini radicali, sold-out permanente.

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Che anno meraviglioso è stato quel 2008 a Torino, pieno di energie: era l’effetto galvanizzante del dopo-Olimpiadi, un po’ come sarebbe stato il dopo-Expo a Milano.

E non erano manco i primi: le Vitel Etonnè di Luisa Pandolfi, uno dei primi bistrot di Torino, è del 2001, di anni ne ha quasi venti; le Antiche Sere, la miglior osteria cittadina “nel senso di Slow Food” –però così curata da essere modernissima– è del 1990, quasi trentenne.

Voi tutti che adorate Trippa di Diego Rossi a Milano, giustamente (diavolo che posto perfetto) ricordatevi che a Torino quelli locali oggi festeggiano dieci, venti, trent’anni.

Mi rivolgo a tutti i lettori ma in particolare a uno: Cristiano Ronaldo. Cri’, tu che notoriamente mangi solo pasta, sappi che questi tajarin aspettano atté.