di Carmine Capacchione 22 Giugno 2010

Ho deciso di dare una svolta alla mia vita. Basta con i numeri, le percentuali, lo studio continuo della letteratura scientifica. Da oggi mi affido alle sensazioni, alle emozioni, ai sentimenti in tutte le scelte, e se qualcuno ne approfitta per fregarmi dei soldi continuerò a sorridere felice. Voglio cominciare con un buon bicchiere di vino di quelli che quando li bevi non lo dimentichi. Sissì, sceglierò quel Turasi che aveva 89/100 sulla guida dell’aragosta gialla e 17.5/20 su quella del Cipresso, e poi me ne vado a cena in quel ristorante sulla costiera sorrentina che ha preso 2 stelle Misclen e 16/20 su quell’altra guida.

Ma insomma anche quando si parla di vino e di ristoranti bisogna usare ‘sti numeri? Una cosa soggettiva come il gusto asservita alla fredda razionalità numerica? Perché mi chiedo, sarà forse per cercare un filo conduttore, un’oggettività anche in questi settori che mi permetta di scegliere senza leggere pacchi di recensioni?

Quindi non è solo un vizio degli scienziati quello di usare i numeri, sommeliè, degustatori di ogni sorta cercano di rendere con i numeri sensazioni che più soggettive non si può.

Allora prima di fare la spesa e comprare un po’ di frutta bio voglio sapere se almeno è più buona. I soliti ricercatori dell’Università del Kansas hanno preso due campioni di ben 100 persone, consumatori abituali di frutta e verdura e li hanno sottoposti a un analisi sensoriale di prodotti bio e dei corrispondenti convenzionali. In particolare hanno preso in esame vegetali quali lattuga, rucola, spinaci, pomodori, cetrioli e cipolle.

Nel caso dei vegetali a foglia verde, dei cetrioli e delle cipolle non sono state rilevate differenze significative sia nell’odore che ne sapore. Nel caso dei pomodori, addirittura c’era una preferenza per quelli convenzionali che risultavano più profumati, anche se sembra che in quest’ultimo caso ci siano fattori più importanti che influenzano la gradevolezza quale il grado di maturazione alla raccolta.

Successivamente intervistati, i duecento consumatori hanno affermato nel 72% dei casi di considerare la verdura bio più salutare, nel 51% più rispettosa dell’ambiente e nel 28% dei casi più buona. Quindi pur essendo, normalmente ben disposti verso i prodotti biologici quando fanno un test alla cieca i nostri consumatori non percepiscono alcuna differenza tra bio e convenzionale.

Le verdure più buone quindi esistono solo nostra testa quando compriamo un prodotto con l’etichetta bio, è meglio saperlo, forse, prima di abbandonarsi completamente alle sensazioni.