di Paolo Costa 3 Marzo 2011

Partiamo da un dato incontrovertibile: oggi siamo più grassi di quanto non lo fossimo 100 anni fa. E non solo negli USA, dove l’epidemia di obesi è sconvolgente, ma anche in Italia. Oggi, secondo statistiche del Ministero della Sanità, il 18% degli uomini e il 22% delle donne sono sovrappeso, un problema che non risparmia neppure i bambini, come possiamo notare da noi all’uscita di qualsiasi scuola elementare. Eppure le informazioni non mancano.

Da almeno 3 decenni i governi occidentali stilano linee guida molto particolaraggiate, usate, tra l’altro, come indicazione per i menu serviti nelle mense scolastiche o lavorative. Non passa giorno senza che i media ci dicano cosa mangiare e cosa no. Ma il problema non è certo rientrato, anzi, da quando i nutrizionisti ci catechizzano con le loro raccomandazioni è addirittura peggiorato. Un paradosso? Colpa delle persone che ignorano i consigli e si abbuffano a dismisura? Oppure sono le raccomandazioni a essere sbagliate, completamente sbagliate.

Il ritornello abituale è mangiate meno e muovetevi di più. Ci dicono che assumendo un numero di calorie inferiori al fabbisogno dimagriamo, viceversa ingrassiamo. E’ la legge della termodinamica.

E noi lo facciamo. Si cambia dieta e si corre, anche un’ora al giorno, anche sotto la pioggia (una sorta di autopunizione) e, in effetti, all’inizio perdiamo peso. Con sofferenza ma perdiamo peso. E poi? Dal momento che non si può soffrire all’infinito e le tentazioni ci sono davanti tutti i giorni, crolliamo miseramente. Ed ecco gli attacchi al frigo di notte, quando dimenticate le tabelle del dietologo siamo soli con la nostra trasgressione. Così, i chili faticosamente perduti ci vengono restituiti con gli interessi, tutto da rifare, si riparte da zero. Frustrati, pieni di sensi di colpa, siamo incapaci di affrontare le ire del dietologo. Per lui dipende tutto dalla nostra volontà, e se proprio non vogliamo dimagrire allora è giusto che restiamo ciccioni.

Ma questo tessuto adiposo che ci fa tanto soffrire, cos’è precisamente? Semplice, un serbatoio di energia. Quando il corpo ha bisogno di energia la chiede al tessuto adiposo. Se questo scarseggia, segnala il problema al nostro cervello che riceve lo stimolo della fame e ci spinge a mangiare. Se mangiamo troppo, i grassi in eccesso vanno nel tessuto adiposo per utilizzi futuri. E cala il senso di fame. Aumentando il movimento (es. correndo), aumenta il fabbisogno di energia e quindi anche l’appetito.

Allora perchè una persona sovrappeso ha fame? Non dovrebbe semplicemente consumare il tessuto adiposo e smettere di mangiare? Dovrebbe, ma non è così automatico. L’equilibrio tra consumo di tessuto adiposo e stimolo dell’appetito è regolato dagli ormoni. In particolare, è l’insulina che governa il deposito di grasso, e in alcuni casi l’eccessivo consumo di carboidrati raffinati (assenti, ricordiamolo, nella dieta dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori qualche millennio fa) provoca un aumento del livello di questo ormone, che ha il compito di favorire l’assorbimento di glucosio da parte delle cellule. Quando l’insulina è troppa, le cellule possono diventare insulino-resistenti, cioè smettono di assorbire il glucosio, allora aumenta l’insulina prodotta e insieme l’appetito, perché le cellule hanno comunque bisogno di energia.

In altre parole, mangiano e allo stesso tempo depositiamo nuovo tessuto adiposo, un po’ come se la spia della riserva fosse sempre accesa: continuiamo a far benzina mentre il serbatoio è sempre più pieno. Come dire che non ingrassiamo perché mangiamo troppo, ma mangiamo troppo perché ingrassiamo.

E quindi? Bisogna interrompere il circolo vizioso e fare in modo che il corpo produca meno insulina, così, il grasso in eccesso può finalmente essere consumato. Se evitiamo di mangiare troppi carboidrati raffinati, e proviamo a soddisfare l’appetito con più proteine e grassi (possibilmente di origine animale, tanto sappiamo che non sono pericolosi per il cuore) il peso in eccesso inizia a diminuire. Senza fare la fame, ci0è, senza ridurre drasticamente la quantità di cibo ingerito. E stiamo così bene, liberi dai problemi digestivi, che seguitiamo questo regime anche una volta raggiunto il peso forma.

Nonostante le linee guida ufficiali suggeriscano ancora di mangiare meno e muoversi di più, il passaparola entusiasta di chi ha sperimentato il regime high fat ha permesso a molti super obesi di riacquistare la forma perduta, ma anche cose altrettanto importanti come la serenità e la fiducia in se stessi.

[Crediti | Link: Dissapore, Amazon. Immagine: Gary Taubes. Per scrivere questo post mi sono documentato leggendo “Why we get fat” di Gary Taubes (Borzoi Books). Questo è il suo blog].