di Marco giarratana 30 Ottobre 2015
pacco alimentare

Vivo a Milano da 5 anni e questa ormai è casa mia. I 27 anni precedenti li ho trascorsi tra Caltanissetta e Catania in un misto di pescefuordacquismo e consapevolezza che un bel giorno avrei fatto il fagotto.

Ripartire da zero non è facile, ma il capoluogo meneghino è un luogo che richiede “flessibilità” e non intendo quella lavorativa. Parlo di flessibilità dello stile di vita, quella capacità di adattarsi a nuove dinamiche e ritmi e per farlo ci vogliono curiosità e voglia di mettersi in gioco, un atteggiamento che, per quanto mi riguarda, ha fin qui pagato non facendomi mai rimpiangere la scelta presa.

Ma io sono io e gli altri sono gli altri e ogni qualvolta scatta il discorso Vita-a-Milano con le (tantissime) persone che conosco trasferitesi qui da Roma in giù parte il coro della malinconia, quell’infinite sadness traboccante d’amarcord nella cui lista sono immancabili Il Sole Di Giù, Il Mare Di Giù. E Il Cibo Di Giù.

Fermo restando che adattarsi sia il prerequisito fondamentale per sopravvivere in qualsiasi contesto – Darwin docet – e che in molti miei interlocutori abbia scorto, più che l’incapacità, l’assoluta mancanza di volontà nel rivisitare un po’ le proprie abitudini, c’è una cosa che mi ha sempre colpito dei miei conterranei e che incarna perfettamente questa tendenza conservatrice: l’invio del pacco-viveri dalla Famigghia.

Ok, non tutti lo fanno e non c’è nulla di male, il cibo è identità e lega l’individuo alla sua terra, ma è un tic culturale molto diffuso che fa anche un po’ sorridere perché mosso da due Luoghi Comuni ben collaudati: a Milano Il Cibo Fa Schifo e il famoso (famigerato?) Poi Torni Sciupato di madri in ansia.

A Milano il cibo non fa schifo (di sicuro è più caro, almeno quello di strada), ma basta sapersi muovere per godere senza indebitarsi e che mi risulti non in tutte le rosticcerie siciliane la qualità è scintillante. Ma già vi vedo voi lettori col prurito ai polpastrelli pronti a farmi la pelle: so che l’argomento vi fa bollire le viscere, vi autorizzo a dirmele di tutti i colori, vi vorrò bene lo stesso.

Ad ogni modo, quello del pacco-derrate è un rito sacro che non tiene conto del fatto che anche a Milano ci siano botteghe e supermercati – nonché piatti tipici meravigliosi che diversi emigrati non vogliono assaggiare – e dopo aver indagato con le (tantissime) persone di cui sopra, ho stilato una lista di cibi che se mancano, ahia, Danno Ci Fu:

PANE


E lo dico senza ironia, non c’è rosetta (ne fanno ancora?) che tenga al confronto con un filoncino tempestato di semi di sesamo della Terra Mia. Giù la tradizione panificatrice continua a spaccare senza se e senza ma, infatti da quando sto a Milano ho smesso di mangiare pane. Be’, mi sono adeguato.

OLIO


Quello che ti spara un pizzicore proprio qui, in prossimità delle corde vocali. Generalmente non filtrato e dal colore verde acceso, è il famoso Olio-Di-Giù regalato dall’amico-di-papà a papà e con cui si frigge e soffrigge, condisce e consa il pane. D’altronde la cotoletta noi del Sud la rosoliamo con l’olio d’oliva, dove s’è mai visto il burro? Ma facitimi u’ piaciri.

PASTA


Non solo quella fatta in casa, che ci sta, ma anche quella industriale. E non parlo di lorighittas sarde o pasta mischiata napoletana (intercettati entrambi in botteghe e supermercati milanesi), ma proprio la Barilla da 1 kg. Oh, vedete che a Milano la pasta la vendono, eh.

CONSERVE


Peperoni e pomodori secchi sott’olio, caponatina, melanzane con peperoncino e aglio, sarde sotto sale, olive condite e chi più ne ha più ne metta, tutto il barattolame possibile e immaginabile è ammesso finché c’è spazio. E se un pacco non basta, ne riempiamo un altro.

SALSA DI POMODORO


Capitolo a sé per la salsa di pomodoro. In bottiglia sottovuoto, appena scatta il “clack” d’apertura è subito odore di casa. E parte il nostalgico pianto singhiozzante.

SALUMI TIPICI


Altro grande classico: la salsiccia secca, il capocollo incendiario, la soppressa, il prosciutto di cinghiale, come se a Milano gli insaccati fossero banditi per editto comunale. Certo, vuoi mettere un porco scannato mentre sullo sfondo sfrigolano le note briose di una tarantella? Sai che sapore c’ha quel salame lì? Ti danzano le papille, poi.

FORMAGGI


La mozzarella di bufala campana va spedita con posta ipercelere che altrimenti va a male, ma fioccano provole affumicate e caciocavalli giunti sudati al momento dello scarto, primosale da panare e friggere (mmm bono) e pecorini che ancora belano e riecheggiano i panorami natii, così stasera pane e tumazzu davanti la finestra mentre a Milano fuori che fa? Piove, e me lo chiedi pure?

PARMIGIANO REGGIANO O GRANA PADANO A PEZZO


Direte, perché? Perché, paradossalmente, giù costano nettamente di meno. Stop.

TARALLI


Il must per i pugliesi, i taralli sono prontamente saccheggiati in massa appena varcano la soglia dell’ufficio, con colleghi che si strafogano delle più succulente varianti: classici o alla cipolla, ai semi di finocchio o al peperoncino, supremi quelli alle patate o al vino, uno sterminato catalogo nel segno del carboidrato che annoiccipiace.

TONNO E CARNE IN SCATOLA


Questo è un grande mistero ma v’assicuro che si registrano numerosi casi d’invio di scatolame facilmente reperibile in qualsivoglia supermercato meneghino. Per la spiegazione: vedi alla voce Pasta.

AROMI E SPEZIE


Il sugo si condisce solo con l’origano della campagna dello zio Totò, così come la salvia-che-sa-di-salvia e la mentuccia per la pasta con spada e melanzane e il rosmarino, perché ce l’avete il rosmarino a Milano? No.

La variante integralista sono gli aromi per carne e pesce essiccati e già separati in bustine, rigorosamente sempre quelli della campagna dello zio Totò.

FRUTTA FRESCA E SECCA


Ci potrà mai essere frutta bella e fresca a Milano con quel cielo bigio? Macché, lì è tutto finto e non sa di niente, quindi direttamente dalle bancarelle della Vucciria (o dalla campagna dello zio): limoni, arance, pere, mele, meloni, fichi d’india e ogni derrata vitaminica possibile e immaginabile. E ancora mandorle, pistacchi, noci e nocciole e noccioline. E in estate, qualche melanzana e pomodoro per la parmigiana non te la dobbiamo mandare? Gioia mia, tutto quello che vuoi, tanto di Ingrediente Segreto ne abbiamo in abbondanza. Quale? Il Sole.

DOLCI


Quando si prende l’aereo di ritorno, il truscio è d’obbligo con cannoli e cassatine, ma anche arancini e cartocciate che arrivano a Linate prontamente ammaccati. Nel pacco-derrate gli onnipresenti sono le paste di mandorla e i biscotti secchi, meglio se fatti da mamma ché la roba industriale di Milano è piena di schifezze.

AMARI E LIQUORI A INFUSIONE


Gli infusi alcolici fatti in casa sono un colpo da maestro. Da sfoggiare al termine di una cena con convitati polentoni in ansia di congedarsi che-poi-la-metro-chiude-e-domani-ho-un-meeting-alle-nove: ottimi per sturare il condotto gastrico perché quello è alcol diabolico puro al 90%. Roba da draghi medievali.

Ho dimenticato qualcosa? Dai, potete insultarmi adesso.

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: Macity.net]