Le mele friulane che rischiavamo di perdere: le varietà autoctone del Friuli Venezia Giulia

Dalla Seuka alla Ruggine di Enemonzo, il Friuli Venezia Giulia custodisce mele antiche, rare e sorprendenti: varietà nate tra Carnia e Valli del Natisone che raccontano oltre duemila anni di storia e biodiversità.

Le mele friulane che rischiavamo di perdere: le varietà autoctone del Friuli Venezia Giulia

Quella della coltivazione delle mele in Friuli Venezia Giulia è una storia che inizia oltre duemila anni fa. Data che fa da discrimine è fondazione della città di Aquileia nel 181 a.C.: da quel momento, infatti, inizia una profonda trasformazione del territorio dell’entroterra, con opere di disboscamento, bonifica e messe a coltura, che vede protagonista, tra gli altri, anche il melo.

Da Ateneo, da Erodiano di Siria, da Columella nel “De re rustica”, da Macrobio Teodosio e da Caio Svetonio Tranquillo giungono testimonianze, in particolare, di una varietà autoctona chiamata “Matiana” (secondo alcuni studiosi, la zona di coltivazione era situata nell’attuale Collio, nelle Valli del Judrio e dell’Isonzo), molto apprezzata non solo localmente ma anche a Roma.

Anche gli affitti agrari sono una buona fonte di informazioni, così come le terminologie linguistiche nella lingua friulana, le citazioni nella letteratura locale, gli affreschi risalenti al XV e XVI secolo e l’iconografia quattrocentesca. Nel 1450 Maestro Martino da Como, cuoco dei Patriarchi di Aquileia inventò le “frictelle de poma” o “frittelle ex pomis” (le frittelle di mele) assieme ad altre ricette che diventeranno la base dei piatti tradizionali friulani ancora presenti oggi.

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Tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento la melicoltura friulana conosce un forte sviluppo, in particolare nelle aree collinari e montane. Dalla fine dell’Ottocento fino alla Prima Guerra Mondiale l’esportazione è significativa: si guarda a Europa settentrionale (Austria in particolare), Egitto e Stati Uniti. Nel secondo dopoguerra, tuttavia, le trasformazioni socio-economiche e un lento abbandono della frutticoltura familiare mettono a rischio l’esistenza di varietà autoctone di grande pregio genetico.

Oggi la melicoltura sta vivendo una stagione discreta, con un crescente interesse da parte di piccoli produttori e associazioni agricole, per recupero di antiche varietà locali. Complessivamente sono circa 400 gli ettari destinati alla coltivazione, suddivisi nei principali distretti, quello del Maniaghese, quello dello Spilimberghese e quello della provincia di Udine. A

l netto di opportune differenze, in genere le mele friulane si distinguono per un buon equilibrio tra dolcezza e acidità, per delicatezza e profumo, per croccantezza e succosità.

Prima di conoscere le varietà autoctone, merita un cenno il fatto che nel 2003, su iniziativa di Peter Larcher, è stata costituita l’“Associazione per la Certificazione D.O.P. della mela del Friuli Venezia Giulia”, un progetto a cui aderirono una cinquantina di produttori e che ha visto coinvolte tre associazioni a supporto ma che non si è poi concluso con l’ottenimento del marchio.

Mele autoctone e tradizionali

Accanto alle cultivar commerciali esiste un patrimonio di mele antiche locali, frutto di una selezione compiuta nei secoli dai contadini locali, in genere adattando i frutti a specifiche micro-aree montane o collinari. Erano mele che crescevano nei frutteti familiari, nei campi misti o lungo i confini delle proprietà, dove garantivano frutti per il consumo domestico, la conservazione invernale e la trasformazione.

Tra le varietà coltivate alcune erano autoctone, altre importate da friulani emigrati all’estero: al rientro in patria, capitava che portassero con sé marze o semi che si pensava potessero dare un buon riscontro in termini produttivi. I nomi sono un campionario lessicale che rimanda a caratteristiche morfologiche dei frutti o della pianta, a gusti e colori, a località o all’identità di chi le aveva introdotte per primo.

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Negli ultimi decenni il rischio di scomparsa ha spinto agronomi, associazioni e vivai a recuperarle attraverso progetti di conservazione della biodiversità agricola (come per esempio quello di Slow Food che delle varietà tipiche ha fatto uno dei suoi Presìdi, le “Antiche mele dell’Alto Friuli”). A volerne definire tratti comuni, si può dire che hanno dimensioni più piccole, sapori molto aromatici e forte adattamento ai terreni delle zone montane e pedemontane, maggiore rusticità, maturazioni scalari (spesso tra settembre e novembre) e ottima conservabilità. In passato molte di queste cultivar venivano conservate nei granai o nelle cantine per mesi, diventando più dolci con il tempo.
Due sono le zone più vocate alla produzione: quella della Carnia e quella delle Valli del Natisone.

Le mele friulane della Carnia

Collocata nella parte nord-occidentale del Friuli, è una zona montana con inverni rigidi e forti escursioni termiche, e vanta varietà molto resistenti al freddo.

Striata dolce

Striata dolce

Portata in Italia ad inizio ‘900 da emigranti e piantata per la prima volta negli anni ’40, proviene probabilmente dall’Ungheria. Prende il nome dalla caratteristica dei frutti: la buccia è liscia di colore giallo verde, le sfumature variano dal rosso all’arancio striato con lenticelle grigiastre o rugginose. Di grandezza media, ha forma tonda e appiattita. La polpa è bianca, croccante, di bassa succosità. E’ una delle varietà autoctone friulane più studiate, anche per una grande resistenza alla ticchiolatura.

Gialla di Priuso

Gialla di Priuso

Deve il nome alla località in cui veniva coltivata. Ha pezzatura media, forma oblunga e buccia di colore giallo dorato con lenticelle color ruggine. La polpa è bianca, di media succosità e gusto acidulo. È stata identificata come sinonimo di ‘Belfiore giallo’, varietà introdotta in Europa dagli USA, dove è nota fin dagli inizi dell’800 come “Yellow Bellflower” e una decina di altri nomi. In Europa ha preso nomi corrispondenti alle diverse lingue (‘Bellfleur jaune’ in Francia ecc.). Storicamente era una delle varietà che poteva essere conservata durante l’inverno in fruttaio. La conservazione le faceva acquisire un colore giallo intenso, molto apprezzato a tavola.

Rossa invernale

Ha colore rosso scuro quasi vinoso su quasi tutta la superficie, forma appiattita e dolcezza lieve.

Ruggine di Enemonzo

Ruggine di Enemonzo

Identificata in Carnia, nel paese di Enemonzo (UD), appartiene al grande ed eterogeneo gruppo delle mele ruggini, molto conosciute ed apprezzate in Europa per la conservabilità. La cultivar è la stessa della ‘Belle de Boskoop’, una mela olandese della metà dell’800, diffusa in tutta Europa. Ha polpa bianca e soda, che ben si presa alla cottura.

Rusin Doràt (Ruggine dorata)

Anch’essa della famiglia delle mele ruggini, ha una buona produzione: è gialla, con sovracolore marrone rugginoso e aspetto rugoso. Ha polpa farinosa e asciutta, con gusto dolce-secco. Ottima per preparare dolci.

Mela di Corone

Pezzatura media, forma lunga e conica, è una varietà rustica, resistente anche alla ticchiolatura. La buccia è liscia e di colore giallo, con sfumature rosso acceso molto diffuse ed omogenee, e lenticelle biancastre. La polpa è bianca con una consistenza soda e croccante, di buona succosità. E’ assai apprezzata per il sapore: ha gusto dolce e leggermente acidulo con un aroma deciso. Si conserva fino a quattro mesi ed è prevalentemente consumata fresca.

Chei di rose

Pezzatura piccola e forma tonda, la Chei di Rose è molto gradevole. Ha buccia liscia e di colore verde giallo con sfumature rosse, con lenticelle color ruggine. La polpa ha colore bianco, giallo-rosato con una consistenza croccante, di elevata succosità. Il sapore è dolce e intenso.

Naranzinis

Di buona produttività ma ad anni alterni, ha pezzatura grossa e forma tonda. La buccia è liscia e di colore giallo, con sfumature che variano dal rosa al rosso, con lenticelle grigiastre. La polpa è bianca con sfumature verdastre, la consistenza è croccante, di buona succosità. Il gusto è dolce ma con note acidule, e forte aroma. E’ ottima consumata fresca e si presta anche bene per le preparazioni dolciarie.
Da menzionare, infine, anche la blancon, di forma conica, gialla e dalla buccia lucida e cerosa e la Marc Panara, di grande pezzatura, con polpa soda color crema.

Valli del Natisone

Area collinare all’estremo oriente della regione, a cavallo quindi tra Friuli e Slovenia, e dove si sviluppano le prime cime delle Prealpi Giulie, è una zona a forte influenza culturale slovena e grande diversità agricola.

Seuka

Seuka

Simbolo del territorio, è una varietà autoctona originaria della frazione di Seuza, Grimacco. Da questa origine deriva la grafia “Seuka” mentre “Zeuka” è la forma scritta più diffusa in Friuli. La sua storia risale alla fine del 1800, quando costituiva i due terzi della produzione di mele del Mandamento di Cividale, arrivando a 2.000 tonnellate l’anno. L’albero madre, di proprietà di Valentino Vogric (nel paese di Seuza), ha circa 80 anni e risulta ancora in vegetazione.

Rispetto al passato, nonostante una riduzione nella coltivazione, la tecnica colturale è rimasta pressoché immutata, con piante sparse, allevate in forme libere o a vaso: le mele prodotte su terreni a prato sono considerate più saporite e conservabili rispetto a quelle coltivate su terreni lavorati. Se in passato la coltivazione non richiedeva trattamenti antiparassitari e il frutto non era mai colpito da ticchiolatura o altre malattie (dimostrando una resistenza che ha contribuito alla sua diffusione), oggi la Seuka risulta più soggetta a malattie, probabilmente per le trasformazioni ambientali, del suolo e del clima.

Ha forma allungata e grandezza media. La buccia, liscia e molto consistente, di colore giallo carico a maturazione, colorata di rosso per la parte esposta al sole, è leggermente unta o cerata, caratteristica che contribuisce alla lunga conservazione. La polpa è bianca, talvolta sfumata di rosa sotto la buccia, croccante, dolce-acidula, poco zuccherina e di sapore delicato e amabile. Si consuma fresca, ma trova posto anche in cucina per la produzione di dolci e salse.
Da ricordare anche la mela Brnenka, la “renetta” delle Valli del Natisone: ha consistenza e pastosità molto equilibrate, sapore dolce-acidulo.

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