Le merendine per noi adulti, che non daremo merendine ai nostri figli

L'industria dei dolciumi ci ha visti crescere, con il mito dell'America, e ci conosce: sa che molte merendine non le daremo mai ai nostri figli e punta su noi adulti.

Merendine

Era l’agosto del 2019, e un’indagine Doxa ci informava che sei italiani adulti su dieci si mangiano le merendine dei loro figli. Me li immagino lì, famelici, la mattina mentre preparano la merenda da infilare nelle cartelle, e proprio non resistono davanti a un Pangocciolo o a una Girella: una a me, e una a te, e buona scuola figlio mio.

È da allora che ci penso, io che non sono esattamente una consumatrice di merendine: ma davvero un adulto è interessato a quel prodotto lì? È una domanda seria, senza retorica.

Capiamoci: le merendine (meglio, alcune merendine) possono anche essere buone, sicuramente sono golose, ed è ovvio che parliamo di un grande classico del comfort food. Insomma, hanno spesso tutte le carte in regola per risultare irresistibili. Ma qui parliamo di adulti. Di persone che se vogliono coccolarsi possono, per dire, andare a prendersi un cappuccino con brioche fresca al bar, o addirittura farselo portare direttamente in ufficio. O magari anticipare un pochino l’ora dell’aperitivo e bersi un bicchiere di bianco senza essere neanche troppo giudicati in malo modo dal prossimo.

merendine

Il punto è che, a differenza – o quantomeno in misura maggiore – dei bambini, noi adulti possiamo scegliere con cosa coccolarci, ed evidentemente in sei casi su dieci troviamo che una merenda avvolta nella plastica monouso sia la cosa più goduriosa con cui possiamo farlo. E forse dovremmo chiederci perché.

Non stiamo mica facendone una questione di salutismo, qui, e neanche di scelte gastronomicamente lodevoli. Parliamo del fatto che le merendine possano DAVVERO piacere agli adulti. Zuccherine per definizione, spesso stucchevoli, talvolta pastose in bocca: capisco il fascino che possono suscitare in un bambino, ma è mai possibile che il vero target di mercato siano i genitori?

Eppure è così. Non lo dicono solo i dati, sia chiaro, lo dice anche l’evidenza delle strategie di marketing.

Le operazioni nostalgia, tanto brillanti quanto diffuse, ci parlano proprio del fatto che il segmento di riferimento, per merendine et similia, siamo proprio noi, figli degli anni Settanta e Ottanta.

Che ne sanno i Duemila del Soldino? Sono mica cresciuti credendo che il Ferrero Rocher fosse il cioccolatino più buono del mondo, loro, e aspettando decenni pur di assaggiarlo in formato tavoletta. E gli adolescenti di oggi, credete mica che abbiano il mito assoluto dei Grisbì – la cosa più goduriosa che si poteva comprare all’Autogrill durante un viaggio in macchina verso l’estate – , tanto da salivare all’idea di una limited edition firmata Baci Perugina?

Merendine

No, signore e signori, tutta quella roba è per noi. Per noi che siamo diventati grandi con il mito dell’America, patria assoluta delle merendine, degli snack, di una varietà allora inimmaginabile in fatto di dolciumi. Per noi che l’idea di un Sofficino, indipendentemente dal sapore, ci riporta indietro nel tempo, facendoci tornare a quando eravamo piccolini, e i nostri genitori per la prima volta nella storia – a differenza dei nostri nonni, per dire – cucinavano meno e scongelavano di più.

Per noi che, oggi genitori, forse quelle stesse merendine che ci hanno cresciuti ai nostri figli non le daremmo mai, preferendo il panino fatto in casa e il concentrato di frutta. Per loro, però.

Invece noi – e le aziende lo sanno benissimo – è proprio lì che ritroviamo la nostra proustiana madeleine.

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