Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food morto qualche giorno fa, è una figura gigantesca nella gastronomia e nella cultura in generale. La sua azione si è sviluppata in mille modi concreti, come abbiamo raccontato: dall’invenzione di Arcigola alla creazione di reti come Terra Madre, dall’immaginazione della prima Università di scienze gastronomiche all’ideazione di manifestazioni come il Salone del gusto. Ma tutte le azioni erano sostenute da un pensiero solido, da una filosofia strutturata, da una spinta ideale e da una propensione alla divulgazione, se non al proselitismo.
Perciò Carlo Petrini ha anche scritto tanto, dai commenti “politici” sui giornali alle pagine di racconto e diffusione della conoscenza, fino ai libri. E proprio alcuni libri, i migliori libri di Carlin Petrini, sono quelli che qui proponiamo di recuperare.
Buono, pulito e giusto

Non si può che partire da qui: dal libro che nel 2005 ha trasformato il titolo in uno slogan, un manifesto, una visione ideale, un’utopia. Buono, pulito e giusto: in tre semplici parole è condensata una rivoluzione, ma soprattutto una fusione di temi e spinte ideali che possono diventare un mix esplosivo, in contrasto apparente ma unione sostanziale: la gastronomia, l’ambiente, la politica sociale.
La frase
Il cibo è ben più che un semplice prodotto da consumare: è felicità, identità, cultura, convivialità, nutrimento, economia di territorio, sopravvivenza.
Vivere per qualcosa

Petrini era molto amico dello scrittore cileno Luis Sepúlveda, quello della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, ma anche di tanti libri impegnati: si incontravano ogni volta che Sepúlveda veniva in Italia, e ci veniva spesso, oppure in giro per il mondo. Insieme hanno pubblicato anche un altro libro, Un’idea di felicità, ma qui il dialogo si allarga a Pepe Mujica, il politico guerrigliero uruguaiano, il “presidente povero” che ha messo in pratica in prima persona gli ideali socialisti. I temi sono immaginabili – sviluppo sostenibile, attenzione all’ambiente, politica della solidarietà e della condivisione, riscoperta della semplicità – ma il modo di trattarli tutt’altro che scontato.
Le frasi
Non può esserci felicità senza impegno. Bisogna vivere per qualcosa, non per il solo fatto di essere nati!
(José «Pepe» Mujica)
È compito nostro fronteggiare a testa alta coloro che parlano di alzare muri, di costruire barriere, di chiuderci nel nostro benessere, ciechi alla realtà del mondo.
(Carlo Petrini)
So e sono convinto che lo sforzo per spiegare, per definire, per individuare tutto quel che si frappone tra noi e il diritto supremo alla felicità sia oggi il lavoro politico più importante che si può fare.
(Luis Sepúlveda)
Cibo e libertà

Forse la quintessenza del pensiero di Petrini, espressa nella sua forma ideale: aneddotica e appassionante. Tante piccole storie che raccontano una grande storia: quella della gastronomia che si libera – grazie alla rivoluzione culturale che la sottrae allo stigma di tema “basso” – e che a sua volta diventa strumento di liberazione, di riscatto per i paesi del mondo in difficoltà.
La frase
Cibo e libertà. Che titolo impegnativo. Quanto si è abusato nei secoli, quanto si abusa oggi a sproposito, tanto, o in piena contraddizione della parola “libertà”. Ma a me non fa paura usarla accanto a “cibo”; non ho troppe remore nemmeno a giocarci un po’, come farò lungo tutte le pagine che seguono. Perché, se “mi guardo indietro per andare avanti” come il nonno di Tonino Guerra gli raccomandava, nel mondo della gastronomia vedo continue liberazioni già avvenute, e ancora possibili, utili, sorprendenti, necessarie.
Il gusto di cambiare

Una lunga intervista con domande in parallelo a Petrini e Gaël Giraud, economista cattolico (gesuita) esperto di questioni ambientali e docente alla Georgetown University di Washington. Prefazione di Papa Francesco, con il quale Petrini ha dialogato in più di una occasione e insieme al quale firma un altro volume, Terrrafutura.
La frase
Questo testo è, in fondo, un accorato appello all’azione comune. A una mobilitazione collettiva delle coscienze e delle pratiche che passa inevitabilmente da una razionalizzazione dei comportamenti individuali di ogni giorno. Due i punti di partenza: come scegliamo di nutrirci, come scegliamo di comportarci all’interno del sistema economico-finanziario. Che, insegnano Giraud e Petrini, sono le facce speculari della stessa medaglia. Forse, della stessa rivoluzione culturale e sociale che va sotto il nome di transizione ecologica. (Stefano Arduini)
Terra Madre

Un’idea che diventa un evento, e un evento che diventa una filosofia: Terra madre. Rovesciare il rapporto malato e innaturale che abbiamo con il cibo, ripartendo dalla terra, e da chi la coltiva.
La frase
Avreste dovuto vedere le facce dei miei più stretti collaboratori quando una mattina, alla fine del 2003, dissi loro: «Dobbiamo organizzare un grande meeting tra contadini di piccola scala, semplici lavoratori della terra provenienti da ogni angolo del globo. Ne invitiamo 10.000 a Torino. Sarà sufficiente trovare le risorse per portarli qui, al resto, ai contenuti, ci penseranno soprattutto loro. Ma voglio che tutti siano rappresentati, da quelli europei e nordamericani, fino a quelli che vivono nei più sperduti villaggi africani o sudamericani e non si sono mai allontanati dai loro campi: l’importante è che li accomuni il lavoro per la biodiversità, in armonia con la Terra e per fare del cibo buono».