Ponte del 1° maggio: 15 imperdibili trattorie fuori porta

Prendete queste righe come una “seconda parte” di quelle che ho scritto qualche giorno fa. Allora vi consigliavo quindici soste per mangiare all’aperto in questi dì di festa, ora quindici destinazioni fuori porta che, grazie al cielo, spesso hanno anche il dehors.

Ripeto: non sono le migliori in assoluto, non è una classifica.

Sono altri posti molto buoni in cui ho avuto la fortuna di cibarmi negli ultimi mesi.

[Ponte del 25 aprile: 15 ristoranti imperdibili per mangiare all’aperto]

Buon appetito a tutti. E buon primo maggio, festa di tutti i lavoratori (con l’eccezione dei ristoratori).

Trattoria del Peso

Via Merlati, 36 – Belvedere Langhe (CN). Tel. 340 6481820

Una delle soste più deliziosamente classiche della zona, quasi gozzaniana. E’ il vecchio bar-tabacchi-osteria di paese, anno di nascita: 1912.

La sala è semplice ed elegante nello stesso tempo, ed è proprio adiacente all’emporio: i lavoratori pasteggiano tutti i dì con un menu da 12,50 (10 per gli operai) fatto di primo, secondo, contorno; ma, come un tempo, la domenica si fa festa con un menu da 30 euro vini inclusi.

Che comprende un viaggio di questo tipo: merluzzo con patate d’Alta Langa, paté di tonno e taggiasche, gambero “del Peso”, insalata russa, carne cruda, asparagi (in questa stagione), salsiccia, ravioli al rosmarino, tajarin al tartufo nero, costine di agnello alla menta (squi-si-te), dolci di Langa e fragole.

Osteria More e Macine

Via XX Settembre, 18 – La Morra (CN). Tel. 0173 500395

Bojafauss come adoro questo posto. Un locale semplice in una delle mecche del vino: La Morra. Siamo nelle Langhe, tra vigne e colline. La Morra è una manciata di case su un cucuzzolo. Prima andate su, al Belvedere, a rimirare il panorama. Poi un salto alla cantina comunale ad assaggiare qualche nettare.

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Infine arrivate in questa stanza in cui si mangiano tutti i classici piemontesi –dai formaggi ai tajarin, dall’insalata russa alle carni– e c’è pure una bella terrazza. Si può anche scegliere un panino en passant e spendere pochissimi euro. Un pranzo “vero” sta sui 30/35 euro.

Osteria del Gran Fritto

Via Arrigo Boito, 28 – Milano Marittima (RA). Tel. 0544 974348

osteria del gran fritto

A me i locali della famiglia Bartolini –nel senso di Andrea e Stefano, non Enrico: quelli della Buca di Cesenatico, per capirci– piacciono. È vero: sono progettati per grandi numeri. Ma fanno qualità. E hanno un pesce da urlo.

Non fa eccezione questa sala con terrazzona che sforna fritti –naturalmente–, totani, cannolicchi e compagnia a volontà a prezzi equi. Come nei “fratelli” di Cesenatico e Bologna si spendono sui 35 euro e si mangia grande pescato. Oh, se poi volete stare intimi intimi, magari cercate un locale più piccino: qua la felicità si condivide.

Agriturismo Innocenzo Turco

Via Bertone, 7A – Quiliano (SV). Tel. 019 925 0445

E’ uno di quei posti che conoscono (relativamente) in pochi: un garbatissimo agriturismo alle spalle di Savona. Non pensate alla fattoria mezza scalcagnata: siamo in una casa di campagna con una sua eleganza e un bellissimo giardino dove d’estate è una meraviglia pasteggiare.

Si mangia “di terra” come si confà alla Liguria più vera: pansotti, trenette, mandilli, coniglio, torta, formagetta con olive e via così. E si beve il loro vino. Conto sui 35 euro.

Al Trabucco di Mimì

Località Punta San Nicola, Peschici (FG). Tel. 0884 962556

E’ tanto che manco, ma il giovane proprietario Domenico Ottaviano mi assicura che tutto è rimasto com’era. E mamma mia, qui è il paradiso: una palafitta sul mare del Gargano dalla quale un tempo si pescava trasformata in ristorantino.

Crudi di mare, crostacei, cucina tipica, la brezza, le reti, l’odor di salsedine e un conto sui 40 euro. Per stare nel giardino dell’Eden (e via dalla pazza folla di spiagge e bagnanti).

Il Bue Rosso

Via Torino, 3 – Poirino (TO). Tel. 011 945 0283

Il buon, vecchio ristorante di provincia, con le sale grandi, tanti coperti, legno, colori scuri e cibo a sfinimento.

Questo è il momento giusto per andarci: sono specializzati in asparagi. Con una trentina di euro si mangiano in tutte le forme: dentro una rolata con del formaggio, con uova mimosa, panati e fritti, con le salse, in risotto, con le tagliatelle, con l’uovo al padellino, persino in una sorta di morbido panforte.

[Il Buonappetito: per la trattoria cherchez la fame]

I fratelli Destefanis che conducono il vapore mi dicono che in un giorno ne fanno fuori un quintale, un quintale e mezzo. Porca paletta.

Rinuccio 1180

Via Cassia per Siena, 133 – Località Bargino, San Casciano Val di Pesa (FI). Tel. 055 2359720

Rinuccio 1180 è il bistrot della cantina Antinori e mi lascia di stucco. Siamo sul tetto della cantina, fuori dalle vetrate colline, ulivi, pievi; dentro legni, design neo-razionalista, semplice eleganza. E la pazzesca terrazza letteralmente in mezzo ai filari.

Ma quel che conta è il menu: ottimi piatti semplici a prezzi per tutte, davvero tutte le tasche. Uno pensa: chissà quanto costerà mangiare dai Marchesi Antinori. E invece con 30/40 euro ce la si gode ampiamente, bevendo a seconda delle tasche.

Antica Macelleria Falorni

Piazza Giacomo Matteotti, 71 – Greve (FI). Tel. 055 853029

Qualche giorno vi ho raccontato di Cecchini, macellaio a Panzano in Chianti, ora tocca all’Antica Macelleria Falorni di Greve. Esiste dal 1806 e ha oggi una “Risto-Bottega” self service colma di ogni ben di dio: una festa per un goloso come me.

Salame piccante, guanciale, gota, rigantino “steso”, capocollo, salame di cinghiale, finocchiola briciolona, prosciutto casalingo… Che volere di più?

Al Becco della Civetta

Vico I Maglietta, 7 – Castelmezzano (PZ). Tel. 0971 986249

Che posto unico il Becco della Civetta: siamo nell’Italia più vera, sprofondati in un paesaggio quasi primordiale. Qui trovate uno dei migliori ristoranti di tutta la Basilicata arroccato a strapiombo sulla forra.

Ci si sazia di tartufo uncinato (che è un classico di qui), di ravioli all’aglianico con ricotta e mentuccia, di agnello alle erbe e non si spendono più di 30 euro a testa. Mitologico. Epico.

Albergo Rosa

Via Roma, 47 – Iseo (BS). Tel. 030 980053

L’Albergo Rosa di Iseo è uno di quei posti che non ti aspetti: nonostante il lago sia un posto piuttosto chic (ehi, la Franciacorta è qui!) è una struttura a conduzione familiare semplice, garbata, con tanto di bel giardino. Ha lo charme di una destinazione lacustre senza averne i prezzi.

[Osterie d’Italia 2018: le chiocciole Slow Food in ogni regione]

Ha pure un grande ristorante economicissimo: per i pensionanti ha un menu a pochi euro, ma esulando da quello si mangia una grande cucina di territorio –il pesce di lago pescato in giornata (coregone, salmerino, gamberi) ma anche di mare (io assaggio una zuppa da urlo), i caprini della Valcamonica…– leggera ed eseguita alla grande.

Si spendono sui 40 euro e si sta proprio bene.

Locanda Miranda

Via Fiascherino, 92 – Lerici (SP). Tel. 0187 964012

La Locanda Miranda potrebbe trarre in inganno i non accorti: è certo in un posto splendido, all’inizio dal paesino del Golfo dei Poeti con il mare proprio lì sotto, ma potrebbe apparire una sosta come tante. E invece no. È una meraviglia.

Soprattutto perché al piano di sotto ha un ristorantino intimo e precisissimo in cui si mangia con soddisfazione: scampi crudi alle arance, ravioli di scampi, gamberi e carciofi, pescato spettacolare. Ci si pasce a livelli stellari in uno dei posti più belli del mondo spendendo cifre che non superano i 50 euro.

Osteria del carrugio

Via Capellini, 66 – Portovenere (SP). Tel. 0187 790617

Portovenere è un gioiello di borgo marinaro. Nel “carugio” (cioè nella “strada stretta tra le case” in dialetto ligure) che attraversa per intero il borgo, si mangia in tavoloni e panche, insieme ad altri ospiti e ciò rende ancora più informale la sosta (aspettatevi una certa brutalità: è la specialità ligure).

Grandi i piatti della tradizione: la mes-ciùa (tipica minestra spezzina con fagioli, ceci, grano), gli spaghetti con le acciughe, le acciughe con aglio, origano e capperi condite con olio extravergine d’oliva, i fagioli con tonno e cipolle o con le salsicce, le cozze proposte alla marinara o ripiene e poi, ancora, insalata di polpo o il polpo con le patate.

Mi raccomando: arrivate presto e puntuali che alle 20 si chiudono dentro e chi c’è, c’è. Si spendono 30 euro.

Trattoria Omens

Strada Omens – Verrès (AO). Tel. 0125 929410

Per chi cerca natura, montagna, prati e una cucina valdostana golosa, Omens è il posto giusto (perfetto, poi, per le famiglie). Al fondo della strada, prima del bosco, un paio di case in pietra e il bel bar-trattoria che porta lo stesso nome della frazione e che sa tanto di Alpi.

Una sala tutto legno e poi la semplice veranda, da cui si guardano boschi e montagne. Il menu è “prevalentemente” fisso ed è una gioia dei golosi: affettati locali (mocetta, salami vari come quello con la barbabietola, pancetta…), cotechino con patate bollite, i biscotti di fontina con il lardo, le castagne glassate con il burro…; poi una zuppa, magari la vapellenentse –in stagione con gli spinaci selvatici “raccolti dalla mamma a Champoluc”–, la polenta concia con la salsiccia, il coniglio, lo spettazino…

Dunque un assaggio di formaggi valdostani e il dolce: panna cotta, Crema di Cogne (al cacao), mirtilli sotto spirito. Conto? Sui 22 euro!

Piz Boè Alpine Lounge

Strada Rütort, 3 – Corvara In Badia (BZ). Tel. 0471 188 8166

Questo è un posto chic, ma in uno dei luoghi più belli d’Italia. Piz Boè Alpine Lounge di Patrick Dupont, un rifugio-ristorante di design affacciato sulle cime in cui Roman Tavella reinterpreta i classici del territorio con le migliori materie prime (le carni sono della macelleria Maier, in val D’Aura).

[Il Buonappetito – L’algoritmo segreto per godersi Osterie d’Italia 2018]

Spenderete un po’, ma avrete la vista più bella di sempre. Se invece volete risparmiare, vi consiglio i veraci rifugi di Utia I Tablà e Utia de Bioch, dove vi sfamerete a suon di canederli, speck-patate-uova, stinco, costolette arrostite spendendo 25 euro.

Nangallaturi

Via delle Confraternite, 7 – Castelbuono (PA). Tel. 0921 671228

Ah, la Sicilia, la Sicilia. Che meraviglia la Sicilia. In primavera, poi. Se in questi giorni siete da queste parti, fate un salto a Castelbuono, nelle Madonie alle spalle di Cafalù, un tiro di schioppo da Palermo.

Castelbuono ha più ristoranti pro capite di Los Angeles e il Nangallaruni è uno dei grandi alfieri della cucina locale. Peppe Carollo e la sua famiglia sono i reucci dell’ospitalità cittadina e fatevi servire (sono specializzati anche in funghi, in stagione).

Direi di partire con gli antipasti e di proseguire con i fusilli di casa al ragù di maialino. Prima e dopo aperitivo e una pasta al celeberrimo bar della famiglia Fiasconaro, a un passo.

Luca Iaccarino Luca Iaccarino

27 Aprile 2018

commenti (4)

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  1. Avatar stefano ha detto:

    ooooh, finalmente hai scritto qualcosa di decente.
    Mi congratulo.

  2. Avatar alessandro ha detto:

    Mi scusi,leggo dal menu Antinori (i prezzi più bassi):
    Bruschetta alla Rinuccio €. 15,00
    Zuppa di carote €. 13,00
    Torretta di melanzane €. 17,00
    il dolce meno caro sta su €. 6,00
    c’è il coperto? acqua? vino (al calice)?
    Siamo già oltre i €. 50,00 e ci siamo mantenuti leggeri…

  3. Avatar A. ha detto:

    L’osteria del Carugio a Portovenere ha cambiato gestione quest’anno, ergo nessuna pressione sull’orario e menù leggermente diverso. La foto poi non centra nulla con il posto!
    E parlare di Liguria chiamando i muscoli “cozze” non si può sentire.