di Dissapore Dissapore 2 Giugno 2018

E così, ieri, 18 anni dopo la prima volta, lo psicodramma del mezzodì televisivo si è finalmente concluso. Antonella Clerici — “la conduttrice che non sa muoversi, si concia come un Ferrero Rocher gigante e piace perché è prevedibile in tutto quello che fa” (cit. Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere), o se preferite “una che fa fuoco e fiamme muovendo tutta la scacchiera della programmazione per non avere concorrenti” (di nuovo e sempre cit. Aldo Grasso), ha lasciato La Prova del Cuoco. Sull’onda della tormentata ascesa del governo gialloverde, prenderà il suo posto, tra una camicia stirata per Salvini e l’altra, Elisa Isoardi. C’è sembrato il momento giusto per rimettere in circolazione un vecchio pezzo scritto per Dissapore da Marco Baccanelli, allora nostro editor e oggi titolare di Mazzo, il piccolo grande locale aperto nel 2013 a Roma, in zona Centocelle. Che non è quel che si dice un fan del programma.

Ready steady cook” arriva da noi solamente nel 2000, con il nome di “La prova del cuoco“, presentato dalla milf Antonella “mi piace il caxxo” Clerici, mentre nel Regno Unito lo conduce prima Fern Britton (presentatrice tv), poi il Tv Chef Ainsley Harriott.

Ma tu pensa, far presentare un programma di cucina a un cuoco, sempre originali questi inglesi, eh?

[Piadina romagnola: la ricetta stravagante de La prova del cuoco]

Vi state chiedendo se anche in Inghilterra c’è nonna Pina? Ma naturalmente… NO! Della nonnetta e delle sue tagliatelle nemmeno l’ombra, mancano all’appello anche la clac di vecchietti del paese di turno che batte le mani e balla come gli zombi in un video di Michael Jackson, i mangiatori di gatti più o meno epurati, la sfoglina romagnola un po’ tabacchiera di Fellini che stende sfoglie grosse come tende da campeggio.

E insomma, non c’è niente di tutto questo, il circo lo lo trovi altrove.

A “Ready steady cook” ci sono solo due chef più due concorrenti che si sfidano a chi fa il menù migliore (5 portate contro le nostre 3) e un presentatore capace di cucinare che li intrattiene e li aiuta nelle preparazioni.

Ma la cosa più sconvolgente è che allo scadere del tempo, qualcuno quei benedetti piatti li assaggia, cosa che sembrerebbe ovvia, ma a quanto pare nella versione della granny Clerici (oddio come traduco, tardona?) non lo è.

Ma perché se mi ritrovo davanti a una puntata di “Ready Steady Cook” del 1994 mi sembra meno vecchia de “La prova del cuoco” che ho guardato ieri?

[Sette vite come i gatti che diceva di aver mangiato: Beppe Bigazzi torna alla Prova del Cuoco]

Seconda domanda, e credetemi, sto cercando di evitare l’effetto “chi guarda quel programma è scemo mentre iosonoquellobravobuonoeintelligente”.

Perché quando li vedo a “La prova del cuoco” mi viene facile diffidare anche di professionisti dal talento imbarazzante: Guido Castagna, Maurizio Santin, Guido Martinetti? (Tutti tranne Gabriele Bonci del quale non diffiderei nemmeno se lo vedessi a Bim Bum Bam).

Per un vero re della cucina quel programma è utile o dannoso?