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Andrea Soban | gio 10 gen 2013 ore 18:01
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M**Bun, quegli ostinati piemontesi che hanno trovato la via italiana al fast-food
M**Bun seduce ancora? L’apertura pre-natalizia del nuovo e terzo shop torinese, è l’occasione che attendevo per tornare nella prima agrihamburgeria italiana, rinomata non solo per i congrui panini, ma –qualcuno lo ricorderà – anche perché diffidata da McDonald’s dall’uso del prefisso Mc. Da lì arriva il doppio asterisco del nome.


Con il nuovo negozio di via Rattazzi (alle spalle della centralissima via Lagrange) M**Bun è un format di ristorazione che arriva alla piena maturità : era dai leggendari tempi di Burghy che una catena nostrana non competeva ad armi pari con i colossi americani inventori del genere.
Se alcune idee sembrano già viste, come le stanze family friendly con i giochi per i bimbi, i menu combinati per sveltire i tempi e aumentare lo scontrino medio (dati i prezzi contenuti), fino al packaging bio che strizza l’occhio alla raccolta differenziata delle stoviglie usate, il fascino della formula resta intatto.


M**Bun si è inventato il fast food italiano (o per meglio dire, di tradizione piemontese), con passione e competenza. Ecco così che la carne proviene dell’azienda agricola di famiglia (Scaglia), certificata dal consorzio Coalvi, è possibile scegliere tra vini al bicchiere o SorA’laMA’, birra M**Biunda e M**Rusa sia spinnata che in bottiglia, ovviamente locale e artigianale, fino alla cola autoprodotta e ribattezzata Molecola in onore della torre sabauda trasformata nel frattempo in museo del cinema (Mole – Cola).
Proposta gradita dai più giovani, che trovano anche il wi-fi gratuito, come dal direttore del famoso quotidiano cittadino, intento a fotografare i panini come un foodblogger qualsivoglia. A dimostrazione che il successo dell’hamburger gourmet è davvero trasversale.

Casomai, a chiamare M**Bun semplicemente fast-food, pur se gratificato dai vari prefissi agri e slow, gli si fa un torto, basta osservare la lavagna che invita subdolamente a provare robiole al forno (squisite le Prus con le pere), carne cruda, polpettine (dette Mach Bale, piccole, buone e saporite) e la zuppa del giorno, sempre tonica visto il freddo di Torino.


Ho assaggiato la crudité nella forma di un tris di carne. Partenza con la Piemontesa, delicata con olio, sale e limone, interludio con la Franseisa alla senape, capperi e acciughe, dal sapore più deciso, per concludere con la Mediterranea accompaganta da pomodorini secchi, olive e peperoncino, forse la meno riuscita delle tre. Carne cruda in un fast-food, eresia? No, bellissima scoperta!

Gli hamburger, di media cottura, sono serviti in un panino all’italiana dentro un sacchetto di carta (non il classico bun rotondo, per intenderci) e accompagnati con verdure e salse artigianali adeguate al livello della carne. Del mio primo M**Bun (100% fassone, insalata e pomodoro a 6€) ho il piacevole ricordo di una carne buona ma non troppo saporita, che ho dovuto vivacizzare con un pizzico di sale; applausi per il Tuma (70% carne di bovino e 30% di suino, più insalata  e pomodoro a 5€) più equilibrato nel gusto grazie all’uso del formaggio, manco a dirlo piemontese. A rotazione in menu anche un panino di stagione (nel mio caso il Macapunet con verza e gorgonzola) e una proposta  vegetariana, il Mach Del Ort con le melanzane alla parmigiana, godurioso.


Le patate non surgelate sono tagliate a foglia, scelta che le rende dorate e croccanti, e si abbinano con il ketchup fatto in casa, dolce, delicato, senza retrogusti acidi, che come da McDonald’s costa 0,20 cent in più.


Dopo l’ordine alle casse, ho ricevuto un beeper per sedermi al tavolo ed essere richiamato a panini pronti, l’attesa è stata breve malgrado la calca. L’offerta è completata dal pane senza glutine per i celiaci, non può mancare il take-away (“ciapa lì e porta a cà ”) e sono previste casse dedicate alle gestanti.
Ai militanti della fierezza piemontese non sfuggirà che dall’agrihamburgheria (M**Bun) alla agrigelateria (Poirino), Torino è sempre più il food-laboratory d’italia, la città dove sono nati, prontamente imitati, i primi esempi di filiera a km zero della ristorazione.


M**Bun
via Rattazzi 4 – Torino
corso Susa 22/E – Rivoli (TO)
Corso Siccardi 8/A – Torino
[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Andrea Soban]
…ottima qualità e possibilità di trovare i panini e altri prodotti senza glutine. A conti fatti si spende forse 2 euro in più rispetto ai più famosi fast food ma si sta moooooooooolto meglio!
Io ci sono stata qualche giorno fa perché era l’unico posto aperto in zona in cui mangiare prima del film (“The Master” al Nazionale, così per la cronaca.)
Devo dire che a noi è sembrato piuttosto deludente. Come cibo intendo, perché i ragazzi che servivano erano simpatici e di problemi in quel senso non ce ne sono stati. Pane, carne, formaggio, patatine, pomodoro, insalata -- tutto niente di che. Io non penso di aver motivo di tornare da M**Bun ora che conosco la Burgheria.
Allo stesso tempo, invece, continuo a riconoscere i loro meriti sull’aspetto marketing, il piemontese, giocare sul contrasto con il colosso americano che mi sembra una grande idea, sta funzionando benissimo ed è simpatica.
Ah devo dire che la Mole Cola è pure buona -- anche se trovo più difficile un successo internazionale della bevanda della Talpa!
vogliamo un’apertura a Milano!!!!!
concordo con Gumbo sulla faccenda pane e patate.
non mangiando carne, ho provato solo il vegetariano, che è abbastanza buono, ma il suo ripieno molto umido crea purtroppo un effetto “spugna che si gonfia”, perché il pane è abbastanza leggero, diafano quasi.
il posto è bello, molto pulito, lavorerà tantissimo considerando la posizione.
fossi in loro, farei uno sforzo in più e proporrei almeno un altro paio di alternative vegetariane.
i prezzi li trovo corretti.
Perchè ci si ostina a voler italianizzare (scusate l’orrendo termine) una ricetta che non ci appartiene?
Ci lamentiamo quando gli americani mangiano pasta con il ketchup o pizza con l’ananas perchè per noi questi piatti sono una religione, allora perchè continuare a proporre hamburger secondo ricette italiane? Cipolle, cetriolini, cheddar, bacon sono insostituibili in un hamburger; mangiarne uno con ingredienti come radicchio, toma, funghi o pane di stile italiano ( ad esempio) non ha senso a mio modo di vedere; inoltre perchè chiamare m*bun un posto dove il bun non esiste?
La qualità di un hamburger secondo me non dipende dal fatto che sia proposto in chiave italica, ma dal rispetto della ricetta originale a partire da ottime materie prime.
Condivido e infatti ritengo che in tal senso fra i vari locali sul genere che ho avuto la possibilita’ di provare la Burgheria di Via delle Rosine sia per qualità e rispetto della tradizione il migliore.
Io invece non condivido.
A parte che l’hamburger in Italia c’è sicuramente da molto prima di mcDo, anche se veniva chiamato “svizzerina”.
Ma soprattutto, la ricetta unica per l’hamburger non esiste, e la stessa Burgheria che proprio tu citi come esempio, lo conferma: il panino della settimana è sempre diverso e con gli ingredienti più vari e tra l’altro il cheddar non c’è neanche fra le scelte standard mentre la toma sì.
Anche negli USA, nel tipo di locali a cui si ispira la Burgheria appunto, non esiste la ricetta standard; solo McDonald’s e le catene le hanno -- ma non mi sembra una grande fonte di ispirazione!
“Bun” è buono in piemontese, e come ho già detto il gioco di parole con mac e bun americani è un’idea divertente e anche di successo a quanto pare.
La materie prime, tra l’altro da M**Bun non sono assolutamente scadenti (a parte l’insalatina e il pomodoro che so’ proprio loffie, e il pane non entusiasmante). E’ solo che nell’insieme non funzionano goduriosamente quanto alla Burgheria.
A me importa che sia buono, tutto il resto…chiacchiere!
Certo, la “svizzera” si mangiava in Italia prima che sbarcassero gli Americani. Era un piatto talmente “italiano” che si chiamava svizzera
a me l’hamburger piace con la mozzarella di bufala
Non condivido per niente. Una pizza con l’ananas è una zozzeria di abbinamento, un panino con la toma no. Si tratta di fare accoppiate azzeccate con (nel caso della pizza) impasti ben fatti. Ed è qui che siamo superiori: a mio modesto parere i panini mangiati a NY non sono così memorabili se paragonati con quelli, ad esempio, della Burgheria citata. Solo Burger Bistro mi ha colpito e lo ritengo leggermente superiore.
Comunque M**Bun fa un discreto prodotto, lo metto dietro la Burgheria e davanti a quello della Granda (Eataly). Le patatine di quest’ultimo sono tutt’altro che memorabili.
La “zozzeria”di un abbinamento è puramente soggettiva; io i panini mangiati in america me li ricordo superiori a tutti quelli provati in Italia, a parte quello di Al Mercato a Milano, che tra l’altro, per avere successo, non deve sbandierare la provenienza delle carni..
purtroppo non conosco la scena torinese, il mio era un commento generale sul tentativo, per me mal riuscito, di proporre hamburger italioti
In linea teorica tutto è soggettivo, ci sono però dei modelli di riferimento sugli abbinamenti dei gusti quasi universalmente seguiti dagli chef. La pizza con l’ananas è un cattivo abbinamento che può piacere, carne e toma direi proprio di no (ma può non piacere anche questo) e non esiste una “vera” ricetta quasi di niente.
dipende che prodotto…
hamburger: la granda e burgheria a pari merito, poi il mac
patate: mac, burgheria ed infine la granda..
carne cruda: qui la granda non ha rivali, non c’è colavi che tenga
Mah, l’hamburger della Granda non è così proporzionato ed è sempre bisunto, MacD proprio non ci entra nemmeno in classifica con questi. Sulle patate, spero tu stia scherzando: quelle di Mac sono oscene messe a confronto con quelle della Burgheria e comunque le peggiori sono sempre quelle della Granda: sono molli che non stanno nemmeno diritte. Se proprio devo muovere una critica a quelle della Burgheria, sono un po’ troppo piene di gusti. Carne cruda: di nuovo è gusto, Granda e Coalvi sono due consorzi di tutela della carne Piemontese. Sarebbe un po’ come dire: a me piace più il Dom Perignon del Dom Perignon marchiato Slow Food.
credo che Carlo intendesse MacBun
Allora non ho capito un razzo e chiedo scusa.
Perchè “bun” significa buono in piemontese! Il nome completo infatti è Mac (solo) Bun (buono). Gli asterischi sono dovuti alla causa con McDonald.
Concordo. Estremizzando il ragionamento è come quando ci si lamenta (Striscia in testa) degli stranieri che scopiazzano (con ingredienti loro) prodotti tipici italiani.
Mac (e kebabbari) si contrastano sul terreno “dell’italianeità ” proponendo pizza con la mortazza, focaccia genovese, pane (magari di Genzano o Lariano) con la porchetta e via via italianizzando. Non fotocopiando autarchicamente il marchio altrui.
Ma dopo la Mecca-cola, adesso ci voleva davvero la Talpa-cola (stupenda la traduzione dib Gumbo Chicken) ?? Eccheccavolo, una spuma, un chinotto, una gassosa no ?
I gusti sono estremamente soggettivi, abbinamenti bizzarri per alcuni sono delizie per altri. C’è chi adora la pizza con l’Ananas ad esempio, visto che è stata citata. Non possiamo parlare di ricetta originale per l’hambuerger, quello nel pane intendo. C’è quello classico, certo, ma poi vanno bene le infinite varianti che i vari burger bar/restaurant propongono, in Italia e nel mondo. Poi ognuno sceglie quello che preferisce, senza obbligo alcuno. Considerando anche che quasi ovunque oggi si può comporre l’hamburger in base alle proprie preferenze. Gli hamburger americani? Ottimi!! Tenendo sempre presente che NYC non è l’america e non la rappresenta totalmente.
e a milano??? quando??? daje!!!
hamburger o svizzera (o polpetta del single): solo carne trita e un po’ di sale.
polpetta: carne trita, pan grattato, poco latte, un uovo, prezzemolo, sale.
polpetta di avanzi: trito di lessi, impanatura, fritturina in casseruola.
queste sono le mie concezioni. normalmente apprezzo anche solo la prima che come un panino è l’unica che mangerei. le altre non le mangerei come panino ma come secondo piatto. comunque viva le polpette di tutti i tipi!