Il Buonappetito: le cose che non mangeremo più

Sarò onesto: non ricordo di aver mai mangiato un dattero di mare, da bambino. Da quando ho memoria son sempre stati proibiti e giravano leggende d’ogni sorta, come quella di una banda di pugliesi che di notte staccava interi scogli per caricarseli sulla Panda 4X4, portarseli in garage e poi scolpirli al sicuro dalle forze dell’ordine.

Li ho poi assaggiati una volta, già adulto, offertimi da un ristoratore che mi ha detto che lui poteva averli per questo, quest’altro e quell’altro motivo. Va a sapere.

In ogni caso: una cosa squisita. Giustamente proibita, ma ugualmente squisita.

Mi ricordo invece benissimo i bianchetti, gianchetti come li chiamiamo noi in Liguria: il meraviglioso novellame che mangiavamo bollito con un filo d’olio e limone, in frittata, in frittelle…

Che meraviglia: con la testa scrocchiarella, la pasta morbida, il gusto dolce. Ora son vietati. Dicono: comprate i rossetti. Non è la stessa cosa.

Ricordo anche il dramma di quando, a causa della mucca pazza, travolti dalla psicosi collettiva, s’è vietato tutto il quinto quarto: niente più cervella, niente più ossobuco, niente più finanziera… Lì davvero ho tremato: poi, grazie a dio, l’affaire è rientrato e oggi ne mangio il doppio per recuperar ciò che ho perduto.

Quello che voglio dire è che le ragioni sono molte –il rischio di distruggere una specie, un’epidemia, una nuova sensibilità, il cambiamento delle norme igienico-sanitarie…– ma il risultato è il medesimo: ci sono cose che non mangiamo più, ci saranno cose che smetteremo di mangiare.

Immagino tra qualche anno finiremo di scottare scaloppine di foie gras, di grattare bottarga sugli spaghetti o di spalmar caviale (in fin dei conti, non sono stragi di innocenti?), di frigger moeche e chissà cos’altro.

Il buon cittadino che alberga nella mia testa, sa che è cosa buona e giusta.

Ma il goloso che abita nella mia pancia, ancora ricorda il gusto del latte caldo, appena munto, in una fattoria piemontese. E se pensa che oggi è proibito berlo, gli vien da piangere.

Luca Iaccarino

19 aprile 2017

commenti (7)

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  1. Sulla bottarga starei molto tranquillo. Non vedremo mai qualcuno ergersi a difensore di un muggine.
    Per quella di tonno, forse, la cosa potrebbe complicarsi con la progressiva carenza di materia prima.

  2. Fanculo a tutta l’Europa e a tutti gli ambientalisti/ecologisti irrazionali. Io so che finche’ vivro’, soprattutto nelle campagne Italiane ci sara’ sempre qualcuno che, a casa propria, produrra’ quelle cose che questi sedicenti salvatori dell’Universo cercheranno di vietare.
    Ah, a titolo informativo, se volete assaggiare i datteri di mare, andate in vacanza in Albania. Li servono praticamente ovunque.

  3. Nella mia regione c’erano ristoranti famosi per le linguine ai datteri di mare fino alla introduzione del divieto. Talvolta li trovo ancora in pescheria ad un prezzo da capogiro e, recentemente li ho mangiati ad una cena ( ero ospite) sul litorale salernitano. Vi devo confessare tuttavia che non mi hanno mai fatto impazzire e che preferisco una buona cozza di scoglio. Anche le cee sono ormai introvabili, mentre per le moeche ho visto che a Venezia da tempo si sono attrezzati…

    1. I datteri di mare li ho mangiati una volta,non ho trovato un sapore cosi’ eccezionale.Spezzo una lancia a favore dei rossetti,li trovo buonissimi e non cosi’ diversi dai bianchetti (e addirittura dalle costosissimi ed introvabili cee).Purtroppo e’ introvabile TUTTO il novellame ,come le triglie minuscole da friggere(qui chiamate fragoline).Prima si trovava anche la “neonata”in barattolo al supermercato.
      Ahime’,ho paura che ,altro che moeche e foie gras.In un futuro non lontano si comincera’ con l’agnello e ci faranno mangiare lombrichi e verdure.
      Mi associo di cuore al fanculo di Manuel Fantoni.Vorra’ dire che prenderemo un cargo battente bandiera liberiana ed andremo in qualche posto selvaggio dove le categorie citate possiamo tenerle a distanza.Possibilmente a fucilate.

  4. Poi ci sono le cose che un tempo mangiavano solo i miserabili per far festa, e ora costano un occhio così i poveri non le mangiano (quasi) più:
    1. i bovoetti (lumachine di terra, servite con trito di aglio e prezzemolo con un filo d’olio)
    2. le lumache (bastava andar per campi…)
    3. il baccalà (un tempo costava poco e nutriva molti, ora ci fanno anche il gelato ed è oggetto di sfide fra gastro-chef)
    4. aringhe affumicate (ora costano un capitale)
    5. poenta e osei (poveri passeri: però, bastava d’inverno mettere le trappole e prima di sera la cena era garantita)
    6. le interiora tipo nervetti, trippa, sanguinaccio (bleah…però sono in via di estinzione e mi dicono che dal macellaio è difficile trovarle)

    Va be’, a pensarci sono state schifezze per il mio palato, però il tema cibi che non mangeremo più me le ha ricordate

  5. Invece bianchetti sono disponibili in qualsiasi ristorante di pesce e pure a prezzi convenienti!
    Provate a chiedere una frittura di bianchetti e ditemi quante volte vi verrà precisato che in realtà si tratta di pesce ghiaccio, pescato in Cina a livello intensivo.
    Tanto noi dell’entroterra generalmente di pesce non capiamo una cippa. Ed è vero.

  6. Anch’io mi ricordo il latte appena munto in una fattoria piemontese. Oltre ad essere leggermente tiepido, nel mio ricordo aveva un sapore intensissimo di latte, e sapeva anche un po’ di animale e di prato. (ricordi affidabili? Boh!)
    E le uova crude, pure quelle tiepide appena deposte, raccolte dal contadino, bucato il guscio e bevute…voilà! 😀

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