
Francesca: salve, io sarei disponibile pe
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Mickey: In questo blog scopro che gli
Aurora: Ragazzi sono di Roma, sono int
Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non
Toh, chi si rivede: Heston Blumenthal, l’enfant terrible della cucina inglese, per la prima volta chiede scusa ai clienti intossicati e per farlo aspetta l’uscita del rapporto dell’Health Protection Agengy. Per chi si fosse perso qualche passaggio della storia, ricordiamo che il suo ristorante Fat Duck fu chiuso dalle autorità nel Marzo scorso perchè contaminato dal Norovirus che provocò diarrea, vomito e febbre tra coloro che avevano consumato ostriche. Blumenthal si dichiara “dispiaciuto e frustrato di quanto accaduto” e, a parziale risarcimento del danno, invita i clienti colpiti dal virus ad una sorta di cena riparatrice, da tenersi a loro piacimento e completamente gratuita. Non una parola però sul colpevole ritardo con cui ha allertato l’HPA e sul rapporto dell’Ente inglese che parla di una errata manipolazione dei frutti di mare e di pratiche igieniche insufficienti. Insomma, Blumenthal come una Brambilla qualsiasi alle prese coi turisti giapponesi del Passetto, offre da bere a tutti e scurdammece ‘o passato, ma mettiamo il caso che voi siate tra i fortunati che hanno pasteggiato a ostriche e norovirus, accettereste l’invito?

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Io sì. I ristoratori italiani che infettano i clienti con le cozze crude
fanno altrettanto?
Perchè, hai qualche notizia o sono le tue solite illazioni?
Illazioni? le statistiche non sono mica illazioni, anche se per loro natura non possono risalire al ristorante X o alla taverna Y
O le infezioni, statisticamente superiori al resto d’Italia, in Puglia sono tutte colpa dei pescatori autodidatti?
Capisco “I love cozze”, ma i microorganismi se ne fregano
Ci risiamo Bressanini! Devo ricominciare tutto da capo? Ne abbiamo già parlato qui mi pare e ti ho dimostrato che i tuoi dati sono vecchi ed usati a sproposito. Se guardi i numeri, l’anno scorso IN TUTTA ITALIA abbiamo avuto un terzo (129 contro 500) delle intossicazioni del SOLO Fat Duck. Se i lettori hanno voglia di seguirti nelle tue provocazioni si accomodino pure. Io sono stanco delle chiacchiere.
Tomacelli non sai di cosa parli, 129 sono i casi di febbre tifoide, vogliamo parlare delle epatiti o delle gastroenteriti? Chiedi all’universita’ di Bari, ci hanno studiato un bel po’, a cominciare dall’epidemia (EPIDEMIA) di novovirus del 2002.
http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=522816
“Puglia, a region in the South-East of Italy, has about four million inhabitants. Bari (about 1,500,000 people in the province) is the capital. Raw mussels are largely consumed in Bari and, in general, in Puglia, especially at Christmas and Easter. In 1994 raw seafood consumption was the source of a small cholera outbreak. Moreover, hepatitis A is endemic in this region.”
L’epatite A e’ endemica in puglia, sai cosa vuol dire ‘endemica’?
complimenti Tomacelli, una risposta degna della ‘sintesi poetica’ e del rispetto delle opinioni altrui.
Tomacelli, di fronte ad una lezione di stile (e di statistica, sembra) come questa e la precedente dovrebbe solo tacere e imparare.
beh…. dre che Heston Blumenthal sa un “Brambilla qualsiasi” vuol dire solo che tu al Fat Duck nn ci sei mai stato, altrienti ti esprimresti dversamente.
L’intossicazione da frutti di mare, se lavori prodotti freschi che nn sono stati surgelati preventivamente per mettersi al riparo da eventuali rischi, è dietro l’angolo per chiunque, Brambilla o no…
Posso solo dirti che al Fat Duck io ci sono stato, e che sicuramente, se ce ne sarà occasione, ci ripasserò.
il tentativo di accostare Blumenthal alla Brambilla lo trovo fuori luogo. la prima situazione non era determinabile e rimane un INCIDENTE, la seconda è frutto dell’animo umano e di un’epoca in cui FOTTERE il prossimo è diventato una quotidianità… oserei dire legalizzata.
ribadisco il mio pensiero non in linea con chi desidera sempre e vedere comunque alla gogna un personaggio, guarda caso nelle vette nelle maggiori guide.
chiedere scusa, oggi, significa per molti essere considerati dei vinti, dei deboli. si perde il profondo senso di umanità e di umiltà che dovrebbe essere interpretata soprattutto come una dimostrazione di grande intelligenza professionale.
i sapienti sono come spighe di grano: finché sono vuote si alzano diritte e fiere; ma appena sono colme di chicchi, cominciano ad abbassare la testa.: M.E. de Montaigne
Boh. Certe volte si passa dalle Vette d’Alta Poesia alla gogna con una facilità sconcertante; e dopo un poco, si riparla del rispetto dovuto ai professionisti, ai ristoratori, agli chef, ai redattori, ai clienti, ai gastrofanatici, ecc., rispetto dovuto anche quando sbagliano (ci sta nel lavoro e nella passione, l’errore, o no?). Allora il rispetto va solo ad una cerchia ristretta di persone che si conoscono, e a Blumenthal no, oppure in definitiva c’è qualcosa che non va?
La memoria corta dei lettori di Dissapore diverrà presto proverbiale!
Solo qualche settimana fa abbiamo pubblicato un post con il link al rapporto e le conclusioni dell’HPA, la quale dice CHIARAMENTE che Blumenthal ha commesso almeno tre gravi negligenze:
1) Ha consapevolmente ritardato la comunicazione di quanto accadeva nel Fat Duck all’Ente preposto, facendo aumentare COLPEVOLMENTE il numero dei malati
2) Ha fatto lavorare il personale nonostante gli evidenti segni della malattia: alcuni collaboratori hanno detto di aver vomitato più volte nei bagni del ristorante in un solo giorno.
3) Non ha seguito le norme H.a.c.c.p., usando detergenti (alcool denaturato) inadatti.
Queste, signori miei, non sono invenzioni ma le conclusioni dell’HPA. Nella mia piccola storia di blogger c’è anche la strenua difesa dei cuochi molecolari ma non difenderò mai nessuno ad oltranza e contro l’evidenza dei fatti.
rispetto la tua opinione e quella della hpa UK ma sia tu che loro non tenete conto di alcune essenzialità fondamentali del virus
Norovirus – elevata variabilità genetica
Norovirus – cinque genogruppi per un totale di trenta genotipi
Norovirus – grande stabilità ambientale, caratteristica permette al virus di sopravvivere negli alimenti a temperature maggiori di 60° C e inferiori a 0°C, e perfino a forti disinfettanti ambientali come il cloro fino alla concentrazione di 100 ppm
Norovirus – fanno parte di un gruppo di virus che provocano gastroenteriti (insieme ai Rotavirus, Adenovirus e Sapovirus)
Norovirus – arriva sulle nostre tavole attraverso alimenti contaminati come frutta, verdure acque e bevande soprattutto frutti di mare (mitili) come ostriche e cozze consumati crudi o poco cotti.
Norovirus – L’uomo presenta un tempo di incubazione della malattia che varia tra le 15 e le 48 ore.
La breve durata dei sintomi e le varie difficoltà di diagnosi in molti casi non permettono l’identificazione della malattia; ne deriva una sottostima sull’effettiva diffusione di Norovirus
Da Blumenthal, nessuno ha sospettato il Norovirus e Blumenthal, proprio perché nessuno ci capiva un cazzo, ha chiuso il suo ristorante prima che glielo imponessero.
Non esiste certezza della contaminazione delle ostriche. Tu pensi che la brigata di Blumenthal mangi le ostriche in cucina mentre lavorano? Le brigate, in cucina, non mangiano e non a tutti è consentito assaggiare.
Il rapporto parla di potenziali cause, non di cause certe.
poi ognuno decide di accanirsi come meglio crede.
dimenticavo. http://www.izsum.it/servizionline/arretrati/numero-48/001g.html
“rispetto la tua opinione e quella della hpa UK ma sia tu che loro non tenete conto di alcune essenzialità fondamentali del virus”
Grazie eggi, è già qualcosa.
Scusate, ma letto il rapporto HPA, non posso che essere d’accordo con Tomacelli. Il punto più impressionante è come il ristoratore ha non solo impiegato tecniche di prevenzione inidonee (l’alcool dovrebbero bandirlo dalla formazione HACCP), ma ha anche errato nel contenimento del fenomeno, perché se fosse stato tutto fatto a regola, si sarebbero infettate solo le persone che hanno mangiato gli alimenti con il Norovirus, non si sarebbe diffuso altrove, non ci sarebbe stata la contaminazione sicura che è stata la causa più evidente del fenomento fuori controllo. L’utilizzo di prodotti più costosi (ma neanche tanto) e l’applicazione delle procedure, avrebbero limitato di molto quello che è successo. Il fatto di usare alcool è impressionante, in un posto come quello. Manco se facesse manutenzione, potrebbe bastare, pure usando il Temiran per fare il fondo settimanale. In un posto del genere servono cloro o alchidici, ma comunque minimo il trigger con benzalconio cloruro fisso in mano a tutti, in cucina.
Personalmente, ritorno sempre nei locali che sono stati chiusi per questi problemi. L’ho fatto anche sere fa, con successo: una pulizia mai vista…. e così dovrebbe essere Blumenthal oggi. Se non è pulito ora, però, non lo sarà mai più…..
certo che in italia le cozze intossicano. tutto parte spesso dai mercatini del pesce, mercatini storici tenuti da pescatori professionisti.
ad esempio quest’estate sono state chiuse per scarso igiene e pesce vecchio, parecchie bancarelle del mercato di donnalucata (RG); un mercato del pesce che amo…il perché?
penso che con la crisi, in ogni settore si tende a fare i furbetti per racimolare qualche euro in più
Basterebbe comprare solo frutti di mare nella retina con il sigillo di provenienza che garantisce le analisi dell’ufficio di igiene e degli allevamenti di produzione
é vero Blumenthal, si va a pescare le ostriche a contrabbando del Tamigi
si, metti però che le hanno tenute al caldo o in cattività? in quel porto tutto è in regola ufficialmente.
….mangio cozze e ostriche tutti i giorni. ma guai se ci trovo un norovirus dentro…leo_eggi
Io è oltre un decennio che in Puglia mangio in maniera compulsiva ed ossessiva ogni genere di crudo di mare: cozze, cozze pelose, cozze patelle, seppie, allievi, polipi, noci, taratuffi, ostriche, fasolari, ricci, cannolicchi, musci, etc etc etc.
Certo mi scelgo con un certo rigore il posto dove mangiarli ma mai e poi mai sono stato male.
L’unica volta che sono stato male è stata oltre venti anni addietro a Pesaro in un (adesso, ex) famoso ristorante di pesce per una sola ostrica maledetta.
Tutto questo discorso per ricordare a Tomacelli che febbraio e marzo si avvicinano…….RICCI in riva al mare !!!
.
Ciao
In Puglia mi dite che c’è il rischio di ammalarsi più alto del mondo? Ok sono d’accordo con voi, ma almeno starò male senza dover spendere 140 euro in un tristellato che sciacqua le cucine con l’alcol denaturato e costringe a lavorare il personale ammalato!
ma tu veramenti pensi che se un ristoratore vede un dipendente che sta poco bene lo costringa a lavorare? ma stiamo scherzando?
i cuochi sognano per anni di poter lavorare da Blumenthal, da Bottura, da Marchesi.. e avere una diarrea certo non li mette a letto. pensi che il personale di una cucina vada a riferire allo chef come ha cagato o se ha vomitato? hai mai passeggiato un sabato sera a londra? vomita il 20% delle persone che vedi in giro.
il problema poi non é quante persone scagazzano dopo aver mangiato le cozze in puglia, é quante persone sanno che quel tipo di patologia era dovuta a norovirus. a me il norovirus lo hanno diagnosticato dopo 4 o 5 giorni che ero in un ospedale. il mio sintomo era solo vomito, e non avendo mangiato cozze, ostriche ecc. si scoprì che era stato un condizionatore in disuso da tempo.
vuoi mettere un piatto di bbbucatini, vero tomace’?
altro che blumenthal
Il reporto non parla di sciacquare le cucine con alcol denaturato, ma del tipo di detergente usato dai cuochi per lavarsi le mani, che e’ ben diverso, ma, come al solito, tu traduci a modo tuo.
Comunque lo ripetero’ fino alla morte: nei paesi anglosassoni c’e’ un rispetto dell’haccp che l’Italia si puo’ solo sognare
Per quando è prevista la scoperta dell’Amuchina nei Paesi Anglosassoni?
La maggior parte dei prodotti amuchina sarebbero tuttavia inefficaci (anche se fossero commercializzati in Francia o in Inghilterra, ma non lo sono); gli unici che offrono una seria garanzia disinfettante sono quelli a base di sali quaternari d’ammonio, e chiunque aderisca ad un piano haccp (come il Fat Duck) ha sempre alle spalle una ditta che rifornisce questi prodotti, ed ha il conseguente obbligo di farne uso, oltre alla comodità.
Capisco lo sbotto polemico, ma, messa così, sembra proprio che ci laviamo solo sotto le alpi. Mi pare un pelino eccessivo…
Scusi ma si scrive Alpi con la maiuscola.
si sa che francesi e inglesi sono zozzoni, gli spagnoli sono rumorosi, i tedeschi sono rispettosi delle leggi, gli svizzeri precisi, etc etc etc
Scusate torno a mangiare la mia pizza mentre in sottofondo suonano i mandolini.
Mario Rossi
Vero, ma in parte: se i dipendenti avessero usato i normali saponi per mani Amuchina, come a malapena accade, il problema ci sarebbe stato uguale. Purtroppo, a livello di mani, quando hai a che fare con i dipendenti devi essere certo che abbiano la cute integra, altrimenti i prodotti che ti dicono di usare, per la tutela, sono meno efficaci sui virus di quanto sarebbe necessario. Inoltre, altra cosa fondamentale, è il tempo di permanenza del disinfettante sulla pelle, cosa che è impossibile da far rispettare a qualunque dipendente, perché parliamo minimo di due minuti. Per questo, a volte, anche con il miglior prodotto per detergenza e disinfezione cute, il problema non è risolto. Non solo, bisogna anche sapere che, a lungo andare, si creano delle resistenze crociate per cui si deve cambiare prodotto a rotazione, per non trovarsi entità resistenti che infettano stanzialmente il luogo (ceppi di Stafilococco in primis). Al momento, la cosa migliore è cercare di fare lavare spesso le mani ai dipendenti, tenere un prodotto serio a base di benzalconio cloruro come base a varie percentuali di diluizione, e mantenere prodotti a base di cloro in rotazione, anche per il lavaggio mani, sempre che la cute, ripeto, sia sana.
In Inghilterra non conoscono Amuchina, ma hanno tanti prodotti che impiegano lo stesso principio attivo (che in tutti i prodotti Amuchina non è sempre lo stesso, soprattutto nel Professional), e sono sicuramente più tranquillo quando vedo Ecolab o Bayer… Recentemente, ho fatto salti di gioia e complimenti a non finire al proprietario un noto ristorante di pesce a Fiumicino, perché in visita fuori orario da lui dopo molto tempo, ho visto che aveva tutta la linea Ecolab come prodotti di pulizia… se potessi, lo metterei come bonus sulle Guide, certe scelte vanno premiate, a mio avviso, proprio per evitare i Blumenthal della situazione.
tornando al quesito del post:
1) se sto male a causa del cibo consumato mi faccio risarcire.
2) non ci torno più.
saluti gippo
io accetterei di corsa
@ Marco Lungo. Scusami ma non possimao confondere il norovirus con la non ‘pulizia’ di un locale. Il norovirus compie verie e proprie stragi di infezioni perché é molto resistente a tutti i disinfettanti. Sono anche stati compiuti studi sulla stagionalità del virus. non voglio difendere Blum. ma molti deglli infettati da lui ci hanno ‘marciato’.. lo sappiamo tutti. é IMPOSSIBILE gestire una diffusione del norovirus. se pensi che nell’ultimo anno sono state tre le navi da crociera fermate con oltre 12mila persone in quarantena e più di 3000 casi a bordo di norovirus. anche se si riuscisse a isolare il virus, in oltre 48 ore di incubazione, cosa pretendi di fare?
No, non mi sono spiegato bene allora.
Ovvio che il Norovirus esiste e resiste, ma è un virus. Il problema evidenziato nel rapporto riguardo la diffusione del virus, dicono che è stato usato un alcool e non, come pensavo di aver detto, un sale quaternario di ammonio o un cloro, perché mi devi portare una soluzione di benzalconio o di ipoclorito con a mollo dei norovirus attivi dopo cinque minuti di ammollo all’aria, per contraddirmi. Della serie: se ti capita una partita infetta, chi se la mangia sta poi male, ma se sta male anche chi non ha mangiato nulla della partita infetta, qualcosa non è andato nel contenimento… ed è per questo che poi succedono infezioni bestiali a bordo di Navi da Crociera o Villaggi Turistici o similari, dove si servono migliaia di coperti a turno. Sono assolutamente con te, e l’ho già scritto, che poi non si riesce a far si che tutto il personale segua le norme igieniche a perfezione, perché nessuno si mette tra una preparazione ed un’altra a lavarsi le mani con un disinfettante chirugico e lo lascia agire per i due minuti minimi necessari… stessa cosa per i piani di lavoro e gli utensili. Non c’è tempo, e si corre… e si distribuisce anche quello che non si vede.
Quindi se, semplificando, beccarsi il norovirus vuol dire avere avuto una gran sfiga, indipendente dal fatto di aver eseguito norme di buon senso e regole haccp adeguate, e il riconoscerlo in atto con la conseguente gestione di una fase di contenimento sono la cosa più importante, ma quasi sul filo del rasoio di una indagine che sfugge alla prassi comune di chi lavora in un sistema produttivo accelerato, schiacciasassi e a ritmo continuo, come quello della ristorazione, e come quello della ristorazione stellata, perchè ostinarsi a supporre che il fenomeno sia stato trascurato e sottovalutato volontariamente?
Che interessi aveva Blu a persistere?
Lo stesso di un qualsiasi altro cuoco che continua a lavorare, malgrado abbia un taglietto su di un dito? O che non investiga a fondo sulla consistenza delle deiezioni dei propri collaboratori, sui loro malesseri passeggeri (sintomi spia) di situazioni ben più pericolose? di persone che lavorano sempre sotto una cappa, davanti ai fuochi o al forno, con la testa nei frigoriferi, in piedi per 10-12 ore al giorno?
Io lascerei un margine di dubbio, prima di condannare. Però, gastrofanatici, fate voi: questo è il rovescio della medaglia di molte recensioni entusiastiche di ristoranti pulitissimi e accreditati, di cibi serviti in maniera perfetta, e di cibi squisiti, non solo del Fat duck. Non ditemi che è solo perchè a voi non è mai capitato, oppure che conoscete puntualmente e a fondo, in tutti i retroscena, la storia dei vostri ristoranti preferiti…
Guarda, Blu ha fatto solo una cosa che ho visto e vedo fare da molti: risparmio sui prodotti per la sanificazione. Punto. Risparmio del cavolo, ma sempre risparmio in un posto, poi, dove la ricevuta è sponsorizzata dalla Depilzero, ed lì che non lo accetto, non dovremmo accettarlo nessuno. Ripeto, se avesse avuto una linea Ecolab, che è il minimo che mi aspetterei a quel livello, credo che molte cose non sarebbero accaduto. L’alcool non lo trovo accettabile, pur se compreso nei prodotti HACCP o analoghi.
Non è cosa da Blumenthal, non può essere.
Quoto
Già. Se l’inutilità dell’alcool è palese per me da decenni, tanto da averlo bandito anche da casa, come è possibile che un cuoco molecolare lo usi e lo veda usare senza dire niente… quasi lo inserisca nel piano della propria autodistruzione? Secondo me, hanno trovato una bottiglietta d’alcool e hanno dedotto che; oppure, hanno constatato nel report che qualcuno la usava. Insomma, l’alcool era lì. Cosa usassero oltre a quell’alcool, di sicuro nel report non è scritto. E’nella sua natura, contenere solo contestazioni e magagne, come se io avessi un’intera linea ecolab + l’alcool: l’ispettore vede solo l’alcool.
Sono stati interrogati tutti i dipendenti. Se non vi fidate delle mie traduzioni, almeno leggetevi le 40 pagine del rapporto prima di parlare.
Scusa, una domanda: ma hai scritto questo post perchè ci fosse una discussione, con dei commenti e contrasti di opinioni, oppure semplicemente un “siiiii, come hai ragione, che zozzoneee!”??
Ho solo tentato di dare una notizia. Certo, lo spunto per la discussione c’era, ma credo che nella difesa a oltranza di Blu, se ne siano perse le tracce.
Ahhh, io la mia l’ho già detta più su… ci tornerei subito, in tema con il topic.
La discussione sui prodotti la trovo una deviazione molto utile, penso che a discuterne si faccia anche cultura, complementare e necessaria al discorso enogastronomico, cioè detergenza e sanificazione nel processo produttivo di quello che ci servono. Paghiamo anche quello, a quanto pare….
Per carità! Se il topic prende una piega più interessante non sono certo io a protestare. Dispiace solo che da questa interessante discussione si siano defilati Antonio e Bressanini. Evidentemente hanno altro da fare.
Se si definiscono da subito “chiacchiere” i ragionamenti altrui, come ha fatto Tomacelli fin dalle prime righe, è chiaro che la discussione si spegne e la gente si stanca. Dopo, non ci si può lamentare.
Io personalmente se il ristoratore, riconoscendo il l’errore, mi invitasse ci andrei sicuramente.
Un po come il caso della mucca pazza, dopo che era veramente sicura in molti non mangiavano piu carne bovina.
Leggendo i commenti si puo capire che un giudizio affrettato non è mai azzeccato (o quasi).
Per giudicare bisogna in questo caso conoscere delle cose che (spesso ad un giornalista o bolgger, oppure ad un cuoco) non è poi cosi scontato che le si conosca.
Le cose che ha detto eggi , mi fa osservare molte cose, per esempio non ho mai visto cuochi attendere 2 minuti per lasciar agire il disinfettante, poi figuriamoci se un cuoco non ha un ferita da taglio sulle mani, non necessariamente da lama di coltello ma anche per aprire un’ostrica ti puoi ferire, per sgusciare dei gamberi o granchi ti puoi pungere, toccando le melanzane sul gambo e poi ancore altri mille episodi del genere.
Io ritengo che se fino ad oggi molti (non tutti)ristoranti non hanno avuto a che fare con questi problemi è solo una questione di fortuna o di tempo.
Ci sono maestri dell’etoile e della cast alimenti che consigliano (nei corsi di cucina)di sanificare tutto ,taglieri, coltelli, etc. con alcool.
E questi spesso si spacciano per tuttologhi e i poveri cuochi che pagano per apprendere nuove nozioni li credono, chi li mette mai in discussione.!
Poi perchè si deve dare tutta la responsabilita ad un ristorante se il cibo, che lui compra fresco dovrebbe essere gia controllato, e non lo è.
Se io servo cozze al ristorante, poi i miei ospiti vanno tutti a cagare e vomitare, mi sembra normale che prima di assumermi tutte le resposabilita chiedendo scusa, gli organi preposti facciano chiarezza per accertare di chi è la responsabilità!
Lo stato ha il compito di controllare, se le cozze ostriche vongole che ho comprato nella retina con il sigillo sono apposto.
O nO?
danno economico escluso, nessuno persegue la strada di tenere aperto e contibuare a cucinare se riesce a capire quello che sta succedendo. inizialmente si era pensato ad un inizio di ‘propabile suina’. altre tre situazione simili si sono verificate a londra nello stesso periodo di Blum. personalmente non riesco ad immaginare il ‘concetto risparmio’ di prodotti in determinati posti, ma sicuramente il norovirus non segue elementari regole di diffusione. non c’entrano i tagli, la pulizia, i prodotti, le disinfezioni. il norovirus si annida in moltissimi posti. ho già detto che io l’ho da un condizionatore. ricoverato per una semplice enterocolite, quando in ospedale si sono accorti che era norovirus, mi hanno trasferito in isolamento. ma é importante sapere che questo avveniva dopo tre giorni di ospedale e dopo che io ho tranquillamente girato in diversi reparti. mi dite come fa uno chef ad accorgersi dopo 48 ore che ha il norovirus in casa se nenache in un ospedale se ne accorsono dopo 48 ore?
Eggi, mi sono letto tutto il rapporto originale del controllo al Fat Duck. Vale la pena di farlo solo per vedere di che differente livello sono i controlli all’estero… 40 pagine di lezione, anche nel tono assolutamente neutro dell’esposizione.
Emerge senza dubbio l’impiego di disinfettanti non idonei, su tutta la linea. Usavano l’alcool, sì. Prodotti a base di alcool, inidonei per contrastare la proliferazione e la diffusione di qualunque virus.
Come ho scritto sopra, è il contenimento che non è andato bene, punto. Prodotti seri avrebbero limitato i danni. Certo, ancora meglio se l’executive o il sous chef avesse prestato la dovuta attenzione al malessere di alcuni, ma tant’è.
Inoltre, tu hai preso il norovirus da un condizionatore. Ottimo per fare diffusione del virus a livello bomba, quasi terroristico. Ma nessuno ha fatto la pulizia dei filtri della macchina in questione? La spruzzata settimanale di disinfezione del filtro e del diffusore, l’avevano fatta?
Norme, procedure, prodotti… senza applicazione da parte di tutte le brigate, sala e cucina, restano lettera morta.
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