di Chiara Cajelli 4 Novembre 2019
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Avete mai sentito parlare della dieta oloproteica? La si chiama anche liposuzione alimentare: un nome, un programma. Promette dimagrimenti localizzati, proprio come la liposuzione, e in pochissimo tempo. Soli 20 giorni per dimagrire, sarà vero? Io non posso dare una risposta: posso solo fare supposizioni e poi correre immediatamente da un nutrizionista che mi dia le risposte al posto di internet. Leggetemi pure (sappiate che non riporto mie opinioni), ma poi fate lo stesso.

Liposuzione alimentare

La dieta oloproteica è chiamata anche Liposuizione Alimentare, in quanto avrebbe come esito il dimagrimento di massa grassa su adiposità localizzate. Soprattutto, sulle adiposità di glutei, fianchi, gambe e le cosiddette culotte de cheval. Le ricerche, nate presso l’Università di Harvard, indicano come le adiposità localizzate siano determinate da un comportamento ormonale: gli ormoni sessuali femminili tendono a far accumulare in zona fianchi, mentre cortisolo e insulina, ad esempio, provocano tendenza ad accumulare in zona addominale. La dieta oloproteica vorrebbe agire proprio su tali ormoni, per favorire tramite l’alimentazione un dimagrimento mirato.

Alimentazione chetogenica e iperproteica

Che il cibo abbia potere quasi assoluto sullo stato adiposo del nostro corpo è certamente un dato di fatto, tuttavia è necessario guardarsi bene da diete “nome e cognome”, da diete mono alimento, da diete drastiche o “iper”/”ipo”. Sicuramente, una dieta cui prestare molta attenzione ed evitare soprattutto nel fai da te, è la chetogenica: porta l’organismo in uno stato di chetosi, una condizione pericolosa se non sotto controllo. Indovinate su cosa si basa la dieta oloproteica? Ebbene si, la chetogenica. In più iperproteica in quanto appunto elimina carboidrati a favore di proteine. Per la precisione, fino a 1,5 g di proteine per ogni chilo di peso corporeo.

La dieta oloproteica si basa tuttavia sugli studi del Prof. Blackburn, che appurò il fabbisogno effettivo di proteine in un uomo adulto proprio per scongiurare a chetosi. Come? Tramite l’assunzione massiccia di integratori alimentari alcalinizzanti. Il che, per la comunità scientifica, non ha senso.

Per obesità o soli inestetismi

La dieta oloproteica nasce sia per il trattamento clinico dell’obesità o comunque del forte sovrappeso, sia per aiutare le persone normopeso a modellare la linea laddove si evidenzino accumuli che danno fastidio.

20 giorni + altri 40

La dieta oloproteica è visto quasi come un trattamento di bellezza, perché è venduto grazie alla possibilità di vedere in pochissimo tempo un risultato. Il risultato, a quanto dicono i seguaci, sarebbe tangibile e un dimagrimento della massa adiposa e non muscolare (come avviene per le diete lampo o detox). Le regole della oloproteica:

  • carboidrati 20 g al giorno, solo da fruttosio di frutta e ortaggi;
  • unica fonte di grassi: 10 g di olio extravergine di oliva al giorno;
  • come anticipato: 1,5 g di proteine per ogni kg corporeo;
  • le proteine devono essere assunte tramite 50% di cibo e 50% di integratori;
  • gli integratori devono essere alcalinizzanti, omega 3 e drenanti;
  • durata della dieta oloproteica: 20 giorni al massimo;
  • per i successivi 40 giorni è previsto un graduale reinserimento dei carboidrati, mai associati alle proteine

La comunità medica è fortemente in dubbio sulla valenza di questo regime alimentare, da più punti di vista: la base di dieta chetogenica – che ho citato poc’anzi – l’uso massiccio di integratori alimentari per correggere lo stile alimentare imposto dalla dieta (come per dire: “massì facciamo pure una gita in un pozzo pieno di serpenti velenosi, tanto abbiamo la siringa con l’antidoto”. Non basterebbe, invece, evitare di far la gita?). Ultimo aspetto: le tempistiche. Tre settimane sono un tempo irrisorio se si vogliono ottenere risultati concreti e duraturi.

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