L’olio di cocco è “una delle cose peggiori che si possano mangiare”

L’olio di cocco è «una delle cose peggiori che si possono mangiare» ha detto una professoressa di Harvard in un video diventato virale

Pensateci, in fondo da una lezione del 10 luglio scorso titolata “Olio di cocco e altri errori nutrizionali” c’era da aspettarsi poco di diverso.

Ma colpisce che la lezione di Karin Michaels, epidemiologia dell’università di Harvard, negli Stati Uniti, nonché direttrice dell’Istituto per la prevenzione e l’epidemiologia dei tumori all’Università di Friburgo, in Germania, pubblicata in video su YouTube, sia diventata virale e abbia oggi quasi un milione di visualizzazioni.

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Può aver contribuito il fatto che la studiosa (l’epidemiologia è l’attività diagnostica su salute e malattie nella popolazione) abbia espresso il suo biasimo sull’olio di cocco come prodotto alimentare senza giri di parole, descrivendo quello che fino a oggi poteva fregiarsi dello status di superfood, come “una delle cose peggiori che si possano mangiare”, che per il corpo è “puro veleno”.

Sarebbe più pericoloso anche del lardo perché composto quasi del tutto da acidi grassi saturi, nemici delle coronarie.

Definizioni d’insolita condanna sulla bocca di una studiosa che gode di grande reputazione, inevitabilmente riprese oggi con grande enfasi dai principali media internazionali.

L’olio di cocco si ricava raffinando il seme essiccato della noce di cocco, tipica delle coste tropicali e del sud-est asiatico, detto anche copra. Contiene percentuali elevate di grassi saturi, quelli definiti cattivi (perché causano l’aumento del colesterolo), che oscillano tra l’80 e il 90 per cento, superiori a quelli presenti nel burro e appunto nel lardo.

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Benché la possibilità che il consumo continuato di olio di cocco aumenti il rischio di contrarre malattie cardiovascolari fosse nota ai nutrizionisti ben prima della lezione di Michels, l’olio di cocco, sostenuto da massicce campagne promozionali, ha conquistato lo status di alimento sano con risvolti dietetici.

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In realtà, utilizzarlo al posto –per esempio– dell’olio d’oliva o di girasole, non è una grande idea, vista la presenza di grassi saturi nel primo e quella di grassi insaturi negli altri (l’olio d’oliva è ricco anche di grassi polinsaturi e polifenoli che rivestono un ruolo protettivo nei confronti dell’organismo).

Se, nonostante tutto questo, amate il sapore dell’olio di cocco e non volete privarvene, usatelo ogni tanto, ma nella maggior parte delle occasioni preferite un olio non saturo.

[Crediti | New York Times, Cnn, The Guardian]

Avatar Anna Silveri

22 Agosto 2018

commenti (5)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    E’ inutile che ci si giri in torno, ogni anno blogger e industria si “impegnano” per propinare grassi/oli alternativi e miracolosi, a detta loro, ma l’unica verità è chiara e palese sin dalla notte dei tempi: il grasso migliore e l’unico veramente salutare e pure buono/gustoso da mangiare è un vero olio extra vergine di oliva fatto con tutti i crismi.
    Il resto è fuffa.

    1. Avatar Ivan Ferri ha detto:

      Non sottovalutare i nemmeno un buon burro, certo con limiti quantitativi inferiori. Riguardo al suo commento sono d’accordo sui “crismi”, peccato che alla maggioranza degli italiani, da ricerche di mercato, importi principalmente pagare poco. E i “crismi” costano.

    2. Avatar Msimone ha detto:

      L’ olio di cocco è usato in dosi minime come additivo ad esempio nei gelati. Quindi nella vita di tutti i giorni a contare è la quantita effettiva di grassi che si assume e non la percentuale. Per il tipo di dieta in Italia fa sicuramente più male il burro o il grasso delle carni rosse che l’ olio di cocco che non usa nessuno.

    3. Avatar Orval87 ha detto:

      Ovvio che contano le dosi. Ma l’olio di cocco nei gelati lo trovi nei gelati di quarta segata.

  2. Avatar clo ha detto:

    @Msimone
    In generale è vero che l’olio di cocco veniva usato pochissimo e quindi non rilevante.
    tuttavia il punto dell’articolo, e, credo, delle dichiarazioni della Prof., è che di recente l’olio di cocco viene proposto per dolci vegani, o come alternativa “salutare” rispetto ai grassi animali, cosa che non è affatto vera.
    Quindi il punto è: non aumentate l’uso dell’olio di cocco come sostituto di burro o – peggio – di olio di oliva o di semi, perchè in realtà è meno salutare.
    Per quanto mi riguarda, se faccio una torta ci metto il burro, compro il migliore che trovo, e me ne mangio una fettina. Poco ma buono, diceva mia nonna 😉