di Anna Silveri 22 Agosto 2018

Pensateci, in fondo da una lezione del 10 luglio scorso titolata “Olio di cocco e altri errori nutrizionali” c’era da aspettarsi poco di diverso.

Ma colpisce che la lezione di Karin Michaels, epidemiologia dell’università di Harvard, negli Stati Uniti, nonché direttrice dell’Istituto per la prevenzione e l’epidemiologia dei tumori all’Università di Friburgo, in Germania, pubblicata in video su YouTube, sia diventata virale e abbia oggi quasi un milione di visualizzazioni.

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Può aver contribuito il fatto che la studiosa (l’epidemiologia è l’attività diagnostica su salute e malattie nella popolazione) abbia espresso il suo biasimo sull’olio di cocco come prodotto alimentare senza giri di parole, descrivendo quello che fino a oggi poteva fregiarsi dello status di superfood, come “una delle cose peggiori che si possano mangiare”, che per il corpo è “puro veleno”.

Sarebbe più pericoloso anche del lardo perché composto quasi del tutto da acidi grassi saturi, nemici delle coronarie.

Definizioni d’insolita condanna sulla bocca di una studiosa che gode di grande reputazione, inevitabilmente riprese oggi con grande enfasi dai principali media internazionali.

L’olio di cocco si ricava raffinando il seme essiccato della noce di cocco, tipica delle coste tropicali e del sud-est asiatico, detto anche copra. Contiene percentuali elevate di grassi saturi, quelli definiti cattivi (perché causano l’aumento del colesterolo), che oscillano tra l’80 e il 90 per cento, superiori a quelli presenti nel burro e appunto nel lardo.

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Benché la possibilità che il consumo continuato di olio di cocco aumenti il rischio di contrarre malattie cardiovascolari fosse nota ai nutrizionisti ben prima della lezione di Michels, l’olio di cocco, sostenuto da massicce campagne promozionali, ha conquistato lo status di alimento sano con risvolti dietetici.

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In realtà, utilizzarlo al posto –per esempio– dell’olio d’oliva o di girasole, non è una grande idea, vista la presenza di grassi saturi nel primo e quella di grassi insaturi negli altri (l’olio d’oliva è ricco anche di grassi polinsaturi e polifenoli che rivestono un ruolo protettivo nei confronti dell’organismo).

Se, nonostante tutto questo, amate il sapore dell’olio di cocco e non volete privarvene, usatelo ogni tanto, ma nella maggior parte delle occasioni preferite un olio non saturo.

[Crediti | New York Times, Cnn, The Guardian]