di Nunzia Clemente 14 Marzo 2017
pasta

“Ci sarebbe questa GranoSalus, che si auto definisce “associazione di produttori in difesa del consumatore”, secondo cui la pasta italiana contiene sostanze cancerogene. Ne scriviamo?”

“Bah, mi sembra la solita notizia allarmistica, gonfiata ad arte per essere condivisa sui social. Dice cose risapute,  e oltretutto per valori che sono entro la norma. E poi, chi la conosce questa GranoSalus?”

“Vabbè, lasciamo stare, va’…”.

Così Dissapore ha “colpevolmente” tralasciato una (non) notizia poi diventata virale.

Eppure, dai marchi noti al presunto scandalo, gli ingredienti della viralità c’erano tutti. Anche quelli della (simil) bufala, che sempre più spesso sono, purtroppo, gli gli stessi.

In pratica, secondo GranoSalus, i principali pastai italiani, marche quali Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro, miscelano il grano italiano privo di residui con grano  estero contaminato da sostanze tossiche come glifosato, cadmio e Don, attività proibita dal Regolamento CE 1881/2006.

LE ANALISI DELLA POLEMICA

A supporto della tesi, l’associazione nata a Foggia alcuni mesi fa, ha sbandierato “analisi vere” (“non quelle con le stellette di Altroconsumo”) svolte presso “laboratori europei accreditati”, senza però fornire informazioni sui metodi adottati.

Analisi che, come detto, riportano tutti valori entro la norma.

Facciamo qualche esempio: il valore più alto di Don appartiene a Divella: 381 parti per milione. La legge europea stabilisce il limite a 750 parti per milione: praticamente il doppio. Non basta:  ci sono campioni che contengono soltanto 80 parti per milione (De Cecco) o 99 (Granoro).

DON, GLIFOSATO E CADMIO, COSA SONO?

Ma di cosa parliamo, precisamente, quando parliamo di queste sostanze?

Pur essendo per definizione la micotossina del mais, il Don, che si sviluppa nei climi umidi, attacca anche il grano. Stando a Iarc, l’agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro, è una sostanza probabilmente cancerogena e molto resistente, ragione per cui è facile ipotizzare un passaggio dal campo al piatto.

Del glifosato abbiamo parlato in diverse occasioni: potenzialmente cancerogeno secondo Iarc, ma non per Efsa, autorità europea per la sicurezza alimentare, è il diserbante più impiegato nel mondo. La Ue deciderà entro quest’anno il rinnovo della licenza d’uso per altri 15 anni, ma esiste anche una petizione europea per bandire il glifosato.

Metallo pesante presente ovunque, nella terra, nell’acqua e nell’ambiente, il cadmio può risultare cancerogeno oltre la soglia di sicurezza.

LE REAZIONI FURIOSE

Alle pesanti accuse di GranoSalus sono seguite azioni repentine, anche legali, da parte dei diretti interessati: Voiello ha dichiarato di produrre pasta esclusivamente con grano coltivato in Italia, così come Granoro, che ha anche provveduto a citare GranoSalus per diffamazione.

Coop ha tacciato GranoSalus di produrre “allarmi ingiustificati e gratuiti”, aggiungendo che “per la semola l’Italia non è autosufficiente e non sempre la semola italiana ha le caratteristiche di qualità necessarie”, mentre La Molisana ha diffuso una risposta dettagliata che rispedisce le accuse al mittente, smontandole punto per punto.

GRANOSALUS AGGIUSTA IL TIRO

In seguito GranoSalus si è corretta:  non voleva condannare “i livelli di contaminazione entro i limiti di legge, ma la presenza stessa di queste sostanze nel cibo”, in quanto, a sua opinione, comportano necessariamente  un fatto grave, e cioè che i pastai nazionali mischino il nostro grano con quello importato dal Canada, che contiene le sostanze cancerogene oltre i limiti consentiti dalla legge europea.

In altre parole, per l’associazione pugliese,  la presenza di Don e glifosato è la prova provata che il grano proviene dall’estero. Ma non è per forza così. Come già detto su Dissapore, nonostante sia possibile che la micotossina si formi nel grano raccolto all’estero e trasportato via nave, questo può accadere anche nelle nostre piante, soprattutto  quando si verificano estati molto umide.

E considerato che  le partite di grano provenienti da paesi stranieri hanno comunque  l’obbligo di essere certificate, non è affatto scontato che riescano a superare i controlli rigorosi della Polizia alla dogana.

CAMBIARE L’ETICHETTA DELLA PASTA

Forse il solo punto davvero sensato della denuncia di GranoSalus  è quello in cui l’associazione lamenta che “tra due brand di pasta secca deve essere possibile scegliere quella che contiene meno contaminanti,  anche se entrambi i marchi ne contengono quantità compatibili con i limiti stabiliti dalla legge”.

Si chiama trasparenza:  i consumatori hanno tutto il diritto di avere sui pacchi di pasta etichette più chiare, dove venga finalmente indicato in quali Paesi si coltiva il grano e se questo è stato macinato. Ma il ministero dell’Agricoltura ha già inviato per valutazione all’Unione Europea un decreto che richiede un’etichetta più chiara

[Crediti: Link: GranoSalus, Dissapore]