di Chiara Cavalleris 5 Aprile 2018

Per i birrifici artigianali italiani i premi assegnati da Birre d’Italia, la guida di Slow Food, equivalgono a tanti oscar. Anzi, l’attesa è perfino più lunga, visto che “la più completa guida al mondo della birra italiana” è biennale.

Un’accuratezza e capillarità del genere richiede decine di esperti e volontari, il cui lavoro viene poi redatto da Luca Giaccone e Eugenio Signoroni.

Da ieri Birre d’Italia 2019 si può comprare in libreria oppure online, e detto subito che della retrocessione di Baladin, il più famoso birrificio italiano, a cui è stata levata la chiocciola (il massimo riconoscimento) se ne parlerà a lungo, sempre ieri Slow Food ha reso noti i premi.

[Birre d’Italia 2017: le prime 10 da comprare secondo Slow Food]

Prima di confrontarli con quelli del 2017 per dirvi chi sale e chi scende, ecco il principale cambiamento della nuova edizione, cioè la suddivisione dei produttori in quattro categorie: birrifici artigianali, non artigianali, affinatori (che si occupano di invecchiare le birre) e beer firm (che non disponendo di impianti producono presso altri).

I birrifici recensiti sono 597, per un totale di 2.650 birre: la chiocciola è il premio principale, continuando nel parallelo con l’oscar equivale a quello per il miglior film. Per vincere contano qualità delle birre, continuità, attenzione all’ambiente.

[Guida Birre d’Italia 2017: il meglio di ogni regione]

Altri premi sono: “bottiglie” per le produzioni di grande carattere, e “fusti” per quelle più facili da bere, ma sempre personali. Sui riconoscimenti alle singole birre (“Quotidiane”, “Grandi Birre”, “Birre Slow”) ci torneremo presto.

Ecco i premi ai birrifici di Birre d’Italia 2019.

Chiocciole

Piemonte
Elvo – Graglia (BI)
Loverbeer – Marentino (TO)
Birrificio Montegioco – Montegioco (AL)
Croce Di Malto – Trecate (NO)
Troll – Vernante (CN)
Beba – Villar Perosa (TO)

Liguria
Maltus Faber – Genova (GE)

Lombardia
Elav – Comun Nuovo (BG)
Birrificio Italiano – Limido Comasco (CO)
Lambrate – Milano
Carrobiolo – Monza
Hammer – Villa D’adda (BG)

Trentino-Alto Adige
Batzen – Bolzano-bozen

Veneto
Ofelia – Sovizzo (VI)

Friuli Venezia Giulia
Foglie D´Erba – Forni Di Sopra (UD)

Toscana
Brùton – Lucca

Marche
Mukkeller – Porto Sant´elpidio (FM)
Mc77 – Serrapetrona (MC)

Lazio
Hilltop – Bassano Romano (VT)
Vento Forte – Bracciano (RM)

Abruzzo
Almond ‘22 – Loreto Aprutino (PE)
Opperbacco – Notaresco (TE)

Campania
Sorrento – Massa Lubrense (NA)
Birrificio Dell´aspide – Roccadaspide (SA)

Puglia
Birranova – Conversano (BA)
B94 – Lecce

Sardegna
Barley – Maracalagonis (CA)

Le nuove chiocciole vanno a Hammer, Ofelia, Mukkeller, Hilltop, Vento Forte, Opperbacco, Sorrento: tutti produttori artigianali che nel 2017 erano già stati premiati (o “Bottiglie” o “Fusti”).

Bottiglie

Piemonte
Canediguerra – Alessandria
Civale – Alessandria
Rolio Beer – Castiglione Tinella (CN)
Un Terzo – Pralungo (BI)

Lombardia
Menaresta – Carate Brianza (MB)
Pico Brew – Cisliano (MI)
Extraomnes – Marnate (VA)
Birrificio Lariano – Sirone (LC)
The Wall – Venegono Inferiore (VA)
Stradaregina – Vigevano (PV)

Trentino-Alto Adige
Bionoc – Mezzano (TN)
Rethia – Vezzano (TN)

Veneto
Ahpah Independent – Bassano Del Grappa (VI)
Bradipongo – Colle Umberto (TV)
Bav – Martellago (VE)
32 Via Dei Birrai – Pederobba (TV)
La Gastaldia – Pieve Di Soligo (TV)

Friuli Venezia Giulia
Borderline – Buttrio (UD)
La Birra Di Meni – Cavasso Nuovo (PN)

Emilia-Romagna
Oldo – Cadelbosco Di Sopra (RE)
Toccalmatto – Fidenza (PR)
Retorto – Podenzano (PC)

Toscana
Birrificio Del Forte – Pietrasanta (LU)

Umbria
Birrificio Dell’Eremo – Assisi (PG)
Altotevere – San Giustino ((PG))
Perugia – Torgiano (PG)

Marche
Birrificio Dei Castelli – Arcevia (AN)

Abruzzo
La Casa Di Cura – Crognaleto (TE)
Maiella – Pretoro (CH)

Campania
Karma – Alife (CE)
Borrillo – Molinara (BN)

Puglia
Birrificio Svevo – Modugno (BA)
Decimoprimo – Trinitapoli (BT)

Calabria
‘a Magara – Nocera Terinese (CZ)
Limen – Siderno (RC)

Sicilia
Cantirrificio Vittoria – Vittoria (RG)

Sardegna
Rubiu – Sant´antioco (CI)
Mezzavia – Selargius (CA)

Birrificio non artigianale
Birra Del Borgo – Borgorose (RI)

Affinatore
Ca’ Del Brado – Pianoro (BO)

Fusti

Piemonte
Aleghe – Giaveno (TO)
Birrificio Della Granda – Lagnasco (CN)
Citabiunda – Neive (CN)
Birrificio Pinerolese – Pinerolo (TO)
La Piazza – Torino
San Paolo – Torino

Liguria
Birrificio Finalese – Finale Ligure (SV)
Nadir – Sanremo (IM)
Altavia – Sassello (SV)
Busalla – Savignone (GE)

Lombardia
L’Orso Verde – Busto Arsizio (VA)
Vetra – Caronno Pertusella (VA)
Hop Skin – Curno (BG)
Birrificio Rurale – Desio (MB)
Valcavallina – Endine Gaiano (BG)
Doppio Malto – Erba – Erba (CO)
Endorama – Grassobbio (BG)
Manerba – Manerba Del Garda (BS)
Bi-Du – Olgiate Comasco (CO)

Trentino-Alto Adige
Birra Di Fiemme – Daiano (TN)
Ah Bräu – Fortezza (BZ)
Val Rendena – Pinzolo (TN)

Veneto
Crak – Campodarsego (PD)
Birrone – Isola Vicentina (VI)
Mastino – San Martino Buon Albergo (VR)

Friuli Venezia Giulia
The Lure – Fogliano Redipuglia (GO)

Emilia-Romagna
Valsenio – Casola Valsenio (RA)
Mazapégul – Civitella Di Romagna (FC)
Argo – Collecchio (PR)
Dada – Correggio (RE)
La Buttiga – Piacenza
Biren – Sant´Agostino (FE)

Toscana
Piccolo Birrificio Clandestino – Livorno

Marche
Il Mastio – Colmurano (MC)
Renton – Fano (PU)
61cento – Pesaro

Lazio
Ritual Lab – Formello (RM)
Eastside – Latina
Eternal City Brewing – Roma

Campania
Maneba – Striano (NA)

Puglia
Malatesta – Lecce

Sicilia
Yblon – Ragusa

Sardegna
Il Birrificio Di Cagliari – Cagliari
4 Mori – Guspini (VS)
Marduk – Irgoli (NU)
Trulla – Nuoro
P3 Brewing – Sassari

A chi è arrivato fin quaggiù segnaliamo due new entry come i birrifici Hammer e Vento Forte a rinfrescare con un tocco modaiolo il gruppetto dei soliti chiocciolati. Aggiungeteci che Cr/aK, fresco vincitore di una manifestazione importante come “Birra dell’anno”, il birrificio delle birre juicy italiane (che nell’aspetto e nel sapore ricordano i succhi di frutta), viene premiato tra i “fusti” per la prima volta.

[Birra dell’anno 2018: vince Cr/Ak Brewery]

Peccato per i non pochi birrifici premiati con la chiocciola che “un ruolo nel settore birrario nazionale” —come vorrebbe Slow Food— l’hanno avuto sì, ma anni or sono.

Se tra le nuove entrate non c’è molto da segnalare, sono le uscite —o per meglio dire le chiocciole levate— a fare parecchio rumore.

Perdono la chiocciola Birrificio del Ducato, Toccalmatto, Birra del Borgo, il Chiostro e Baladin.

[C’è una vivace polemica tra Slow Food e i birrai artigianali a causa di Birra del Borgo]

Posto che Il Chiosto ha sospeso la produzione da un po’ di tempo, perdendo il premio per abbandono di gioco, Ducato e Birra del Borgo sono oggi proprietà di due multinazionali della birra, che perdano la chiocciola in una guida di Slow Food è quasi fisiologico.

Dell’artigianalità e dell’indipendenza di Toccalmatto, dopo la fusione con un grande distributore come Caulier, si è discusso a lungo nell’ambiente.

E invece Baladin? Cos’è successo a Baladin, che ha avuto la chiocciola fin dalla prima edizione di Birre d’Italia? Cos’ha fatto Teo Musso, peraltro molto legato al mondo di Slow Food, tanto da avere fatto del suo nuovo birrificio una sede didattica dell’università di Scienze Gastronomiche, presieduta da Carlin Petrini, che di Slow Food è il fondatore?

Eppure coltiva luppolo in proprio, gestisce locali dove smercia birra artigianale di altri, anticipa le nuove tendenze come quella della birra artigianale in lattina, che fa già da un paio d’anni.

[Chi altri vuole scaricare Birra del Borgo dopo Teo Musso di Baladin?]

E perché Baladin perde la chiocciola mentre gli altri pionieri del movimento craft italiano, dal Birrificio Italiano  fino a Beba, passando per Lambrate, restano tutti chiocciolati?

Come se non bastasse, il birrificio di Teo Musso non ottiene riconoscimenti neanche tra le “bottiglie” o i fusti”, a differenza di Birra del Borgo, acquistato dal gigante AB Imbev e unico birrificio industriale premiato dalla guida.

Insomma, come se la spiegano gli appassionati questa chiocciola levata? È successo qualcosa alla lunga relazione tra Teo Musso e Slow Food? Chi ha mollato chi? Sarà mica una storia di corna?

Attendiamo spiegazioni, anzi, come si dice in questi casi, almeno un “Ti posso spiegare”.