Birre d’Italia 2019: come mai Baladin ha perso la chiocciola nella guida di Slow Food

Per i birrifici artigianali italiani i premi assegnati da Birre d’Italia, la guida di Slow Food, equivalgono a tanti oscar. Anzi, l’attesa è perfino più lunga, visto che “la più completa guida al mondo della birra italiana” è biennale.

Un’accuratezza e capillarità del genere richiede decine di esperti e volontari, il cui lavoro viene poi redatto da Luca Giaccone e Eugenio Signoroni.

Da ieri Birre d’Italia 2019 si può comprare in libreria oppure online, e detto subito che della retrocessione di Baladin, il più famoso birrificio italiano, a cui è stata levata la chiocciola (il massimo riconoscimento) se ne parlerà a lungo, sempre ieri Slow Food ha reso noti i premi.

[Birre d’Italia 2017: le prime 10 da comprare secondo Slow Food]

Prima di confrontarli con quelli del 2017 per dirvi chi sale e chi scende, ecco il principale cambiamento della nuova edizione, cioè la suddivisione dei produttori in quattro categorie: birrifici artigianali, non artigianali, affinatori (che si occupano di invecchiare le birre) e beer firm (che non disponendo di impianti producono presso altri).

I birrifici recensiti sono 597, per un totale di 2.650 birre: la chiocciola è il premio principale, continuando nel parallelo con l’oscar equivale a quello per il miglior film. Per vincere contano qualità delle birre, continuità, attenzione all’ambiente.

[Guida Birre d’Italia 2017: il meglio di ogni regione]

Altri premi sono: “bottiglie” per le produzioni di grande carattere, e “fusti” per quelle più facili da bere, ma sempre personali. Sui riconoscimenti alle singole birre (“Quotidiane”, “Grandi Birre”, “Birre Slow”) ci torneremo presto.

Ecco i premi ai birrifici di Birre d’Italia 2019.

Chiocciole

Piemonte
Elvo – Graglia (BI)
Loverbeer – Marentino (TO)
Birrificio Montegioco – Montegioco (AL)
Croce Di Malto – Trecate (NO)
Troll – Vernante (CN)
Beba – Villar Perosa (TO)

Liguria
Maltus Faber – Genova (GE)

Lombardia
Elav – Comun Nuovo (BG)
Birrificio Italiano – Limido Comasco (CO)
Lambrate – Milano
Carrobiolo – Monza
Hammer – Villa D’adda (BG)

Trentino-Alto Adige
Batzen – Bolzano-bozen

Veneto
Ofelia – Sovizzo (VI)

Friuli Venezia Giulia
Foglie D´Erba – Forni Di Sopra (UD)

Toscana
Brùton – Lucca

Marche
Mukkeller – Porto Sant´elpidio (FM)
Mc77 – Serrapetrona (MC)

Lazio
Hilltop – Bassano Romano (VT)
Vento Forte – Bracciano (RM)

Abruzzo
Almond ‘22 – Loreto Aprutino (PE)
Opperbacco – Notaresco (TE)

Campania
Sorrento – Massa Lubrense (NA)
Birrificio Dell´aspide – Roccadaspide (SA)

Puglia
Birranova – Conversano (BA)
B94 – Lecce

Sardegna
Barley – Maracalagonis (CA)

Le nuove chiocciole vanno a Hammer, Ofelia, Mukkeller, Hilltop, Vento Forte, Opperbacco, Sorrento: tutti produttori artigianali che nel 2017 erano già stati premiati (o “Bottiglie” o “Fusti”).

Bottiglie

Piemonte
Canediguerra – Alessandria
Civale – Alessandria
Rolio Beer – Castiglione Tinella (CN)
Un Terzo – Pralungo (BI)

Lombardia
Menaresta – Carate Brianza (MB)
Pico Brew – Cisliano (MI)
Extraomnes – Marnate (VA)
Birrificio Lariano – Sirone (LC)
The Wall – Venegono Inferiore (VA)
Stradaregina – Vigevano (PV)

Trentino-Alto Adige
Bionoc – Mezzano (TN)
Rethia – Vezzano (TN)

Veneto
Ahpah Independent – Bassano Del Grappa (VI)
Bradipongo – Colle Umberto (TV)
Bav – Martellago (VE)
32 Via Dei Birrai – Pederobba (TV)
La Gastaldia – Pieve Di Soligo (TV)

Friuli Venezia Giulia
Borderline – Buttrio (UD)
La Birra Di Meni – Cavasso Nuovo (PN)

Emilia-Romagna
Oldo – Cadelbosco Di Sopra (RE)
Toccalmatto – Fidenza (PR)
Retorto – Podenzano (PC)

Toscana
Birrificio Del Forte – Pietrasanta (LU)

Umbria
Birrificio Dell’Eremo – Assisi (PG)
Altotevere – San Giustino ((PG))
Perugia – Torgiano (PG)

Marche
Birrificio Dei Castelli – Arcevia (AN)

Abruzzo
La Casa Di Cura – Crognaleto (TE)
Maiella – Pretoro (CH)

Campania
Karma – Alife (CE)
Borrillo – Molinara (BN)

Puglia
Birrificio Svevo – Modugno (BA)
Decimoprimo – Trinitapoli (BT)

Calabria
‘a Magara – Nocera Terinese (CZ)
Limen – Siderno (RC)

Sicilia
Cantirrificio Vittoria – Vittoria (RG)

Sardegna
Rubiu – Sant´antioco (CI)
Mezzavia – Selargius (CA)

Birrificio non artigianale
Birra Del Borgo – Borgorose (RI)

Affinatore
Ca’ Del Brado – Pianoro (BO)

Fusti

Piemonte
Aleghe – Giaveno (TO)
Birrificio Della Granda – Lagnasco (CN)
Citabiunda – Neive (CN)
Birrificio Pinerolese – Pinerolo (TO)
La Piazza – Torino
San Paolo – Torino

Liguria
Birrificio Finalese – Finale Ligure (SV)
Nadir – Sanremo (IM)
Altavia – Sassello (SV)
Busalla – Savignone (GE)

Lombardia
L’Orso Verde – Busto Arsizio (VA)
Vetra – Caronno Pertusella (VA)
Hop Skin – Curno (BG)
Birrificio Rurale – Desio (MB)
Valcavallina – Endine Gaiano (BG)
Doppio Malto – Erba – Erba (CO)
Endorama – Grassobbio (BG)
Manerba – Manerba Del Garda (BS)
Bi-Du – Olgiate Comasco (CO)

Trentino-Alto Adige
Birra Di Fiemme – Daiano (TN)
Ah Bräu – Fortezza (BZ)
Val Rendena – Pinzolo (TN)

Veneto
Crak – Campodarsego (PD)
Birrone – Isola Vicentina (VI)
Mastino – San Martino Buon Albergo (VR)

Friuli Venezia Giulia
The Lure – Fogliano Redipuglia (GO)

Emilia-Romagna
Valsenio – Casola Valsenio (RA)
Mazapégul – Civitella Di Romagna (FC)
Argo – Collecchio (PR)
Dada – Correggio (RE)
La Buttiga – Piacenza
Biren – Sant´Agostino (FE)

Toscana
Piccolo Birrificio Clandestino – Livorno

Marche
Il Mastio – Colmurano (MC)
Renton – Fano (PU)
61cento – Pesaro

Lazio
Ritual Lab – Formello (RM)
Eastside – Latina
Eternal City Brewing – Roma

Campania
Maneba – Striano (NA)

Puglia
Malatesta – Lecce

Sicilia
Yblon – Ragusa

Sardegna
Il Birrificio Di Cagliari – Cagliari
4 Mori – Guspini (VS)
Marduk – Irgoli (NU)
Trulla – Nuoro
P3 Brewing – Sassari

A chi è arrivato fin quaggiù segnaliamo due new entry come i birrifici Hammer e Vento Forte a rinfrescare con un tocco modaiolo il gruppetto dei soliti chiocciolati. Aggiungeteci che Cr/aK, fresco vincitore di una manifestazione importante come “Birra dell’anno”, il birrificio delle birre juicy italiane (che nell’aspetto e nel sapore ricordano i succhi di frutta), viene premiato tra i “fusti” per la prima volta.

[Birra dell’anno 2018: vince Cr/Ak Brewery]

Peccato per i non pochi birrifici premiati con la chiocciola che “un ruolo nel settore birrario nazionale” —come vorrebbe Slow Food— l’hanno avuto sì, ma anni or sono.

Se tra le nuove entrate non c’è molto da segnalare, sono le uscite —o per meglio dire le chiocciole levate— a fare parecchio rumore.

Perdono la chiocciola Birrificio del Ducato, Toccalmatto, Birra del Borgo, il Chiostro e Baladin.

[C’è una vivace polemica tra Slow Food e i birrai artigianali a causa di Birra del Borgo]

Posto che Il Chiosto ha sospeso la produzione da un po’ di tempo, perdendo il premio per abbandono di gioco, Ducato e Birra del Borgo sono oggi proprietà di due multinazionali della birra, che perdano la chiocciola in una guida di Slow Food è quasi fisiologico.

Dell’artigianalità e dell’indipendenza di Toccalmatto, dopo la fusione con un grande distributore come Caulier, si è discusso a lungo nell’ambiente.

E invece Baladin? Cos’è successo a Baladin, che ha avuto la chiocciola fin dalla prima edizione di Birre d’Italia? Cos’ha fatto Teo Musso, peraltro molto legato al mondo di Slow Food, tanto da avere fatto del suo nuovo birrificio una sede didattica dell’università di Scienze Gastronomiche, presieduta da Carlin Petrini, che di Slow Food è il fondatore?

Eppure coltiva luppolo in proprio, gestisce locali dove smercia birra artigianale di altri, anticipa le nuove tendenze come quella della birra artigianale in lattina, che fa già da un paio d’anni.

[Chi altri vuole scaricare Birra del Borgo dopo Teo Musso di Baladin?]

E perché Baladin perde la chiocciola mentre gli altri pionieri del movimento craft italiano, dal Birrificio Italiano  fino a Beba, passando per Lambrate, restano tutti chiocciolati?

Come se non bastasse, il birrificio di Teo Musso non ottiene riconoscimenti neanche tra le “bottiglie” o i fusti”, a differenza di Birra del Borgo, acquistato dal gigante AB Imbev e unico birrificio industriale premiato dalla guida.

Insomma, come se la spiegano gli appassionati questa chiocciola levata? È successo qualcosa alla lunga relazione tra Teo Musso e Slow Food? Chi ha mollato chi? Sarà mica una storia di corna?

Attendiamo spiegazioni, anzi, come si dice in questi casi, almeno un “Ti posso spiegare”.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

5 aprile 2018

commenti (8)

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  1. ROSGALUS ha detto:

    Sembra che questa “moda” dei birrifici artigianali abbia un poco inflazionato il settore.

    O sbaglio ?
    O per meglio dire, ci si puo’ domandare se tutti questi produttori siano all’altezza della situazione ?
    Sono tutti di eccellenza ?

    Sono lontano un miglio queste produzioni dalle birre industriali ?
    Ne vale la pena ad essere estimatori a prescindere ?
    Non lo so.
    Non me ne intendo molto.
    Ma temo che vi sia una iper valutazione di tutto cio’ che questa nicchia di mercato offre ai consumatori ed al pubblico in genere.

    1. Orval87 ha detto:

      Io dico che un 10% degli artigianali é valido e vale la spesa. Gli altri non sono a livello dei migliori prodotti industriali, tipo belgi o bavaresi. Ma é una mia opinione fatta a spanne.

    2. ROSGALUS ha detto:

      Orval, grazie del tuo contributo che mi è molto utile, essendo, in materia, assolutamente ignorante.

  2. giuseppe ha detto:

    Il panorama delle birre artigianali italiane è sconsolante.
    Sembra che la parola d’ordine sia “stupire” e, quasi sempre, il risultato distrugge ogni equilibrio di gusto.
    Vade Retro!

  3. Hamburgese ha detto:

    Il settore è altamente inflazionato, almeno da 4-5 anni. C’è stata una speculazione non indifferente, lo dimostrano i prezzi esorbitanti.
    Con tutti questi produttori che spuntano come funghi ci dovrebbe essere una vera concorrenza e i prezzi dovrebbero scendere. Invece, come al solito, in Italia le regole del mercato misteriosamente non valgono e si assiste al continuo rialzo dei prezzi.
    Personalmente credo che la bolla esploderà a breve, direi un paio d’anni.
    Baladin secondo me ha perso la chiocciola perché col nuovo stabilimento è difficile continuare a definirlo un birrificio artigianale; d’altra parte le sue birre si trovano ovunque nel mondo: come si fa a essere considerati artigianali con questi volumi?
    Infine, non è da escludere che Musso o Petrini, caratteri forti e sicuramente non due mostri di simpatia, si siano scannati per qualche motivo anche futile.

  4. Gabriele Rosso ha detto:

    Buongiorno a tutti/e. Rispondo alle richieste di chiarimenti rispetto a Baladin contenute nell’articolo e altrove (leggi: social), che nella nuova edizione della guida non ha la chiocciola né altri riconoscimenti al birrificio, mentre vede premiate due birre, la Leon come grande birra e la Xyauyù come birra slow. Lo faccio in qualità di co-coordinatore del Piemonte per la guida, ruolo che condivido con Fulvio Giublena a partire da quest’edizione. Inizio citando le motivazioni dei premi ai birrifici: chiocciola per “birrificio che ci piace in modo speciale per la qualità e la costanza delle birre, per il ruolo svolto nel settore birrario nazionale, per l’attenzione al territorio e all’ambiente”, fusto per il “birrificio che esprime un’elevata qualità media su tutta la produzione e che ci convince particolarmente per le birre più semplici, facili da bere, ma che mantengono grande personalità”, bottiglia per il “birrificio che esprime un’elevata qualità media su tutta la produzione e che ci convince particolarmente per le birre più complesse, articolate, di grande carattere e profondità”. Motivazioni che sono scritte chiare e tonde all’inizio della guida, e che difficilmente possono essere fraintese. In soldoni: qualsiasi premio al birrificio presuppone un’elevata qualità media di tutta la gamma, cosa che purtroppo (e sottolineo purtroppo) non abbiamo riscontrato questa volta nelle birre di Teo, che assaggiamo da sempre, ogni anno, in bottiglia, alla cieca, alla spina. Assaggi che abbiamo ovviamente ripetuto per quest’edizione: bottiglia, bottiglia alla cieca, spina. Mentre abbiamo trovato buonissime alcune chicche, tra cui le birre di cantina, su certe referenze molto note e più semplici, soprattutto se a medio-bassa gradazione alcolica, abbiamo notato qualche problemino, qualche incertezza, qualche passaggio a vuoto. Vista l’importanza di Baladin per la storia della birra artigianale italiana e per la nostra storia personale di appassionati, assaggiatori e/o esperti, non è stata una decisione presa a cuor leggero, e segue un calo che abbiamo iniziato a registrare già da qualche annetto. Per chiudere, le domande di Chiara rispetto alla conservazione della chiocciola da parte di altri birrifici storici trovano risposta da sole: evidentemente la qualità media delle birre assaggiate è rimasta molto elevata su tutta la loro gamma. Non meriterebbero invece un commento le disquisizioni su relazioni spezzate e corna, specifico solo che suonano tanto come supposizioni di chi “si fa un film” su una questione che invece è di una semplicità disarmante.

    1. Andrea ha detto:

      Articolo fazioso, bastava chiedere a Musso o a Slow food.
      Risposta sensata, condivisibile.

    2. Nik ha detto:

      Buon pomeriggio. Grazie per la risposta puntuale ed esauriente. Curiosità mia: lo stesso discorso vale per Toccalmatto?

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