di Giovanni Puglisi 28 Maggio 2020
manhattan

Tra mille liste che ogni anno ci propinano gli americani, una ci solletica particolarmente: la classifica dei cocktail più ordinati nel mondo, i più bevuti nei bar secondo Drinks International, rivista di riferimento per la mixology che ogni anno si prende il disturbo di chiedere ai 100 bartender che contano come cambino i gusti dei loro clienti.

Per questo 2020 non sono stati da meno, e con buona pace del Covid-19 torneremo a ordinare il nostro Old fashioned (questo non è uno spoiler, c’era da aspettarselo) al bancone. Trattasi infatti dei cocktail classici più venduti dell’anno nei migliori bar dei quattro continenti.

Se volete sfogliare tutta la World’s 50 Best-Selling Classics per vedere che brutta fine hanno fatto i cocktail che andavano di moda un tempo o scoprire quanto siete poco mainstream, dal momento che il vostro miscelato preferito è in posizione 49, accomodatevi: noi ci limitiamo alla top ten, facendo un ripassino di tutto quel che c’è da sapere.

Ecco con tanto di ingredienti, ricette e curiosità, quelli che sono cocktail più bevuti nel mondo, cioè il minimo sindacale che tutti dovrebbero conoscere e saper preparare per padroneggiare la mixology e darsi un tono da viveur.

Old fashioned

Cocktail più venduto tra i locali consultati da Drinks International è l’Old Fashioned; addirittura per il sesto anno di fila: ben il 35% dei bar intervistati l’ha elencato come drink più richiesto in assoluto. L’Old Fashioned deve il suo nome ai bicchieri in cui va servito, anche sostituibili con i più attuali tumbler. Pare che il suo ideatore sia stato tal colonnello James E. Pepper, mentre la prima ricetta codificata è stata registrata all’ Old Waldorf Astoria Bar Book del 1931.

Preparazione delle più classiche, verte su una base di zolletta di zucchero pestata nel bicchiere con dash di angostura e soda, poi miscelata con ghiaccio e due once di rye o bourbon whiskey, ed infine impreziosita da scorze d’arancia e/o limone e un’immancabile ciliegia candita al Maraschino.

Ingredienti

4,5 cl Bourbon o Rye Whisky (whisky di segale)
1 Zolletta di Zucchero
1, 2 ml di Angostura Bitter
Qualche goccia di acqua naturale

Esecuzione

Riempite il bicchiere con abbondante ghiaccio. Aggiungete 3cl (o un’oncia) di bitter, la stessa quantità di vermouth, una spruzzata di soda, mescolate fino al grado di diluizione desiderato. Spremete la parte esterna della scorza d’arancia sul liquido così da liberarne gli oli essenziali, strofinatela leggermente sul bordo del bicchiere e lasciatela cadere nel cocktail.

2. Negroni

negroni

Con le sue tre parti uguali di gin, vermut rosso e Campari, il Negroni è probabilmente il cocktail italiano più diffuso nel mondo, ideato a Firenze nel 1919-20 dal conte Camillo Negroni, appassionato viaggiatore e poliglotta che proprio in quegli anni era solito frequentare il Caffè Casoni di Firenze.

Qui pare che il conte, per variare leggermente il solito aperitivo, l’Americano, abbia chiesto al barman, Fosco Scarselli, di sostituire il seltz con un goccio di gin, proprio come aveva visto fare a Londra durante i suo innumerevoli viaggi.

E ancora oggi, il Negroni conserva l’antica ricetta.

Apprezzatissimo ovunque anche il Negroni “sbagliato”, con il Prosecco al posto del Gin,  inventato dal Mirko Stocchetto  nel 1968 a Milano, in seguito all’errore di un cameriere.

Ingredienti

3 cl di Campari
3 cl di Vermouth rosso
3 cl di Gin

Esecuzione

Riempite il bicchiere con abbondante ghiaccio. Aggiungete 3cl (o un’oncia) di bitter, la stessa quantità di vermouth e di gin, mescolate fino al grado di diluizione desiderato. Non è un Old Fashioned (anche se il bicchiere quello è): lasciate l’arancia in fetta intera, quindi non spremuta sul drink o passata sull’orlo del bicchiere.

3. Daiquiri

My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita”: classico amato da Hemingway, che dopo averne abusato al Floridita di L’Havana (ove il cocktail fu inventato ed oggi campeggia, al bancone, una statua dello scrittore) ne lanciò la fama.

Un’altra storia, invece, narra di un marine americano che, scampato al naufragio della sua nave, approda nel villaggio di Daiquiri, oggi Playa Daiquiri. Qui, per placare la sete, fa allungare il proprio rum con del lime e dello zucchero, inventando così il daiquiri.

Nella lista, è il cocktail a base di rum che si piazza più in alto.

Ingredienti:

4,5 cl Rum bianco
2,5 cl Succo di lime fresco
1,5 cl Sciroppo zucchero

Esecuzione:

Può essere prodotto sia in versione frozen, ossia frullato con abbondante ghiaccio fino a divenire una sorta di sorbetto spumoso e vellutato, sia in una più semplice versione shaken a base di rum bianco, succo di lime e sciroppo di zucchero.

4. Dry Martini

cocktail martini

Nato negli Usa tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, è tra i drink più semplici, ma anche uno dei più apprezzati. Di tenore alcolico sostenuto e netto al palato e tuttavia elegante, viene preparato miscelando o shakerando, in varie proporzioni in base alle varianti, vermouth dry e gin.

Prima del 1914  conteneva parti uguali di gin e vermouth dry. Nel tempo, il dosaggio è variato; la ricetta IBA (International Bartender Association, autorità assoluta quando si tratta di codifica delle ricette in miscelazione) prevede sei parti di gin ed una di vermouth.

Ingredienti

60 ml  di Gin
10 ml  di Vermouth Dry

Esecuzione

Miscelare nel mixing glass con ghiaccio, filtrare nell’iconica coppetta conica ben raffreddata ed infine guarnire con lemon twist e/o oliva verde.

5. Whiskey Sour

Quinto posto per Whiskey Sour, un drink che per quanto rifugga alle eccessive caratterizzazioni, e che pochi locali propongono come “specialità”, ha saputo ben radicarsi nelle abitudini quotidiane di una nicchia di bevitori. Compare per la prima volta in una delle più storiche e sacre “bibbie” per appassionati e bartender, il celebre “How to Mix Drinks or the Bon Vivant’s Companion”del pioniere Jerry Thomas, nel 1862.

Ingredienti: 

4,5 cl Bourbon whiskey
3 cl succo limone
1,5 cl sciroppo di zucchero

Esecuzione

Versare in uno shaker capiente tre parti di bourbon, due di succo di limone fresco, una di simple syrup (sciroppo di zucchero) e shakerando vigorosamente. Il risultato può essere servito liscio, in coppa Martini fredda, o on the rocks in bicchiere Old Fashioned: in questo secondo caso va guarnito con fetta di limone e ciliegia al Maraschino.

Durante la miscelazione, è opzionale aggiungere un dash di albume d’uovo: questo, shakerato, conferirà al cocktail una consistenza spumosa e vellutata.

6. Espresso Martini

Espresso Martini

Un cocktail di invenzione tutto sommato recente, risalente agli anni Ottanta, l’Espresso Martini fu creato dal master bartender Dick Bradsell al “Fred’s Club” di Londra in risposta alla richiesta di una cliente che chiese qualcosa che “would wake her up, and fuck her up” (cioè: che la svegliasse E le sbomballasse il cervello). Se nel 2017 la preparazione era alla posizione 27 di questa classifica classifica, la morte del suo inventore (Febbraio 2016) sembra averne in qualche modo accelerato la popolarità fino a spingerlo in top 6.

Ingredienti

vodka
liquore al caffè
sciroppo di zucchero
un espresso

Esecuzione

Si prepara versando in shaker con ghiaccio cinque parti di vodka, una di liquore al caffè, mezza di sciroppo di zucchero ed un espresso corto: dopo aver agitato energicamente, si versa in coppa cocktail ghiacciata, guarnendo con caffè in chicchi.

7. Margarita

C’è chi dice che fu inventato nel 1942, in un bar di Juàrez, in Messico, in seguito alla richiesta di una donna che aveva in realtà chiesto un Magnolia a un cameriere che non ne conosceva la ricetta, e che quindi si inventò lì per lì il Margarita.

Chi dice che fu inventato per un’attrice, sempre negli anni ’40, che non amava bere la tequila nel solito modo, cioè con sale e limone, e c’è chi narra che  invece fu inventato come regalo di nozze per una signorina di nome Margarita dal solerte cognato.

Una certezza c’è: oggi è il classico cocktail da grigliata della Domenica per gli statunitensi. Il Margarita è il cocktail base tequila col posizionamento più alto della classifica Drinks International.

Ingredienti:

3,5 cl  di Tequila
2 cl di Triple Sec (liquore aromatizzato all’arancia tipo Cointreau) Triple sec
1,5 cl di succo fresco  di limone  o lime
Sale

Esecuzione

vVersare in uno shaker con ghiaccio cinque parti di tequila puro agave, due di triple sec, una e mezzo di succo di lime appena spremuto, shakerare, versare in coppa cocktail (o nell’apposita e panciuta coppa Margarita) ghiacciata e, a scelta, incrostata di sale sull’orlo. È possibile realizzarlo anche in versione frozen.

8. Manhattan

“A qualcuno piace caldo”, ma sono poi così tanti a prediligere il Manhattan, nonostante il successo mediatico, da Marylin Monroe alle “ragazze” di Sex and the city; un’ottava posizione tutto sommato deludente per questo classico assoluto, nominato nella top10 dei più venduti solo dal 37% dei bar intervistati.

Pare sia stato inventato verso il 1870 al “Manhattan club” di New York, durante un ricevimento organizzato da Jerrie Jerome, madre di Winston Churchill, a favore del candidato alla presidenza Samuel Tilden.

Il drink riscosse un enorme successo, e fu subito richiesto in molti locali. Lady Churchill contribuì poi a diffonderlo anche in Europa, dove si trovava per la gravidanza, e rendendolo popolare così come è ancor oggi.

Ingredienti:

5 cl Rye Whiskey
2 cl Vermouth rosso
Gocce Angostura

Esecuzione

Versare in mixing glass o nella parte inferiore del Boston shaker riempito di ghiaccio cinque parti di rye o bourbon, due di vermouth rosso e un dash di Angostura o altri bitters, quindi procedere con lo stir in coppa cocktail gelata e guarnire con ciliegia sotto spirito.

9. Mojito

Altra preparazione cubana, altro punto per Ernest Hemingway: l’autore, nei suoi giorni cubani, era solito ripetere “Mi Daiquiri en El Floridita, mi Mojito en La Bodeguita”. Se del Daiquiri e del Floridita abbiamo già accennato, la seconda metà della frase si riferisce invece alla celeberrima Bodeguita del Medio, luogo di nascita di questa bevanda successivamente divenuta proprietà esclusiva di pessimi bar della movida ed adolescenti in cerca di modi per darsi un tono.

Ingredienti:

50 ml. di rum bianco
6/8 foglie di menta
Acqua gassata
Succo di 1 lime (circa 3 cl)
2 cucchiaini di zucchero di canna bianco
Ghiaccio.

Esecuzione

Versare sul fondo di un tumbler alto un cucchiaio di zucchero di canna bianco, aggiungere succo di lime fino a coprirlo completamente e qualche rametto di menta fresca. Pestare delicatamente la menta, colmare con ghiaccio (in cubetti nella versione de La Bodeguita, tritato secondo l’IBA), quindi aggiungere una parte di rum bianco e due di soda o acqua frizzante. Miscelare e servire.

10. Aperol Spritz

Aperol Spritz

Ebbene sì, c’è anche lui: l’eroe venuto dal Nord-Est, re della brillitudine in amicizia e aperitivino per eccellenza (nonostante sia sceso, rispetto a 2019, dalla posizione 9 alla 10). Di origini antiche – nasce nell’Ottocento, nel Triveneto, sotto la dominazione asburgica; quando i soldati austriaci cominciano a “spruzzare” i robusti vini della zona con il seltz – arriva a consacrazione nel 1919 quando, alla fiera di Padova, viene presentato per la prima volta l’Aperol dei Fratelli Barbieri. Nonostante la variante con Aperol sia appunto padovana, e a Venezia si usi generalmente proporre il cocktail a base bitter, e più precisamente con il Select Fratelli Pilla, è la prima versione ad entrare nei listini IBA col nome di “spritz veneziano” nel 2011.

È senza dubbio il più semplice da riprodurre a casa, tra i drink elencati in questa lista (potete saltare la parte della preparazione, per la quale vi basta la logica, e andare direttamente al nostro Spritz crawling veneziano).

Ingredienti

Aperol
Prosecco
Soda

Esecuzione

Versare in bicchiere Old Fashioned o capiente calice da vino riempiti di ghiaccio due parti di Aperol, tre di Prosecco e una spruzzata di soda, indi miscelare delicatamente e guarnire con una fetta d’arancia.

[Immagini: Luca Manni per Dissapore]