di Chiara Cavalleris 16 Marzo 2019
san patrizio; birre da provare; stout

Guida completa alle “stout”, tra stili e sotto-stili, per chiamare le birre scure con il loro nome, con consigli aggiornati su quali scegliere tra le tante produzioni artigianali italiane: le migliori birre stout da provare. 

Vorrete solo birre “scure”. Per un giorno – domani, 17 marzo, che è San Patrizio – vi affaccerete al bancone di un pub qualsiasi e chiederete una stout qualunque. Nella maggior parte dei casi, otterrete una Guinness.

Per quanto la scura dell’arpa irlandese sia una delle birre industriali più apprezzabili in commercio – dalla sua, l’irrefutabile merito di aver reso celebre lo stile irlandese nel mondo, dalla ricetta di Arthur Guinness, nel 1759, in poi – sono certa che possiate chiedere di meglio nel vostro pub di fiducia, specialmente se vi rivolgete al mondo delle birre artigianali.

Prima di indicarvi dieci stout nostrane da provare, compatibilmente con la tap list del locale di cui sopra, va detto che lo stile irlandese annovera diverse tipologie, che vi illustriamo. Consieratela una legenda per distinguere le birre che seguiranno:

  • Irish Dry Stout: scurissime, secche, amare, torrefatte e dal cappello cremoso, tra i simboli dell’Irlanda. A loro volta derivato dalle porter del Regno Unito, primo Paese ad avere uno stile nazionale, grazie alla prima rivoluzione industriale. Caratterizzate dalle note di caffè e liquirizia – quelle della Guinness, per intenderci – hanno un moderato tenore alcolico, poco più di 4 gradi, che diventano dai 7 in su nel caso delle “Foreign extra stout”, la versione più forte.
  • Sweet Stout: stout di origine inglese, poco diffuse rispetto a quelle irlandesi. Mediamente torrefatte e meno amare delle precedenti, sono spesso addolcite con lattosio (dicesi Milk Stout), enfatizzano gli aromi del malto e spesso si distinguono per le note di cioccolato, oltreché per la pienezza del corpo.
  • Oatmeal Stout: variazione sul tema “sweet stout” con aggiunta di avena, che aumenta la pienezza del corpo della birra. Più dolci delle “dry stout”, ma meno delle “sweet stout”, si distinguono per la loro setosità e per la complessità olfattiva, che talvolta vira sulla nocciola.
  • Russian Imperial Stout: devono il nome alla popolarità ottenuta alla corte degli zar, nell’Ottocento. Molto alcoliche e ricche, sono birre decisamente complesse, dai sapori decisi, come uva passa, frutta secca, liquirizia.
  • Oyster Stout / Chocolate stout / Coffee Stout: variazioni sul tema celebri, insomma. Nel primo caso si tratta di stout con l’aggiunta di ostriche, frutto di un abbinamento gastronomico tipicamente irlandese, mentre le seconde sono una tendenza più recente, molto popolare negli Stati Uniti. Cioccolato e caffè vengono aggiunti nella ricetta, così come è moda recente, in fatto di stout, l’utilizzo di ingredienti molto caratterizzanti, come cocco, vaniglia o peperoncino. Riconoscete quelle buone perché non sono nauseanti e non ci sono aromi artificiali nell’elenco degli ingredienti.

Dunque, ecco le interpretazioni italiane che vi suggerisco, le migliori birre stout artigianali italiane, per me.

Breakfast Stout, Hammer – 8,3%

breakfast stout; hammer; birre san patrizio; stout Avena, caffè, cacao e vaniglia sono i quattro ingredienti che caratterizzano questa colazione da campioni, ormai un classico del birrificio di Villa d’Adda (BG) Hammer.

Papa Nero, Ritual Lab – 13,5%

Una delle prime Imperial Stout realizzate in Italia a simulare le tecniche di produzione che, per antonomasia, caratterizzano lo stile negli Stati Uniti. Non a caso, è da lì che proviene Vodoo, che firma con Ritual Lab, (birrificio dell’anno attualmente in carica, neo-eletto al concorso di Rimini) la Papanero.

Gallagher Stout, Hilltop Brewery – 5,5%

L’Irish Stout più conosciuta e apprezzata in Italia (possiamo dirlo? possiamo dirlo). Caratteristica unica è l’utilizzo dell’alga dulse, un’alga rossa tipica delle costiere anglosassoni. Considerate pure che Conor Gallagher Deeks è di origini irlandesi.

Deltacot, Alder – 5,9%

birrificio Alder

Il nuovo birrificio di Marco Valeriani (Seregno, MB) è già un punto di riferimento i per bevitori del territorio, nonché Mecca per appassionati di birra artigianale. Tra le sue ricette una milk stout prodotta con malti inglesi, fiocchi d’avena e lattosio. Corposa, densa, caratterizzata da note di caffè, mou e cacao.

DDC, Birra Perugia – 5,5%

Tradotto: Double Dry Chocolate Porter. Prevede l’utilizzo di fave di cacao tostate e macinate (Arriba Nacional), il cui piacere sensoriale è raddoppiato grazie all’aggiunta di una seconda varietà di cacao dell’Equador, originaria della vocata regione Esmeraldas. Un’operazione complessa che prevede la distillazione delle fave, realizzata in collaborazione con Anonima Distillazioni.

2 Cilindri, Birrificio del Forte – 5%

Altro ottimo esempio di stout, più “british”. Facilissima da bere, è un cavallo di battaglia del birrificio di Pietrasanta, che, eppure, è ben più conosciuto per le produzioni di stampo belga.

Spaghetti Western, Brewfist – 8,7%

Con questa Imperial Stout il birrificio di Conodogno – che persino la mia amica che si beve Beck’s conosce, per la Spaceman – ha fatto la storia dello stile in Italia. Prodotta con caffè, cacao e..spaghetti.

Take Me Home Cocoa, Cr/Ak – 11%

take me home, crak; birre di san patrizio; stout
Ecco una Sweet Stout, finalmente, realizzata con fave di cacao tostato: i ragazzi di Cr/Ak (Campodarsego), sono riusciti a produrre un vero e proprio cioccolatino liquido.
Esiste anche una versione con nocciole tostate.

Ghisa, Birrificio Lambrate – 5%

Una delle Stout che ha fatto scuola in Italia è quella del birrificio milanese Lambrate, caratterizzata dai malti affumicati. Per i più golosi, esiste anche la versione Imperial, da 8,5 gradi.

Koi, Birrificio 61 Cento – 4,9%

milk stout, 61 cento

Prende il nome da una carpa giapponese, dacché al birrificio pesarese sono fissati con la cultura nipponica. Vinse l’oro come Milk Stout a Birra dell’Anno (nel 2017), Slow Food la classifica come “Grande birra” nella sua guida Birre d’Italia 2019, e per quel che vale pure a me piace parecchio.

Corva Nera, Mukkeller – 6,5%

Fresca vincitrice dell’oro di categoria a Rimini – dove Mukkeller, di Porto Sant’Epidio, si è portato a casa il titolo di Birrificio dell’Anno – la Corva nera viene definita “american stout”. Più in stile americano, per l’appunto, maggiormente robusta in alcool e luppoli. Bella.

Traditional Mild e Robust Porter, Brasseria della Fonte – 3,2% e 6,6%

birrificio della fonte; stout; san patrizio

Brasseria della Fonte, piccolo birrificio di Pienza apprezzato dai beer geek se ne esiste uno, ha deciso di specializzarsi nella produzione di birre scure in generale. Mild e Robust Porter sono una certezza tutto l’anno, ma vi suggeriamo di seguire costantemente le edizioni limitate in uscita: a breve, per esempio, potremo gustare la Fuoco di Torba, Imperial Stout passata in botti di whisky torbato.

[Foto | Chiara Cavalleris]