di Cinzia Alfè 21 Agosto 2018

Questa volta l’accusa per Jamie Oliver, cuoco inglese ancora one-man holding nonostante i 260 milioni di fatturato del 2013 tra ristoranti –soprattutto italiani– libri e programmi tivù, siano ormai un lontano ricordo, è di “appropriazione culturale”.

Cos’altro ha combinato il “terrorista culinario” (definizione del quotidiano spagnolo El Pais dopo una paella inguardabile di Oliver) che riesce a catapultare decine di ingredienti senza nesso logico nella stessa padella per poi definire la ricetta “semplice e gustosa”?

Ha messo firma e faccione su un piatto pronto per i supermercati inglesi, una versione da scaldare al microonde del Jamaican Jerk, piatto giamaicano dalla particolare marinatura (jerk, appunto), ribattezzato per l’occasione “Punchy jerk rice”.

[Jamie Oliver cucina l’Italia, ma è Italia quella nel piatto? Il buonappetito]

[Cos’ha messo nella paella quel “terrorista culinario” di Jamie Oliver?]

La ricetta era così scombiccherata da provocare la reazione disgustata non del solito talebano del piatto tipico, ma di una parlamentare britannica di origine giamaicana, che su Twitter ha commentato così:

“Jamie Oliver, mi stavo chiedendo, tu sai che cosa sia davvero un Jamaican Jerk? Non è solo un nome da usare per vendere i tuoi prodotti […] Il tuo riso non va bene. Questa appropriazione culturale della Giamaica deve finire”.

In effetti, l’originale marinatura Jerk non prevede aglio, zenzero o peperoncini jalapenos, come invece quella dello chef inglese, bensì cipolla, timo, paprika, spezie varie e peperoncino jamaicano Scoth Bonnet.

Soprattutto, si usa solo per pollo, costine di maiale e pesce, mai per riso o fagioli. Dello stesso avviso anche lo chef televisivo britannico Rusty Lee, nato in Giamaica, che ha dichiarato al Guardian come nei Caraibi non esista alcun riso marinato con salsa jerk:

“Jerk è sinonimo di barbecue, non puoi arrostire il riso su una griglia, perché cadrebbe giù. È semplicemente ridicolo”, ha concluso il cuoco.

Ma il commento più curioso è stato quello di un altro membro del Parlamento britannico, Neil O’ Brien, che sempre su Twitter, e riferendosi alla parlamentare scandalizzata dall’uso del nome jerk, ha commentato “Se Jamie Oliver non è autorizzato a fare il pollo jerk (in realtà era il riso, n.d.r.) perché è una appropriazione culturale, chissà cosa farà (la parlamentare Dawn Butler, n.d.r.) quando scoprirà la “cucina italiana” di Jamie”?

A meno di non voler considerare quello di Jamie Oliver soltanto un “omaggio culinario” alla Giamaica. Sì, nello stesso modo riuscito e disinteressato in cui la pizza di Domino, per esempio, è un omaggio culinario a Napoli.

P.S. Se volete un paio di esempi sull’appropriazione culturale della cucina italiana da parte di Jamie Oliver, leggete qui:

Carbonara: Jamie Oliver se te pio te cavo l’occhi!

Jamie Oliver: difendiamo la cucina italiana da quel cuocastro.

Rage alert: leggete con cautela potreste stupirvi, sbalordire, allibire, strabiliarvi, inveire e bestemmiare, uomo avvisato eccetera.

[Crediti: The Guardian]