di Lorenza Fumelli 6 Dicembre 2011

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Prima della domanda più difficile mai fatta dopo “essere o non essere?” e “chi ha incastrato Roger Rabbit?”, ovvero: “quanti soldi servono per fondare una nuova religione basata sul formaggio?”, volevo introdurre il 5° episodio delle serie web Gente del Fud, riservato a caci e forme del latte.

Grazie al sito omonimo, il social network del prodotto tipico, alcuni foodblogger in carne, ossa e kilobyte hanno già parlato di pasta, carne e salumi, spezie e pesce. Mai però ci siamo occupati con l’impegno dovuto di formaggi.

I due temerari foodblogger di oggi sono Fabrizio Cioffi di Artéteca’s Kitchen (toh, un uomo) e Silvia Lanconcelli di Moglie da una vita. Fabrizio ha scelto la mozzarella di bufala prodotta nell’agro aversano, in provincia di Caserta, caratterizata tra le altre cose da una piacevole sapidità. Silvia ci racconta di un latticino, già presidio Slow Food, prodotto tra le valli dell’Appennino tosco-romagnolo: il Raviggiolo. Fatto con latte vaccino crudo e caglio, ha una consistenza burrosa, ricorda lo stracchino ma manca di acidità.

Ho una giustificazione per il mio essere vertiginosamente incompetente in tema di formaggi: sono moltissimi e districarsi tra usanze e tecniche di produzione mi smonta. All’inizio mangiavo solo mozzarella, stracchino e parmigiano, col tempo mi sono avventurata nei sapori più complessi finendo per innamorarmi delle tipiche puzze di certi caci portentosi. Ecco, questo aspetto mi interessa molto.

Avete anche voi un rapporto simile con il formaggio? È stato amore a prima vista o più un lungo corteggiamento? E chi ha vinto? Per esempio, io non mangerò MAI e poi MAI quelli con i vermi. Si metta agli atti.

[Crediti | Video: riprese e montaggio: Lorenza Fumelli e Federico Mercuri]