di Prisca Sacchetti 9 Maggio 2016
scarpetta

Da bimbetti ci hanno detto che non è ortodosso farla, specie in pubblico, al ristorante, a casa di amici. Poi siamo cresciuti, e dopo aver ripulito il piatto con la prima passata di pane non abbiamo più smesso, una volta capito cosa stavamo perdendo abbiamo recuperato.

Tra quelli che praticano la scarpetta in gran segreto e chi si esibisce invece in apprezzate performance davanti a un folto pubblico, senza dimenticare gli audaci che coltivano l’idea bizzarra di dedicare a quest’arte un ristorante (primo piatto del menu: spaghetti al pomodoro con pane per la scarpetta), vi diamo qualche dritta su come riconoscere in mezzo alla folla lo scarpettatore professionista.

— Primo indizio: dal cestino del pane sceglie con cura il culetto (la definizione cambia a seconda della collocazione geografica). Avete capito comunque, la parte iniziale o finale del filone.

— Selezionare con cura il pezzo di pane significa cercare il giusto equilibrio tra crosta e mollica. Di solito lo scarpettatore appoggia furtivamente la preda accanto al piatto. Lo fa senza dare nell’occhio difendendo il tozzo da possibili attacchi laterali.

— In fondo al piatto lascia con calcolata noncuranza una quantità di intingolo che supera la giusta misura.

— Al ristorante le sue scelte non sono casuali, la scarpetta finale è uno dei fattori determinanti.

— La lunga esperienza acquisita gli permette di abbinare il tipo di pane più adatto a ogni salsa.

— Durante la pratica si protende verso il piatto con un gesto di tensione sentimentale per il boccone finale.

— Indifferente all’altrui presenza lotta contro la forza di gravità: da artista della scarpetta qual è, mentre tutti pensano che il sugo stia per cadere (e comunque di sicuro cadrà prima che riesca a portarlo alla bocca), lui ribalta le previsioni e ce la fa senza sporcarsi.

— Scarpetta ovunque, ormai è un genio dell’intuizione: intravede una scarpetta potenziale lì dove noialtri vediamo soltanto un piatto vuoto.

— Identifica i colleghi scarpettatotri da lontano, dal lento rituale seguito per predisporsi a quell’ultimo impagabile pezzo di pane.

— Capita che diversifichi: dalla scarpetta all’immersione. Allora inzuppa il tozzo di pane direttamente dentro la padella del sugo o nel vasetto della salsa.

Visto che siamo in argomento ne approfitto per la mia personale top ten della scarpetta?

Qui invece la mia personale classifica della scarpetta perfetta, i piatti che mi tolgono qualunque imbarazzo, che mi fanno sentire in obbligo di farla:

1. Uovo fritto, esperienza sublime se c’è anche il tarufo.

2. Pomodori in insalata con olio crudo a profusione.

3. Tagliatelle fatte in casa condite con ragù abbondante.

4. Caponata o ratatuille con le mie verdure preferite (melanzane e zucchine).

5. Bruschette sugosa meglio se all’aglio condita con l’olio nuovo.

6. Il pesto ligure (ma ligure sul serio) che esaltava le trofie.

7. L’arrosto di maiale al latte, un classico del pranzo domenicale.

8. Il sauté di vongole veraci come lo fanno in Campania.

9. Nel delirio estivo di un’insalata greca con cipolla, pomodoro fresco e feta.

10. L’olio misto al trito di prezzemolo e mentuccia bagnato dal succo del limone nel carciofo alla romana.

Avete anche voi una top ten?