di Susanna Danieli 2 Giugno 2020
albicocche tagliate

Quella della confettura per definizione, protagonista assoluta dei succhi in brick, regina della frutta secca: ma a pensarci bene, quanto è buona l’albicocca quando è semplicemente se stessa, in tutte le sue varietà?

Al mercato catalizza vista, olfatto e gusto grazie alla sua inconfondibile buccia giallo-arancione, il profumo intenso, la dolcezza ben bilanciata da punte acide e astringenti. Del resto, la famiglia è quella delle Rosacee, quella di ciliegie e pesche, per capirsi.

L’albicocca (Prunus armeniaca) è una drupa costituita da endocarpo legnoso. Il seme, detto armellina, è molto usato nella pasticceria e nella distillazione per il suo caratteristico aroma di mandorla. Il nome scientifico dell’albicocca ci riporta alla sua terra di adozione: viene infatti coltivata fin dall’antichità in Armenia, di cui è, tra l’altro è frutto nazionale (no, l’Italia non ha un frutto nazionale), tuttavia la sua vera origine è la Cina.

Nella cultura cinese l’albicocca viene associata all’educazione e alla medicina: se da una parte infatti si dice che Confucio insegnasse ai suoi allievi sotto un albero di albicocche, dall’altra in Oriente ci hanno sempre visto giusto riguardo alle proprietà del frutto. L’albicocca infatti una fonte importante di fibre, antiossidanti e betacarotene che sembra portare benefici a vista, pelle e intestino. Ragione in più, dunque, per farne scorpacciate.

Ecco le 13 varietà di albicocche italiane da riconoscere, tra tipiche campane, preziosi Presìdi Slow Food e “tipi” comuni. Vi spieghiamo le caratteristiche di ciascuna, dopo l’indice che segue:

  • albicocca vesuviana;
  • albicocca Preole;
  • albicocca Diavola;
  • albicocca Reale di Imola;
  • albicocca Thyrintos;
  • albicocca Pindos;
  • albicocca Galàtone;
  • albicocca di Valleggia;
  • albicocca Amabile Vecchioni;
  • albicocca precoce di Toscana;
  • albicocca della Val Venosta;
  • albicocca di Scillato;
  • albicocca di Don Silvestro.

Albicocca vesuviana

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Correva l’anno 1538: nella sua opera naturalistica “Suae Villae Pomarium”, lo scienziato napoletano Giovanni Battista della Porta elogia la bontà delle albicocche locali, ivi chiamate bericocche. Ancora più pregiate, a suo dire, sono le crisomele coltivate sui fertili terreni intorno al vulcano. Avanti veloce fino ai giorni nostri in cui fortunatamente possiamo ancora degustare le albicocche vesuviane o crisommole, il termine dialettale per indicare questo frutto. Le “Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio” sono anche Presidio Slow Food, circa settanta cultivar distinte secondo dimensione, aspetto della buccia, profumo e sapore. Molto dolci, si prestano bene a essere sciroppate o cucinate nella marmellata.

Albicocca Preole

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La Campania è evidentemente terra fertile per le albicocche. La seconda varietà tipica è costituita dalle Preole, poche ma buone: a causa del poco vigore della pianta, la produzione è molto limitata e i frutti risultano di piccole dimensioni. Ci si accontenta, ma si gode.

Albicocca Diavola

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La terza varietà tipica campana è la Diavola, un nome guadagnato per via delle striature rosso fuoco che attraversano la buccia. A differenza della Preola, la Diavola ha dimensioni più grande e gusto più dolce.

Albicocca Reale di Imola

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La Reale d’Imola fa fede al suo nome e, come ogni regina che si rispetti, si fa aspettare. Questa albicocca dell’Emilia Romagna è una varietà tardiva particolare: i suoi frutti maturano in modo scalare, ovvero non tutti insieme, il che comporta una raccolta delicata e rigorosamente a mano. La Reale d’Imola è piccola e dorata, molto dolce e ottima per la marmellata, magari in mezzo a una golosa torta Sacher.

Albicocca Thyrintos

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La Thyrintos è una varietà precoce coltivata nel Nord Italia. Si tratta di un’albicocca tutta da mordere: i frutti sono molto grandi e succosi, di colore giallo pallido con delicate sfumature arancioni.

Albicocca Pindos

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La Pindos è l’albicocca per chi non sa aspettare: una varietà precoce pronta già alla fine di maggio. Il frutto perfetto per una tarte tatin celebrativa, giusto in tempo per festeggiare la fine del lockdown.

Albicocca di Galàtone

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Galàtone è un piccolo paesino della costa Jonica pugliese, terra rigogliosa di fichi, olio, mandorle e naturalmente albicocche. La varietà omonima è un prodotto unico nel suo genere caratterizzato dalle “lentiggini”, piccole macchioline della buccia che si concentrano sulla zona del peduncolo. La Galàtone è estremamente soffice e dolce, bellissima notizia per il palato ma meno per trasporto e commercializzazione. La produzione è andata in declino negli ultimi anni e oggi la varietà è protetta dall’Arca del Gusto Slow Food.

Albicocca di Valleggia

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L’albicocca di Valleggia o valleggina è un Presidio Slow Food del savonese, coltivata fin dal Diciannovesimo secolo. Per lei vale il detto della botte piccola e del vino buono: si tratta infatti di una varietà di dimensioni molto ridotte, ampiamente compensate dall’intensità di gusto e profumo che non hanno eguali. Matura in un arco di tempo strettissimo, circa tre settimane tra giugno e luglio: per questo accaparrarsela non è facile, ma credeteci, ne vale la pena.

Albicocca Amabile Vecchioni

Se voleva farsi notare, l’intento è ampiamente riuscito. L’Amabile Vecchioni è una varietà piuttosto grossa dal colore arancione acceso e dal caratteristico gusto dolce. Ma dolce giusto, e non stucchevole: amabile appunto. Non si trova facilmente, per cui verso fine giugno occorre tenere gli occhi aperti al mercato. Si mangia volentieri nature, e a fettine sul chia pudding dà alla colazione quel tocco in più.

Albicocca precoce di Toscana

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Servono presentazioni? Il nome dice già tutto: la precoce di Toscana è una varietà antica, capostipite di numerose cultivar locali sparse soprattutto tra Pisa e Livorno. Viene raccolta a fine giugno e ha polpa arancione, morbida e dolce.

Albicocca della Val Venosta

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Se l’albicocca furoreggia tra i dessert nella cucina tipica austriaca, è lecito aspettarsi che venga coltivata anche in Alto Adige. È proprio il caso della varietà made in Val Venosta altrimenti detta Vinschger Marille, minuscola produzione locale concentrata nel comune di Prato allo Stelvio e coltivata tra i 500 e 1000 metri di altitudine. L’albicocca, sotto l’egida dell’Arca del Gusto Slow Food, è una sfera gialla e grossa con sapore tendente all’acido. Viene usata soprattutto in confettura, oltre che per dolci tipici come strudel e Marillenknödeln.

Albicocca di Scillato

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In Italia ogni regione ha il suo piccolo angolo di paradiso in terra. Alla Sicilia tocca, tra gli altri, il Parco delle Madonie in provincia di Palermo, zona rigogliosa di frutteti e uliveti. Tra questi spicca l’albicocca di Scillato, Presidio Slow Food caratterizzato dal metodo di coltivazione tradizionale fatto a mano e senza trattamenti. Il frutto, raccolto tra fine maggio e inizio giugno, è piccolo e saporitissimo. Già ci immaginiamo leggendarie granite, gelati e sorbetti, ma a dirla tutta ci accontentiamo anche soltanto di un morso.

Albicocca di Don Silvestro

albicocche

Ventotene è un’isoletta dell’arcipelago pontino, al largo del litorale laziale. Un luogo incantevole lambito da acque cristalline, che viene reso ancora più interessante dalla rara albicocca di Don Silvestro coltivata soltanto qui. Il nome deriva dal primo proprietario della pianta, tale Silvestro Verde, e il frutto si distingue per il colore molto pallido, quasi bianco, e il sapore intenso. Anche la Don Silvestro è un prodotto dell’Arca del Gusto Slow Food.