di Olga Mascolo 27 Gennaio 2014
Cartelli anti bambini da Sirani

Bambini al ristorante: sì o no? Ci risiamo. In tempi in cui qualunque tema food genera una questione, non si tratta di una semplice domanda: definisce i criteri del politically correct. Sirani, la pizzeria gourmet di Bagnolo di Mella in provincia di Brescia dai prezzi stellari, troppo per lasciar sgambettare la prole dei clienti dopo una certa ora (pizze con gambero rosso di Sicilia marinato e misticanza a 36 euro), ha preso la sua decisione. Da 7 anni adotta la policy: no kids, facendolo sapere attraverso dei cartelli (forse indelicati, ma chiari): “Dopo le 21 i bambini non sono graditi”.

E ne paga le conseguenze nelle recensioni degli avventori, che su Tripadvisor commentano i cartelli negativamente, come Marilisa 2014 “se non volevano bambini dovevano aprire una gielleria non una pasticceria”. Oppure Tommynacho scrive “Razzismo verso i bimbi, arroganza e maleducazione”.

Da leggere anche le accuse di “razzismo” verso i più piccoli di Luca, bresciano senza figli, che, a parte il conto, definire infastidito dopo aver cenato con una coppia di amici da Sirani è un eufemismo.

La verità però è un’altra. Anche negli Stati Uniti, di recente, lo chef Grant Achatz di Alinea a Chicago è stato linciato su Twitter per aver chiesto:  “Ma la gente porterebbe un neonato a teatro? A un concerto? Odio dire di no, però…”.  Il succo del discorso è: ci sono posti per bambini e posti che non sono adatti ai bambini.

Sirani, l'ingressoSirani, la sala

In Italia, pur non valendo alcun divieto ufficiale, una clientela adulta è preferita da molti alberghi esclusivi, come l’hotel Mont Blanc in Valle d’Aosta, il Palazzo Hedone a Scicli, provincia di Ragusa, l’Antico Casale di San Gimignano o la Scalinatella di Capri. A costi più contenuti ci sono il Casale Belvedere in Toscana, l’hotel Stella Maris Levanto in Liguria, Il Capanno nelle Marche. Posti bellissimi, tutti con la postilla “no kids”.

Del resto, da sempre ci sono locali  notturni con la selezione all’ingresso: bisogna essere vestiti in un determinato modo, dimostrare di potere spendere tanti soldi,  un look adeguato, conoscere qualcuno. Addirittura, in alcuni locali gay vietano l’ingresso alle donne. In alcuni locali per lesbiche, non vogliono uomini. Si tratta di discriminazione, a ben vedere.

Oppure di semplici attenzioni nei confronti della clientela a cui il luogo è indirizzato.

[Crediti | Fanpage, Tripadvisor, Brescia Oggi | Immagini: Brescia Oggi, Sirani]