Cosa il ristorante della Guida Michelin preferito da tuo figlio dice di lui

Ieri sera seduta in un qualsiasi ristorante con stella Michelin, in una qualsiasi via milanese con la puzza sotto al naso, mi sono trovata di fronte un esemplare di bambino foodie.

Lo stupore si è impossessato di me, forse perché di fronte a Masterchef junior, prima vera uscita pubblica del bambino fissato col cibo, dapprima mi sono spaventata, poi mi sono auto rassicurata come facevo con mia madre e la storia dell’uomo nero che sarebbe venuto a prendermi non appena avessi messo piede fuori di casa di notte. Ho decretato insomma, che no, il bambino foodie come l’uomo nero, non esisteva.

Mi sbagliavo.

Ho avuto tutta la sera una piccola riproduzione mignon di un adulto che invece di mangiare assaggia e invece di bere degusta. Guancia paffuta, camicia tutta abbottonata, sguardo attento a partire dalla lettura concentrata del menu, discuteva animatamente con il padre prima e con il cameriere poi, sui piatti più interessanti del menù.

Le mie certezze sul fatto che il bimbo avesse tra gli 8 e i 10 anni, sono miseramente crollate quando l’ho sentito fare una analisi sensoriale alla cola che aveva appena ordinato. Il suo piccolo naso odoroso in punta di narice, pregustava l’assaggio, ad un certo punto mi pare di aver udito la parola “sentori” uscire dalla sue candide labbra.

All’arrivo dell’hamburger ordinato, ho visto un lampo di bambino goloso nei suoi occhi, scomparso quando ha inforcato le posate per mangiarlo. Patatine chips mangiate lente e inquisitorie, bocconi piccoli, quadernetto degli appunti di fianco a lui.

Avrei voluto precipitarmi a leggere i suoi appunti. Mi sono limitata a passare da stalker, non riuscivo a smettere di guardarlo.

Proprio qualche giorno fa un amico mi ha raccontato che la sua bambina, quando lui è in viaggio su e giù per l’Italia, invece dei giocattoli da autogrill, gli chiede di portare a casa qualche sfizio gourmet tipico del luogo che sta visitando: tortellini da Bologna, gianduiotti da Torino o una bella cassata siciliana.

Bambini al ristorante Daniel di New York

E’ stato molto divertente inoltre leggere le reazioni dei bambini portati dal New York Times nell’acclamato ristorante francese Daniel, dove lo chef star Daniel Boulud ha preparato per loro un menu con hamachi affumicato alla paprika, snapper giapponese croccante (sono due specie di pesci tropicali) e bistecca di wagyu (carne giapponese tenera e saporita). Mentre un regista da premio Oscar ne ricavava un video.

Ho cercato di immaginare allora l’evoluzione del bambino gastrofissato. Da grande si rimpinzerà di junk food perché da piccolo non l’ha potuto fare? O sarà una piccola enciclopedia che cammina, ricca di riferimenti culturali legati al cibo, che muove la sua mappa mentale a suon di presìdi Slow Food?

Voi gastrofissati incalliti potete correrci in soccorso, ci potete raccontare per esempio come i vostri bambini, ragazzi adolescenti si approcciano al cibo.

Se nutrono rancore nei vostri confronti perché gli fate mangiare la marmellata del mandarino tardivo di Ciaculli al posto della Nutella. O se a scuola durante l’intervallo o la ricreazione – si chiama ancora così? – barattano la fetta di pane al pomodoro che gli avete preparato, con la girella del vicino di banco?

Diteci, esistono i bambini foodie? Li conoscete? O sono un’invenzione della tv e io ieri sera ho incontrato al ristorante uno dei partecipanti della prossima edizione di Masterchef Junior?

[crediti | link: Dissapore, New York Times]

Cristina Scateni Cristina Scateni

3 Novembre 2014

commenti (30)

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  1. Avatar enzo ha detto:

    Mah! Secondo me ci si nasce, così. Mia figlia, che cercammo di svezzare con i soliti cibi da bambini, li rifiutò fermamente tutti, finchè mia moglie, disperata, non le fece provare una minestra di scampi. La mangiò, e ne voleva ancora. Mio figlio mangiò con entusiasmo la qualunque, ed è ancora un lavandino umano. La ragazza invece ha seri problemi con la mensa universitaria, e va ancora nutrita a squisitezze.

  2. Avatar Gius ha detto:

    Il mio di anni ne ha cinque e sin da quando ne aveva uno non c’è stato tappo che saltava senza che lui lo annusasse per dare il suo assenso. In tv predilige le trasmissioni di cucina e riconosce gli chef. Il suo preferito è Hiro, la sera prima di addormentarci, ci spariamo un paio delle sue puntate e le commentiamo assieme, mi chiede delle tecniche di cucina ed a volte non so rispondere e mi devo documentare.
    Nei ristoranti è abituato a stare buono ed attendere con pazienza che tutti terminino il pasto. Osserva, assaggia, commenta e fa amicizia col personale di sala, alcune volte è invitato ad entrare in cucina, con mia grande gioia, per incontrare lo chef. Quando telefono per riservare un tavolo in un ristorante dove siamo già stati molto spesso mi sento rispondere “ah …lei è il padre di Giulio!!!”.

  3. Avatar mari ha detto:

    qualche anno fa nel mio ristorante con stella Michelin ho visto un bambino di un anno e mezzo mangiare con gusto dei tortelli ripieni di lingua salmistrata in brodo di carne all’anice stellato. In generale, si ci sono bambini che apprezzano certe pietanze ricercate ma ovviamente, abituati da piccoli a frequentare certi ristoranti e soprattutto ad assaggiare e mangiare di tutto anche a casa.

  4. Avatar gio ha detto:

    mah con i bambini secondo me non si può mai dire… non sono come noi adulti, è difficile classificarli.

    Ad esempio, se a un bambino piace la pasta, probabilmente apprezzerà qualsiasi tipo di pasta proponga uno stellato. Perchè è pasta e perchè sicuramente è buona o cucinata in modo originale (e ci mancherebbe altro).
    Ma se a un bambino non piace il pesce o lo rifiuta per partito preso (sì perchè loro hanno anche i capricci da mettere in gioco) non lo mangerà nè a casa nè al ristorante.
    Quindi lo stesso bambino potrebbe comportarsi nello stesso stellato da gastrofighetto con la pasta e da ignorante con il pesce.

    E anche in cucina. L’interesse per cibo e ricette a volte è dettato unicamente da una voglia “creativa”, di pasticciare,maniopolare, o “affettiva”, di stare con la mamma o l’adulto in cucina, o “dimostrativa” del fatto di essere grandi, collaborativi, utili alla famiglia. Non è detto che sia sempre e solo interesse per il cibo.

    Insomma paralre di bambini gastrofighetti mi sembra fuori luogo e comunque la visione del bambino che prende appunti sul quadernetto mi ha messo una tristezza infinita.

    1. Avatar MAurizio ha detto:

      Forse è il fidanzato ideale della bimba dell’ultima pubblicità Lufthansa …

  5. Avatar Laura (un'altra) ha detto:

    I nostri gusti, in qualunque campo, sono formati da un mix di genetica e ambiente. Molto probabilmente chi nasce da genitori amanti della gastronomia oltre al DNA che predispone le papille verrà educato e stimolato ai piaceri della tavola che non significa prendere appunti sui sentori della cola, ma riconoscere e saper valutare quello che hai nel piatto. Se a casa hai apprezzato un buon hamburger con pane vero, carne e verdure scelte con un po’ di attenzione e salse di qualità e in quantità equilibrata, il mac donalds ti sembrerà una brutta imitazione di quello che deve essere un panino.
    Alcuni bambini subiscono il fascino di tovaglia, fila di posate e bicchieri scintillanti e susseguirsi di piatti e si godono la sacralità di un menù degustazione. Altri non si allontanano dalla pasta col pomodoro che a volte ci veniva proposta “per il bambino” che poi riceveva i complimenti per l’evidente curiosità e senso critico.
    E durante la settimana si pranza in mensa, sfiga, e si sopravvive lo stesso.

  6. Avatar paolo c. ha detto:

    @gio ; complimenti per il commento.Se mio figlio,mi chiedesse di portargli 1 etto di S.Daniele,invece di un gioco,il giorno dopo lo porterei dalla pediatra.

    1. Avatar MAurizio ha detto:

      Per fargli dare una ricetta ?

    2. Avatar indie pop ha detto:

      boh, i miei figli tra un gioco e uno/due etti di crudo si buttano sul crudo. è che c’hanno proprio la fame atavica. e io da piccolo non ero da meno, poi in quattro fratelli a tavola volavano certe sberle. mica tutti sono inappetenti, eh

  7. Avatar Paolo ha detto:

    Mah, non comnprendo questo affannarsi di giudizi su un evento che è descritto a grandi linee e i cui contorni non sono poi così chiari e ovvi.
    Io ho sempre visto con grande sorpresa le cose che i cuccioli d’uomo/donna sanno fare, pensando talvolta “ma io… alla sua età al massimo le biglie!” sono capace di stupirmi, sono capace di chiedermi se quello che vedo è davvero ciò che immagino.
    Un bimbo prende appunti, e allora? Io, mentre sbadigliavo come un ippopotamo ad una mostra (sono uno zotico senza pari, lo sapete) ho visto mia figlia estrarre il suo registratore mp3, registrare un’ora di spiegazioni della guida, e al rientro in auto riascoltare tutto; e parlo di mostra a Palazzo Te, comprensivo della esposizione del Cristo del Mantegna.
    Dovevo ricoverarla dicendo “a sette anni devi imparare come si truccano le veline, non puoi avere afflati culturali, non puoi esprimere meraviglia&stupore davanti alle architetture di Giulio Romano”? O dovevo temere l’intervento del tribunale minorile per evidente pazzia dei genitori e insana influenza sulla minore?
    Suvvia, a volte sono meglio di noi, sanno stupirci in maniera e in misura inattesa, e ringrazio il cielo ogni volta che ancora lo vedo in ogni cucciolo d’uomo/donna.

  8. Visto che bazzico un po’ nella Televisione e in qualcosa del Cinema qualcosa nei bambini ho notato. Alcuni hanno una naturalezza espressiva meglio di molti attori ed e’ per questo che stupiscono quando li vediamo all’opera. Generalmente apprezzano il cestino della troupe che per inciso fa schifo,se nei paraggi dove si gira c’e’ il Mac, chiedono di essere portati li. Mai visto nessun enfant prodige in un ristorante stellato,ammetto comunque di non frequentarli.Se uno di questi chiede di essere portato in uno di quei ristoranti il produttore pur di non portarlo elimina il ragazzo dalla sceneggiatura.

  9. Avatar Gregorio ha detto:

    Mah, io credo che la stragrande maggioranza dei bambini, a partire dalla tetta della loro mamma, preferisca in assoluto quello che, possibilmente ogni giorno, i suoi genitori cucinano per lui. Il resto sono eccezioni che, posso comprendere, fanno notizia.